Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è? Test su 17 capsule

CAFFÈ ESPRESSO CAPSULE

Il test di copertina è dedicato alle capsule espresso, presenti in quasi tutte le case. Ne abbiamo portate in laboratorio 17 dei marchi più diffusi sul mercato. Le nostre prove su pesticidi, acrilammide e la valutazione del gusto

 

Non basta l’impennata dei prezzi del caffè a spingere gli italiani a rinunciare al piacere della tazzina che resta un’abitudine quotidiana all’interno di tutte le case. Lo dimostrano i dati sugli acquisti che nel 2025 hanno visto oltre 22,6 milioni di famiglie comprare caffè, con una spesa che è passata da 59,50 euro annui nel 2021 a 81,83 euro nel 2025.

CAFFÈ
Nel numero in edicola (e in digitale QUI) il test su 17 capsule di caffè espresso, analizzate in laboratorio

Sebbene gli italiani amino l’espresso bevuto al bar, negli ultimi anni si sono diffuse sempre di più le capsule che portano la tazzina dal bancone alla nostra cucina. Simbolo di gusto e praticità, il caffè in capsule è cresciuto in modo esponenziale arrivando a una penetrazione del mercato del 49,4%: praticamente una famiglia su due le acquista, per un totale di 3 miliardi di pezzi l’anno. Un successo enorme, che pure lascia in molti qualche dubbio su cosa porti con sé una materia prima che arriva da molto lontano e che per di più è a stretto contatto con capsule in plastica o in alluminio.

È per fare un po’ di chiarezza che abbiamo portato in laboratorio 17 formulazioni dei marchi più diffusi sul mercato, per analizzarne i residui di pesticidi e il livello di acrilammide che si sviluppa durante il processo di tostatura.

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L’elenco delle capsule analizzate

Borbone Miscela Decisa, Conad Espresso Forte, Coop Gusto Intenso, Esselunga Intenso, Eurospin Jerez Espresso, Illy Intenso Bold Roast, Kimbo Intenso Napoletano, Lavazza Crema e Gusto, Lavazza Qualità Oro, Lidl Bellarom Intenso Espresso, L’Or Barista Espresso, Nespresso Ispirazione Italiana Napoli, Nespresso Volluto, Starbucks Blonde Espresso Roast, Starbucks Ristretto Shot, Todis Scirocco Caffè Intenso, Vergnano Napoli

Sul primo fronte, quella della chimica sparsa in campo, è interessante notare che tutte le capsule analizzate contengono residui di pesticidi, anche se al di sotto dei limiti di legge. Un dato che ci ha colpito riguarda il fatto che abbiamo trovato praticamente le stesse sostanze ovunque e in quantità molto simili. Un’omogeneità che solleva interrogativi sulla filiera produttiva e sulle pratiche agricole, più che sulla singola marca. Il tema quindi non è quale capsula scegliere, almeno da questo punto di vista, ma come fare a ridurre l’esposizione a sostanze che sono presenti in tutti i caffè, considerando il consumo quotidiano che ne facciamo.

Discorso diverso per l’acrilammide, contaminante potenzialmente cancerogeno che si forma durante la tostatura dei chicchi di caffè. Nei campioni analizzati, i valori oscillano tra i 100 e i 250 microgrammi per chilo: anche in questo caso siamo al di sotto della soglia indicativa europea di 400 microgrammi, ma le differenze tra i vari marchi mostrano come ci siano casi in cui la presenza del contaminante di processo è stata ridotta e dunque sia possibile farlo con le opportune misure.
Abbiamo, inoltre, considerato la facilità dello smaltimento, soprattutto considerando che a breve cambiano le regole del gioco. Dal 12 agosto, infatti, con l’entrata in vigore del Regolamento europeo 2025/40, ogni singola capsula sarà equiparata a un imballaggio e questo comporta che, essendo un prodotto monouso, non potremo più conferirlo nell’indifferenziata, ma bisognerà seguire le indicazioni che ogni produttore dovrà obbligatoriamente scrivere sulla confezione. Facile immaginare che in molti rovesceranno sul consumatore l’improbabile compito di svuotare la capsula dal caffè esausto per destinarla alla plastica.
Ma come osservava Nino Manfredi in una fortunata pubblicità di Lavazza di fine anni 70, “Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è?”. E dunque per avere un quadro più completo possibile abbiamo effettuato una prova di assaggio, con analisi organolettica condotta da un panel di quattro esperti assaggiatori. E qui i giudizi hanno davvero fatto la differenza: dall’eccellente meritato da un caffè che ha mostrato un aroma complesso di fiori bianchi, biscotto alla mandorla, carruba e pepe bianco, all’estremo opposto dello scarso, ottenuto da un prodotto dove non si è formato neanche un piccolo strato di crema

