Test sulle banane: ecco le 3 con più pesticidi

TEST BANANE

Fino a 6 tracce di pesticidi (e di sostanze vietate in Europa) in un singolo frutto. Tutti i risultati nel nuovo numero in edicola e qui anticipiamo chi occupa le ultime posizioni

Nel numero in edicola e in digitale (acquista qui) pubblichiamo i risultati del test su 15 banane (8 convenzionali e 7 biologiche). Di seguito, eccezionalmente, pubblichiamo i tre frutti che hanno riportato un giudizio “Scarso” per quantità e tipologia di residui di pesticidi rilevati e per tanto occupano le tre ultime posizione del test.

Innanzitutto una doverosa premessa: nessun prodotto ha superato le concentrazioni massime previste per legge e per questo sono conformi alla vendita. Una circostanza doverosa ma che non può soddisfare i consumatori, visto che, come mostrano i nostri risultati, esistono molte banane prive (o quasi) di sgradite presenze.

Detto questo vediamo come abbiamo dato i giudizi. Il voto ha tenuto conto solo della presenza, delle concentrazioni e del profilo di rischio dei pesticidi rilevati. Penalizzati i pesticidi banditi nella Ue per altre colture; quelli vietati dalla Ue anche se presenti in tracce (sotto la determinazione analitica); penalizzati i principi attivi in concentrazioni 10 volte inferiori al limite di legge; ha pesato infine negativamente il numero di molecole rintracciate.

Come mostra la grafica, chiuduono la nostra classifica tre banane Carrefour, Del Monte ed Esselunga Itacu. Oltre al numero e alla concentrazioni, a pesare sulla bocciatura la presenza, seppur in tracce (ovvero al di sotto del Loq, il Limite di quantificazione analitica pari a 0,01 mg/kg) di sostanze vietate in Europa come l’Epoxiconazole (in tracce nella banana Del Monte ed Esselunga Itacu) e il l’insetticida killer delle api Imidacloprid (rilevato nel campione Esselunga Itacu).

In tutti e tre i frutti analizzati abbiamo riscontrato la preseza di Bifenthrin, un insetticida considerato interferente endocrino per l’uomo, vietato di fatto in Europa ad eccezione di pochissimi frutti tra cui le banane dove il limite massimo ammesso è molto basso – 0,1 mg/kg – proprio per la sua pericolosità.

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I risultati del nostro test tuttavia mostrano anche campioni “puliti”, a cominciare da quelli biologici, senza dimenticare che la banana è soprannominata “frutto chimico” proprio per la quantità di trattamenti che subisce, dall’albero alla raccolta fino alla sua maturazione, come abbiamo spiegato in questo articolo.

Per capire perché la banana, oltre a essere rinomata per il potassio e le vitamine contenuti nella polpa, è un frutto molto esposto ai fitofarmaci (viene chiamata anche “fruta quimica”) occorre partire dalle condizioni in cui viene coltivata nei paesi latini del Continente americano.
La produzione è basata fondamentalmente su piantagioni intensive e l’intera filiera è da sempre controllata da 4 grandi marchi: Dole, Chiquita, Dal Monte e Bonita di proprietà del presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa, paese che da solo produce il 30% delle banane esportate in tutto il mondo. Concentriamoci sulle coltivazioni convenzionali, la modalità nettamente prevalente nella filiera delle banane. Qui a essere trattati sono il terreno (con la fertilizzazione spinta), la pianta (con le irrorazioni aeree capaci di contaminare, trasportate dal vento, anche le coltivazioni bio circostanti e di inquinare i centri abitati) e i frutti (dal quarto mese e fino la raccolto il casco viene avvolto in dei sacchi di plastica che rilasciano insetticidi e fungicidi).

Ci sono poi i trattamenti post raccolta: le banane, in gruppi da 5-6 frutti, vengono tagliate dal casco e la corona, la parte dove è avvenuta l’incisione, viene cosparsa di thianbendazole, un fungicida usato contro le muffe. Prima di essere imballate per la spedizione in container frigo, le banane vengono lavate con soluzioni al cloro e spesso trattate con altre sostanze, ad esempio l’allume di rocca, per prevenirne la maturazione. La banana infatti viene raccolta “acerba”, ha un colore verde, e quando arriva a destinazione nei nostri porti verrà poi nuovamente “lavorata”, magari con il gas etilene, un ormone vegetale naturale che innesca e accelera la maturazione dei frutti, trasformando l’amido in zuccheri e rendendo la buccia gialla. Ora dovrebbe essere molto più chiaro il motivo per il quale la banana convenzionale è chiamata “frutto chimico”.