Additivi, alert di FDA sul Bht presente in chewing-gum, biscotti e cereali

La Food and Drug Administration chiede una rivalutazione del butilidrossitoluene (Bht), antiossidante presente in tanti cibi ultraprocessati, dai biscotti alla pizza surgelata, e dell’azodicarbonammide (Ada), sbiancante per le farine (vietato nell’Ue)

Il nuovo nemico degli Stati Uniti sono gli additivi chimici molto usati negli alimenti industriali. La Food and Drug Administration punta il dito contro due sostanze molto utilizzate: il butilidrossitoluene (Bht), antiossidante presente in tanti cibi ultraprocessati, dai biscotti alla pizza surgelata, per evitare l’irrancidimento di grassi e oli, e l’azodicarbonammide (Ada), agente sbiancante per le farine. L’agenzia americana ha avviato una rivalutazione della sicurezza di queste sostanze, annunciando al contempo un rafforzamento del programma di controllo delle sostanze, anche di quelle autorizzate da anni, utilizzate nell’industria alimentare.

La FDA chiede controlli continui anche dopo autorizzazione

Il cuore della novità è la creazione di un programma strutturato di rivalutazione post-commercializzazione degli additivi alimentari. In pratica, la FDA non si limiterà più a valutare la sicurezza di una sostanza solo al momento dell’autorizzazione, ma introdurrà un sistema permanente di monitoraggio e revisione. L’obiettivo dichiarato è individuare rapidamente eventuali nuovi rischi legati all’esposizione ai composti chimici presenti negli alimenti, alla luce delle più recenti conoscenze scientifiche.

“Gli americani vogliono che la FDA riesamini alcuni additivi chimici diventati ormai molto diffusi nella nostra catena alimentare – ha dichiarato Marty Makary – Stabilendo un quadro completo e basato sulla scienza per la revisione di sostanze come Bht e Ada, garantiamo il rigoroso controllo che i cittadini si aspettano”.

Sotto osservazione Bht e Ada

Le prime due sostanze finite sotto la lente dell’agenzia sono il Bht e l’Ada, additivi largamente utilizzati dall’industria alimentare. Il Bht (butilidrossitoluene), indicato anche con la sigla E321 è un antiossidante sintetico impiegato per evitare l’irrancidimento di grassi e oli. Si trova in numerosi prodotti ultraprocessati, tra cui:

  • cereali da colazione,
  • biscotti,
  • chewing gum,
  • pizze surgelate,
  • piatti pronti congelati,
  • preparati per dolci,
  • prodotti a base di carne.

L’azodicarbonammide (Ada), invece, viene utilizzata come agente sbiancante nelle farine e come miglioratore degli impasti nella panificazione. È impiegata anche nella produzione di materiali destinati al contatto con gli alimenti. Negli anni ha suscitato numerose polemiche internazionali. In Europa il suo utilizzo come additivo alimentare non è autorizzato, mentre negli Stati Uniti continua a essere consentito entro determinati limiti.
L’agenzia americana ha aperto una consultazione pubblica sui due additivi. Produttori, ricercatori, associazioni e consumatori potranno inviare dati e osservazioni fino al 13 luglio 2026.

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Due nuovi strumenti per valutare i rischi

Per guidare il nuovo sistema di controllo, la FDA ha pubblicato due documenti strategici. Il primo definisce il processo con cui l’agenzia raccoglierà e analizzerà i segnali relativi a possibili rischi per la salute associati alle sostanze chimiche presenti negli alimenti. Verranno monitorati dati scientifici, livelli di esposizione e possibili effetti tossicologici per decidere quali sostanze sottoporre a revisione prioritaria.
Il secondo documento introduce invece uno strumento di classificazione delle sostanze basato sul potenziale rischio per la salute pubblica. La FDA ha spiegato di aver semplificato il sistema di valutazione dopo le osservazioni ricevute da ricercatori, associazioni e cittadini. Secondo Kyle Diamantas, il nuovo programma punta a offrire “un approccio sistematico e trasparente” per garantire che gli additivi presenti negli alimenti restino sicuri anche quando emergono nuove evidenze scientifiche.

Il nodo degli additivi negli alimenti ultraprocessati

L’iniziativa della FDA riporta al centro il dibattito sugli additivi impiegati nei prodotti ultraprocessati, sempre più presenti nelle diete occidentali. Negli ultimi anni numerosi studi hanno acceso i riflettori sugli effetti cumulativi dell’esposizione quotidiana a miscele di additivi, conservanti, emulsionanti e sostanze utilizzate nei processi industriali. Molti composti autorizzati decenni fa vengono oggi riesaminati alla luce di nuove conoscenze scientifiche su interferenze endocrine, microbiota intestinale, infiammazione e possibili effetti a lungo termine.