Ancora glifosato nelle nostre acque: la verità nelle analisi Ispra

Tra le sostanze che continuano a comparire nelle analisi dell’Ispra sulla qualità delle acque italiane c’è ancora il glifosato, l’erbicida più utilizzato al mondo, insieme al suo metabolita Ampa

Le acque del nostro paese sono più controllate, ma continuano a registrare un inquinamento diffuso, soprattutto di origine agricola. E tra le sostanze che continuano a comparire nelle analisi c’è ancora lui: il glifosato, l’erbicida più utilizzato al mondo, insieme al suo metabolita Ampa. È la fotografia in chiaroscuro scattata dal nuovo rapporto Ispra sullo stato delle acque in Italia.

Metà delle acque inquinate da fertilizzanti e pesticidi

I numeri fotografano una situazione lontana dagli obiettivi europei:

  • solo il 43,6% delle acque superficiali raggiunge uno stato ecologico buono
  • circa il 50% soffre di inquinamento chimico
  • oltre il 40% è compromesso da nutrienti

Le acque sotterranee vanno meglio, ma non abbastanza: il 30% non è ancora in buono stato chimico.

Il rapporto è chiaro: l’agricoltura è la pressione antropica dominante. Coinvolge oltre la metà dei corpi idrici superficiali e incide su fiumi (42%) e in modo ancora più marcato sulle acque di transizione (69%). 

Il problema non è solo quantitativo, ma qualitativo: fertilizzanti e pesticidi si disperdono nell’ambiente e finiscono nei corsi d’acqua e nelle falde.

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Glifosato: una presenza invisibile ma ancora diffusa

Tra le sostanze più critiche segnalate dal rapporto compaiono esplicitamente il glifosato e il suo principale metabolita (Ampa) oltre ad altri prodotti fitosanitari. Non si tratta di tracce occasionali: la loro presenza è diffusa soprattutto nelle aree a maggiore intensità agricola. Questo conferma un dato noto ma spesso sottovalutato:
nonostante le restrizioni e il dibattito europeo, il glifosato continua a essere ampiamente utilizzato e a raggiungere le acque.

A differenza degli scarichi industriali puntuali, quello agricolo è un inquinamento diffuso e difficile da controllare poiché non proviene da un singolo punto, si accumula nel tempo e segue il ciclo dell’acqua, arrivando anche lontano dalle aree di utilizzo. Il risultato è una contaminazione “di fondo”, continua, che rende più difficile il raggiungimento degli obiettivi ambientali.

Non solo chimica: il problema dell’acqua che manca

Accanto alla qualità, c’è poi la quantità. Il rapporto evidenzia che nel 75% dei casi di falde in sofferenza, il problema è il sovrasfruttamento e i prelievi agricoli giocano un ruolo centrale. In un contesto di cambiamenti climatici e siccità sempre più frequenti, l’uso intensivo per irrigazione diventa un fattore critico.

Un aspetto positivo è il miglioramento del monitoraggio: diminuiscono i corpi idrici “sconosciuti” e aumenta la capacità di analisi. Ma il quadro resta problematico perché:

  • le pressioni non diminuiscono in modo significativo
  • l’inquinamento agricolo continua a essere dominante
  • le sostanze chimiche persistono nel tempo

La sfida: cambiare modello agricolo

Il messaggio del rapporto è chiaro: senza un cambio di passo, gli obiettivi al 2027 rischiano di restare lontani.

Le priorità indicate sono:

  • ridurre pesticidi e fertilizzanti
  • migliorare l’efficienza irrigua
  • integrare politiche agricole e ambientali

In questo scenario, il glifosato diventa un simbolo: non è solo una sostanza, ma il segnale di un modello produttivo ancora fortemente dipendente dalla chimica.

Le prospettive al 2027 indicano un possibile miglioramento nel raggiungimento degli obiettivi di qualità, ma la traiettoria dipenderà dalla capacità di accelerare l’attuazione delle misure. In questo quadro, l’agricoltura si trova al centro di una doppia responsabilità: da un lato come fonte di pressione, dall’altro come protagonista del cambiamento. Promuovere modelli produttivi più sostenibili, ridurre l’impatto degli input chimici e migliorare l’efficienza nell’uso della risorsa idrica rappresentano passaggi chiave per garantire un equilibrio duraturo tra produzione agricola, tutela ambientale e resilienza dei territori.