Perché le aste al doppio ribasso sono ancora lecite

ASTE DOPPIO RIBASSO

In Italia sono vietate ma basta organizzarle in un altro paese europeo e il gioco è fatto. Produttori e parte della politica chiedono un “divieto Ue”. Intanto però ne fanno le spese gli agricoltori e la sicurezza alimentare

L’ultima asta digitale al massimo ribasso è avvenuta il 30 giugno scorso come hanno documentato su Internazionale Stefano Liberti e Fabio Ciconte: alcuni dei principali trasformatori italiani di pomodoro si sono collegati per partecipare a una procedura d’asta che ha messo sul piatto 8,5 milioni di confezioni tra passate, pelati, polpe e concentrati, per un totale di circa 15mila tonnellate di prodotto. A organizzarla è stata Constellation, una centrale europea d’acquisto che agisce per conto di sei grandi gruppi della distribuzione alimentare – tra cui la britannica Brakes, la tedesca Chefs Culinar e l’italiana Marr.

Nonostante questo tipo di pratica commerciale èsia vietata in Italia dal 2021, le istruzioni fornite ai partecipanti, secondo quanto riportano gli autori, indicano chiaramente che l’offerta più bassa sarà “significativamente favorita”. Un partecipante rimasto anonimo racconta come in quei minuti il prezzo diventi l’unico pensiero, a scapito di qualità e costi di produzione: alla fine, secondo la sua testimonianza, alcuni lotti sarebbero stati assegnati con ribassi fino al 20% rispetto al prezzo di partenza.

Sulla vicenda denunciata da Liberti e Ciconte il Pd all’Europarlamento con i deputati Stefano Bonaccini, Camilla Laureti e Dario Nardella hanno presentato un’interrogazione: “Le aste elettroniche a doppio ribasso continuano a rappresentare una minaccia concreta per il reddito degli agricoltori, la qualità dei prodotti, la sostenibilità ambientale e sociale delle filiere agroalimentari. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione urgente alla Commissione europea chiedendo un divieto chiaro e uniforme a livello europeo“.

Senza un divieto comunitario infatti la legge italiana (decreto legislativo n. 198 del 2021) è facilmente raggirabile e dunque anche l’ortofrutta tricolore può essere acquistata dalle grandi piattaforme a prezzi stracciati, a seguito di rilanci al ribasso.

Anicav, l’Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali, condivide la denuncia degli eurodeputati del Pd: “Non è più rinviabile –  si legge in una nota dell’associazione di categoria aderente a Confindustria – l’introduzione di una disciplina uniforme a livello europeo. In Italia, anche grazie all’interessamento dell’Anicav e alla sensibilità dimostrata nel tempo dai governi che si sono succeduti, le aste elettroniche al doppio ribasso sono già vietate. L’assenza di un analogo divieto negli altri paesi dell’Unione, tuttavia, rischia di vanificare le tutele previste dal nostro ordinamento, dal momento che gli effetti di procedure organizzate su scala europea finiscono inevitabilmente per ripercuotersi anche sull’industria italiana”.

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Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav ha dichiarato: “Il comparto sta già affrontando fortissime pressioni legate all’aumento esponenziale dei costi di produzione senza voler considerare che l’industria italiana, da sempre, riconosce ai produttori agricoli, un prezzo del pomodoro che è il più alto al mondo. In un contesto tanto delicato, pratiche commerciali basate esclusivamente sulla continua compressione dei prezzi rischiano di stritolare l’intera filiera a partire dall’industria, che rappresenta, al pari del mondo agricolo, l’anello debole della filiera”.