Il 16,6% delle riserve d’acqua italiane è contaminato da nitrati

ACQUA POTABILE NITRATI

Gli ultimi dati dell’Ispra hanno quantificato nell’11,7% delle acque sotterranee una presenza di nitrati superiore a 50 mg/l, mentre il 4,9%  è tra 40 e 49 mg/l. I contaminanti arrivano soprattutto dagli allevamenti intensivi e dai fertilizzanti. Greenpeace chiede di superare il sistema degli allevamenti intensivi 

I nitrati sono sempre di più un pericolo per la nostra salute perché sono presenti nell’acqua che beviamo. A causa degli allevamenti intensivi questi composti azotati stanno contaminando le riserve di acqua potabile in Italia e in tutta Europa, dai fiumi alle falde. Greenpeace lancia una petizione per riprendere la discussione in Parlamento su una legge che vada oltre il sistema degli allevamenti intensivi e stabilisca con precisione cosa renda l’acqua potabile e sicura.

I rischi per la salute

L’attuale limite europeo per la presenza di nitrati nell’acqua è di 50 mg/l, ma studi più recenti mostrano che anche valori molto più bassi possono essere pericolosi:

  • uno studio del 2018, condotto su 2,7 milioni di persone per 30 anni, ha evidenziato un aumento del rischio di cancro al colon-retto già a 3,87 mg/l, meno di un decimo del limite legale;
  • in Danimarca, nel 2024, i nitrati nell’acqua sono stati collegati a un aumento dei casi di cancro al colon-retto, con un costo annuale stimato in 272 milioni di euro;
  • un ulteriore studio del 2025 conferma che chi beve acqua con concentrazioni superiori a 9 mg/l presenta un rischio maggiore di tumore al colon.

La situazione in Italia

Secondo i dati pubblicati da Ispra a fine 2025, su 4.581 stazioni di monitoraggio delle acque sotterranee, l’11,7% supera la soglia dei 50 mg/l di nitrati, e un ulteriore 4,9% si trova nella fascia di attenzione (40-49,99 mg/l). Queste riserve sotterranee costituiscono la maggior parte dell’acqua potabile del nostro paese.
I nitrati derivano principalmente dalle deiezioni animali, molto solubili e facilmente trasportabili nell’ambiente. In Italia, negli allevamenti intensivi, vengono ospitati oltre 660 milioni di animali, con una quantità enorme di liquami accumulati. Quando la gestione di questi rifiuti è inadeguata, i nitrati si infiltrano nelle falde acquifere, contaminando l’acqua che poi beviamo. E poi ci sono i fertilizzanti sintetici, usati nell’agricoltura intensiva, che contengono azoto che, ossidandosi, si trasforma in nitrati. Secondo le stime, l’80% dell’azoto che finisce nelle acque dell’Ue proviene dall’agricoltura intensiva.

L’Italia è sotto procedura di infrazione per la Direttiva nitrati dal 2018, con le regioni più colpite: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.

Secondo Greenpeace per risolvere il problema servono interventi che puntano a:

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  • ridimensionare gli allevamenti intensivi,
  • smaltire correttamente i liquami,
  • ridurre l’uso di fertilizzanti chimici,
  • promuovere diete più vegetali.

Queste misure sono in linea con la proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”, depositata in Parlamento a marzo 2024 e ancora in attesa di discussione. “È il momento che il governo prenda decisioni decisive per tutelare la salute delle persone e dell’ambiente” scrive l’associazione ambientalista.