Test sui contenitori in plastica: nessun rilascio di ftalati e bisfenoli in microonde

Un test svizzero su contenitori di plastica acquistati da Ikea, Coop, Aldi e Migros non ha rilevato rilascio di ftalati o bisfenoli nel microonde, ma restano dubbi sulla cessione di microplastiche

Un test condotto in Svizzera dal mensile dei consumatori K-Tipp ridimensiona uno dei timori più diffusi nelle cucine di casa: il rischio che i contenitori di plastica rilascino sostanze nocive quando vengono utilizzati per riscaldare il cibo nel microonde.

La rivista ha fatto analizzare in laboratorio dodici contenitori per alimenti acquistati

L’indicazione che un contenitore è adatto al microonde appare spesso con il simbolo delle onde, in qualche caso anche con la potenza massima che può essere utilizzata in riscaldamento

nella grande distribuzione elvetica e con l’indicazione adatto al microonde, tra cui prodotti venduti da Ikea delle linee Pruta e Ikea 365+, Coop Svizzera, Aldi (Crofton) e Migros. Nel test figuravano anche marchi come Emsa e Rotho.

Nessuna migrazione di ftalati o bisfenoli

Gli esperti hanno cercato un totale di 36 sostanze potenzialmente problematiche, in particolare plastificanti (ftalati) e bisfenoli, composti spesso associati a effetti sul sistema endocrino e sulla fertilità.

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Il risultato è stato rassicurante: dopo il riscaldamento nel microonde non sono state rilevate quantità misurabili di queste sostanze nel cibo contenuto nelle scatole.

Per rendere il test il più realistico possibile, il laboratorio non ha utilizzato soltanto simulanti standard a base di acqua, aceto o alcol, come previsto dalle procedure europee, ma ha

Tutti i prodotti analizzati erano realizzati in polipropilene, uno dei materiali più utilizzati per i contenitori alimentari destinati al microonde. Si tratta della plastica identificata dal codice “05” all’interno del simbolo triangolare stampato sul fondo dei recipienti

riempito ogni contenitore con salsa pronta al pomodoro. I campioni sono stati poi riscaldati per tre minuti a 600 watt.

Secondo il laboratorio, nessuno dei contenitori in polipropilene ha rilasciato ftalati. Anche i bisfenoli A e F, sostanze finite negli anni sotto osservazione per i possibili effetti sulla salute, non sono stati trovati.

Un plastificante trovato nella salsa prima del test

L’unica sorpresa emersa durante le analisi riguarda la salsa di pomodoro utilizzata per le prove. Prima ancora del riscaldamento, il laboratorio ha rilevato tracce di ATBC (acetyltributyl citrate), un plastificante autorizzato per il contatto alimentare.

Secondo gli esperti, la sostanza proveniva probabilmente dalla guarnizione del tappo del barattolo di vetro della salsa ed era migrata nel prodotto durante la conservazione.

L’ATBC è considerato meno problematico rispetto agli ftalati tradizionali, anche se studi recenti citati dal magazine svizzero suggeriscono possibili effetti sulla funzionalità intestinale nel lungo periodo.

Curiosamente, durante il riscaldamento nel microonde la concentrazione di questo composto è diminuita sensibilmente: il laboratorio ipotizza che parte della sostanza evapori quando il contenitore viene scaldato senza coperchio.

Il nodo resta quello delle microplastiche

Il test svizzero non affrontava però il tema del rilascio di micro e nanoplastiche, che resta uno dei principali interrogativi legati all’uso della plastica in cucina.

K-Tipp ricorda infatti uno studio dell’Università del Nebraska del 2023, secondo cui caldo e freddo rendono gradualmente più fragile la plastica, favorendo il rilascio di minuscole particelle soprattutto durante il riscaldamento nel microonde.

Per questo motivo, pur promuovendo i contenitori dal punto di vista della migrazione chimica, gli esperti continuano a considerare il vetro la soluzioni preferibile in microonde.