
Secondo un rapporto di ClientEarth e EEB, i ritardi di Bruxelles nei controlli e divieti di sostante tossiche, Pfas e composti nocivi avrebbero comportato fino a 100.000 tonnellate aggiuntive di inquinamento chimico
Composti nocivi nei pannolini per bambini, sostanze chimiche “eterne” come i Pfas nei prodotti di uso quotidiano e altre sostanze pericolose che riempiono le nostre case. Nonostante gli annunci ambiziosi, la strategia dell’Unione europea per ridurre l’esposizione dei consumatori a queste sostanze è in estremo ritardo. A denunciarlo è un nuovo rapporto elaborato da alcune organizzazioni ambientaliste, secondo cui i ritardi nei controlli e nelle restrizioni di queste sostante avrebbero già comportato fino a 100.000 tonnellate aggiuntive di inquinamento chimico. Una cifra che gli esperti definiscono il risultato di una “persistente inerzia amministrativa”.
Tra le sostanze coinvolte figurano composti particolarmente critici:
- piombo nelle munizioni, associato a danni renali nei cacciatori e contaminazione ambientale;
- sostanze presenti nei prodotti per l’infanzia, collegate a possibili effetti cancerogeni e mutageni;
- fertilizzanti e ritardanti di fiamma con potenziale cancerogeno o capacità di accumulo nell’ambiente.
Ritardi fino a 4 anni
Nel 2022 la Commissione europea aveva presentato una “tabella di marcia per introdurre le restrizioni” su sostanze chimiche pericolose. L’obiettivo era eliminare progressivamente gruppi di sostanze pericolose dai prodotti di consumo, attraverso divieti generalizzati e poche eccezioni. Tuttavia, a quattro anni di distanza, il bilancio appare ben diverso dalle attese. Secondo la verifica condotta da ClientEarth e dallo European Environmental Bureau, su 22 gruppi di sostanze chimiche pericolose:
- per 7 non è ancora stato avviato alcun processo regolatorio;
- altri 7 risultano di fatto “congelati”.
Due delle 14 restrizioni, quella universale sui Pfas e quella sui bisfenoli dannosi per l’ambiente, non hanno ancora raggiunto la fase di parere finale dell’Echa, quindi i ritardi non possono essere calcolati allo stesso modo delle altre. La restrizione delle sostanze nei pannolini per bambini è stata purtroppo interrotta.
Il Gruppo 1 comprende 8 voci, sei delle quali sono ancora in attesa dell’avvio della regolamentazione che, secondo la roadmap, sarebbe dovuta avvenire entro il 2023. Solo per i ritardanti di fiamma, la Commissione ha iniziato la regolamentazione nel 2026, superando di diversi anni la tempistica prevista dalla roadmap. Il dossier relativo alle sostanze cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione (CMR) negli articoli per l’infanzia, è l’unico di questo gruppo in cui la Commissione ha rispettato la tempistica. Tale restrizione si trova ora alla fase 4, probabilmente anche grazie alla procedura accelerata a cui è soggetta, dato l’elevato livello di rischio delle sostanze. Ad oggi, la Commissione ha bloccato la finalizzazione per 29 mesi.
Le 7 restrizioni già in corso di valutazione non facevano parte della roadmap, perché avevano già superato la fase dei pareri dell’Echa al momento della sua pubblicazione.
Se si guarda al tempo impiegato dalla Commissione per elaborare una proposta, nonostante queste sostanze fossero state già proposte per la restrizione molti anni fa, due dossier sono ancora in attesa di una decisione da parte della Commissione europea. La restrizione delle sostanze sensibilizzanti cutanee, irritanti e/o corrosive presenti in articoli in tessuto, pelle, cuoio e pellicce è bloccata da oltre 5 anni all’interno della Commissione. Anche la restrizione della calciocianammide è in attesa da 4,5 anni. Da quando la Commissione ha pubblicato la sua prima proposta di restrizione per la calciocianammide, è passato un ulteriore anno senza aggiornamenti.
Dei cinque restanti dossier che erano stati avviati, solo tre si sono tradotti in restrizioni, mentre gli altri due (PFHxS e il dossier su cobalto e suoi sali) sono stati trasferiti a un diverso percorso normativo e, di conseguenza, il processo di restrizione è stato interrotto.
Il nodo dei Pfas e dei prodotti quotidiani
Tra i casi più rilevanti anche i Pfas, le cosiddette “sostanze chimiche eterne”, già al centro di numerose inchieste per la loro persistenza nell’ambiente e negli organismi viventi. Alcune restrizioni sono state approvate, come il divieto nei sistemi antincendio, ma molte altre restano in sospeso. Particolarmente significativo è il fatto che alcune di queste sostanze siano presenti in prodotti di uso quotidiano, compresi articoli per l’infanzia e materiali a contatto con i consumatori.
“Inerzia amministrativa” che rallenta la tutela dei consumatori
Secondo gli autori del rapporto, i ritardi non sarebbero giustificati da motivi tecnici, ma da una mancanza di volontà politica. Hélène Duguy, avvocata di ClientEarth, parla di un quadro “molto preoccupante”, sottolineando come la roadmap rischi di trasformarsi in uno strumento senza reale capacità di indirizzo. Anche altri esperti indipendenti confermano lo stallo decisionale: molte valutazioni scientifiche sono già concluse, ma le decisioni politiche non arrivano.
L’Unione europea è considerata tra le aree più avanzate al mondo nella regolamentazione delle sostanze chimiche. Tuttavia, proprio il sistema di aggiornamento delle restrizioni appare oggi come il principale collo di bottiglia. Le organizzazioni ambientaliste criticano inoltre l’approccio normativo tradizionale, che vieta singole sostanze permettendo però all’industria di sostituirle con varianti simili, mantenendo invariati i rischi.
Contattata, la Commissione europea non ha fornito commenti. In alcuni casi, le sostanze inizialmente inserite nella roadmap sono state rimosse o dirottate su altri percorsi normativi. In altri, invece, le scadenze sono state semplicemente rinviate senza spiegazioni. Per gli autori del rapporto, il sistema rischia di perdere efficacia. “Il piano non ha più davvero una funzione di pianificazione”, conclude Hélène Duguy. “È diventato lo specchio dell’inefficienza e della mancanza di azione della Commissione europea”.