Le nostre analisi

Per il test abbiamo scelto 17 capsule di 14 marchi tra i più diffusi sul mercato: dai famosi Lavazza e Illy, ai brand della grande distribuzione, come Conad e Coop, passando per le multinazionali Nespresso e Starbucks. Abbiamo selezionato le capsule più intense, ovvero quelle che sulla confezione hanno l’indicazione di un numero elevato su una scala che generalmente va da 0 a 13 (in alcuni casi da 0 a 5). Per Lavazza, Nespresso e Starbucks abbiamo incluso anche una variante meno intensa, per analizzarne la differenza di acrilammide, oltre che di gusto. A proposito di gusto, un panel di esperti ha valutato le nostre capsule con una prova di assaggio blind, durante la quale è stato attribuito un voto a una serie di voci che comprendono: aroma, corpo, dolcezza, amarezza, acidità, armonia, complessità e versatilità. Infine, abbiamo valutato anche la presenza di indicazioni e la praticità nello smaltimento delle capsule, in vista dell’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, che da agosto obbliga tutti i produttori a fornire informazioni ad hoc.

Pesticidi

In tutte le capsule abbiamo trovato gli stessi pesticidi, in quantità molto simili. Si tratta di due sostanze: il 2-phenylphenol, utilizzato come battericida e conservante nell’agricoltura e in alcuni prodotti per la cura personale. È irritante per la pelle, gli occhi e le vie respiratorie ed è tossico per gli organismi acquatici. La seconda sostanza onnipresente è l’Amitraz, un acaricida utilizzato in agricoltura, considerato moderatamente tossico. Si decompone in diversi metaboliti che sono stati identificati come attivi nel sistema nervoso e in grado di causare stress ossidativo; secondo alcuni studi quelli contenenti la porzione 2,4-dimetilanilina mantengono una certa attività biologica e tossicità. Infine, 10 campioni su 17 hanno ricevuto una penalità in più per la presenza di una traccia (inferiore al limite di quantificazione pari a 0,005 mg/kg) di clothianidin, pesticida appartenente alla famiglia dei neonicotinoidi, potenti insetticidi di cui è stata ampiamente provata la nocività nei confronti delle api (dal 2018 è vietato nella Ue per uso esterno, riservandone l’impiego alle serre). Lavazza Qualità Oro è l’unico che contiene due tracce di pesticidi oltre a quelle quantificabili.

Acrilammide

L’acrilammide è un contaminante di processo che si sviluppa, attraverso la famosa “reazione di Maillard”, quando cibi ricchi di amido e zuccheri vengono cotti a temperature superiori ai 120 gradi, in condizioni di bassa umidità. Attualmente la sostanza è inserita nel gruppo 2A come “probabile cancerogeno per l’uomo” ma si sta valutando di “promuoverla a cancerogeno certo” (Gruppo 1) alla luce di recenti studi che hanno mostrato un’associazione con tumori al seno, al rene, all’endometrio e all’ovaio. Nonostante l’Efsa abbia confermato la genotossicità e neurotossicità del contaminante, l’Europa non ha fissato un limite di legge poiché, di fatto, non si può stabilire una “dose giornaliera tollerabile”. Dobbiamo quindi accontentarci di semplici “valori guida” per singoli prodotti che per il caffè arrivano a 400 μg/kg. Rispetto a questo limite, 11 capsule su 17 si sono fermate al di sotto della metà e hanno ottenuto un giudizio tra Medio e Buono/Ottimo. In sei casi non si è andati oltre Mediocre perché il livello di acrilammide rilevato è stato superiore a 200 μg/kg.

E lo smaltimento?

Tutti i patiti dell’espresso vorrebbero evitare di riversare nell’ambiente tonnellate di cialde. Ma quali sono le alternative? La prima è puntare su quelle compostabili, la seconda è rivolgersi ai marchi che usano l’alluminio e hanno centri di raccolta per differenziarle. Tra questi ci sono Nespresso e Starbucks, mentre tra le compostabili ci sono soltanto 3 prodotti su 17 (Jerez di Eurospin, Vergnano ed Esselunga). Hanno, invece, ricevuto una penalità tutti i prodotti privi di indicazioni sulla confezione (su questi spicca Lavazza con i suoi due campioni) o che fanno riferimento, in modo generico, alla raccolta differenziata, demandando al consumatore l’onere di verificare le regole del proprio Comune e, comunque, di pulire la capsula dai residui di caffè prima di gettarla nella spazzatura. Di fatto queste operazioni “spingono” il consumatore a buttare la capsula nel sacchetto dell’indifferenziata.

Prova organolettica

Con l’aiuto di un panel di quattro professionisti dell’assaggio, in possesso di attestati rilasciati da enti riconosciuti, abbiamo condotto una prova organolettica in base alla quale è stata stilata una classifica del “caffè più buono”. Ogni prodotto assaggiato ha ricevuto otto voti diversi per ogni singolo requisito sensoriale valutato: aroma, corpo, dolcezza, amarezza, acidità, armonia, complessità e versatilità. La somma di queste voci ha generato un voto finale: il più alto è stato assegnato a uno dei campioni di media intensità, che si è distinto per un aroma complesso di fiori bianchi, biscotto alla mandorla, miele, nocciola, carruba, pepe bianco.