
Per la prima volta il Salvagente ha voluto fare una classifica della frutta e dei vegetali più contaminati nel nostro paese, dulla base di migliaia di analisi svolte negli ultimi 11 anni. Con più di una sorpresa
Quando acquistiamo prodotti freschi siamo convinti di fare una scelta salutare e certamente è quello che pensiamo quando mettiamo nel carrello frutta, verdura e legumi. Le analisi di laboratorio realizzate dal Salvagente, però, rivelano a volte una realtà ben più insidiosa: il cosiddetto “effetto cocktail” o multiresiduo. La presenza contemporanea di numerosi fitofarmaci all’interno di un singolo alimento è infatti una pratica diffusa nell’agricoltura intensiva.
Per non superare i limiti massimi consentiti dalla legge per ogni singola sostanza, i produttori ricorrono spesso a un vero e proprio artificio tecnico: utilizzano una miscela di pesticidi diversi, magari con la stessa funzione, abbassando le dosi di ciascuno per non sforare le soglie normative. In questo modo il prodotto risulta legalmente “conforme”, ma il nostro organismo viene esposto a una combinazione di veleni di cui la legislazione europea, valutando la sicurezza delle molecole solo singolarmente, ignora gli effetti sinergici.
I 5 pesticidi più comuni

La comunità scientifica e i medici oncologi denunciano da tempo i pericoli di queste esposizioni multiple a basse dosi. Molti dei pesticidi regolarmente impiegati agiscono come interferenti endocrini, in grado di alterare l’equilibrio ormonale, il metabolismo e lo sviluppo cognitivo anche a concentrazioni infinitesimali. A rischiare di più sono le fasce vulnerabili, in particolare donne in gravidanza e bambini, i cui sistemi di detossificazione sono ancora immaturi e meno resistenti all’accumulo di tali sostanze. Recenti studi hanno inoltre evidenziato come l’esposizione combinata a miscele di pesticidi sia collegata a profonde alterazioni metaboliche e a un aumento del rischio di tumori infantili.

Proprio per fornire una bussola ai consumatori di fronte a questa chimica invisibile, le due classifiche che pubblichiamo fotografano i frutti e gli ortaggi più esposti al fenomeno del multiresiduo. La fonte sono gli ultimi 11 anni di test di questo giornale e le sue scoperte. Dai record allarmanti dell’uva da tavola (fino a 19 molecole) e dei pomodorini (16 residui), fino ad arrivare alle insalate in busta e alle banane (contaminate anche all’interno della sola polpa), questi elenchi rappresentano gli alimenti in cui la pressione dei trattamenti chimici in campo o nella fase di post-raccolta è risultata più aggressiva nei nostri test di laboratorio. E forse anche quelli che imporrebbero più di una considerazione tanto alla filiera produttiva che ai consumatori.









