Pacchi low cost, da oggi scatta la tassa da 3 euro

Da oggi, 1° luglio, scatta la tassa da 3 euro sui pacchi del valore inferiore a 150 euro che provengono da paesi extra Ue. Il pensiero va subito alle grandi piattaforme di e-commerce come Temu, Shein e AliExpress da cui provengono la maggior parte delle spedizioni di questo tipo

Da oggi, 1° luglio, i pacchi provenienti da paesi non Ue costeranno di più. Finisce, infatti, il regime di esenzione per le spedizioni sotto i 150 euro e si applica una tassa di 3 euro ai pacchi provenienti da Paesi extra Ue (il pensiero va subito alle grandi piattaforme di e-commerce come Temu, Shein e AliExpress). A questa si sarebbe dovuto aggiungere un ulteriore balzello da due euro previsto dalla nostra legge di Bilancio. Ma il governo ha deciso di farlo slittare ad ottobre.

Frenare il boom dei pacchi low cost dalla Cina

L’obiettivo della Commissione europea è quello di mettere un freno all’enorme flusso di spedizioni a basso costo che ogni giorno entra nel mercato europeo, riequilibrando la concorrenza con i commercianti europei e rafforzando i controlli sulla sicurezza dei prodotti. I numeri parlano da soli: nel solo 2025 nell’Unione europea sono arrivati circa 5,9 miliardi di pacchi con un valore dichiarato inferiore a 150 euro. Si tratta del 97% di tutte le spedizioni importate, ma rappresentano appena il 2% del valore complessivo delle importazioni.
È questo il paradosso che ha spinto la Commissione europea a rivedere le regole: un numero enorme di spedizioni, quasi tutte di valore molto basso, provenienti in larga parte dalla Cina, che fino a oggi hanno beneficiato dell’esenzione dai dazi doganali prevista per gli acquisti inferiori ai 150 euro. Secondo Bruxelles, questo sistema ha favorito una crescita esplosiva dell’e-commerce extraeuropeo, mettendo sotto pressione le autorità doganali e creando condizioni di concorrenza non sempre eque nei confronti delle imprese europee.

Cosa cambia dal 1° luglio

La novità principale è l’introduzione di una tassa doganale di 3 euro sui pacchi di basso valore e il superamento della soglia “de minimis” dei 150 euro, che finora garantiva l’esenzione dai dazi.
Il nuovo sistema si basa sui codici doganali degli articoli contenuti nella spedizione.

In pratica:

  • un pacco contenente cinque maglioni identici, classificati con lo stesso codice doganale, sconterà un’unica tassa di 3 euro;
  • un pacco con due prodotti appartenenti a categorie diverse, ad esempio una maglietta e un paio di scarpe, potrà comportare un costo di 6 euro, perché verranno applicate due distinte voci doganali.

L’obiettivo è rendere più accurata la classificazione delle merci e limitare eventuali pratiche elusive nelle dichiarazioni doganali.
Oltre agli aspetti fiscali, la Commissione europea punta a rafforzare i controlli sui prodotti importati. Negli ultimi anni numerosi test effettuati dalle autorità europee e dalle associazioni dei consumatori hanno evidenziato la presenza, soprattutto tra i prodotti venduti sulle grandi piattaforme online, di articoli non conformi agli standard europei, con problemi legati alla sicurezza, alla presenza di sostanze chimiche vietate o alla qualità dei materiali. L’enorme quantità di spedizioni rende inoltre molto difficile effettuare controlli efficaci alle frontiere.

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Il rinvio a ottobre della tassa italiana da 2 euro

Sempre dal 1° luglio sarebbe dovuto scattare un ulteriore contributo nazionale del valore di due euro per ogni pacco al di sotto dei 150 euro di valore. La tassa, prevista dalla legge di Bilancio per coprire i costi amministrativi delle operazioni doganali, è stata rinviata di tre mesi, al 1° ottobre. La proroga è contenuta nel nuovo decreto Infrastrutture approvato qualche giorno fa dal Consiglio dei ministri.
Per i consumatori italiani, quindi, almeno fino all’autunno non scatterà il contributo nazionale aggiuntivo, mentre resteranno valide le nuove regole europee sulle importazioni dei pacchi di basso valore.

Chi rischia di pagare il conto

Resta da capire quanto di questi nuovi costi verrà effettivamente trasferito ai consumatori. Le grandi piattaforme potrebbero decidere di assorbire almeno una parte delle nuove spese per mantenere competitivi i propri prezzi, ma è probabile che almeno una quota venga progressivamente incorporata nel prezzo finale degli acquisti. Dopo anni di shopping online caratterizzato da spedizioni quasi sempre gratuite e prezzi estremamente bassi, il nuovo sistema segnerà comunque un cambio di paradigma e si dovrebbe andare verso una maggiore tutela dei consumatori, sicurezza dei prodotti e rispetto per l’ambiente.