Fluorochinoloni fuori prescrizione, Roberto Venesia (Federazione medici di base): “I dottori hanno il dovere di aggiornarsi”

fluorochinoloni

A poche ore dal richiamo di Aifa che invita i medici a non prescrivere fuori dalle raccomandazioni dell’Agenzia europea per il farmaco, la categoria di antibiotici dei fluorochinoloni, che possono causare gravi reazioni avverse, abbiamo chiesto un parere e dei consigli al responsabile area farmaci della Fimmg

 

A poche ore dal richiamo di Aifa che invita i medici a non prescrivere fuori dalle raccomandazioni dell’Agenzia europea per il farmaco, la categoria di antibiotici dei fluorochinoloni, che possono causare gravi reazioni avverse, abbiamo chiesto un parere e dei consigli al responsabile area farmaci della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale), Roberto Venesia.

Dottor Venesia, il richiamo dell’Aifa arriva a poche settimane dalla circolare dell’Ema. Cosa significa? Che i medici continuano a prescrivere i fluorochinoloni con troppa facilità?
Le agenzie come l’Aifa e l’Ema valutano costantemente le segnalazioni che arrivano sia dai medici che dai pazienti sulle reazioni avverse. Rispetto ai fluorochinoloni, già alcuni anni fa, l’Ema aveva segnalato il rischio di effetti collaterali pesanti, anche se i più gravi sono stati scoperti recentemente.

Appunto, perché insistere con le comunicazioni? I medici dovrebbero stare più attenti?
I medici sanno bene che per qualsiasi decisione la prima cosa da valutare è il rapporto rischi-benefici. Quando si prescrive un farmaco a un paziente per la prima volta, in un certo senso si avvia una sperimentazione, perché ognuno è diverso dall’altro e le reazioni possono essere diverse, e possono verificarsi effetti collaterali non previsti.

Nel caso dei fluorochinoloni possono essere molto gravi.
Sì, alcuni anche di lunga durata, come quelli che di tipo neuromuscolare. Va detto, però, che sono molto rari. In ogni caso, quello dei fluorochinoloni rientra in un discorso più ampio, che è quello dell’uso eccessivo di antibiotici. Il rapporto annuale di Aifa a riguardo presenta conti che non tornano: un uso superiore di antibiotici in alcune aree geografiche, come il Sud, per cui non si individuano ragioni obbiettive.

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Vuol dire che in alcune aree i medici prescrivono antibiotici con troppa leggerezza?
Innanzi tutto c’è il problema dell’automedicazione, per cui spesso ci si trova a usare antibiotici che si hanno in casa senza consultarsi prima con il medico.

Ma nel caso dei fluorochinoloni, che sono meno popolari di altri, immagino il ruolo della prescrizione sia più decisivo. 
Nel caso dei fluorochinoloni va detto che il medico non dovrebbe mai prescriverli come antibiotico di primo utilizzo, ma solo dopo aver fatto delle verifiche con il paziente, per esempio dopo avergli fatto fare un antibiogramma per identificare la tipologia di batterio che ha causato l’infezione.

A giudicare dal richiamo dell’Aifa non sempre avviene.
C’è anche una questione relativa al modo in cui le informazioni raggiungono i dottori. Sarebbe l’ideale se queste arrivassero mentre il medico lavora.

In che senso?
Nel senso che se io sto per prescrivere un farmaco, e in quel momento nel computer visualizzo in tempo reale una nota che mi aggiorna sui nuovi casi avversi, magari ne prescrivo un altro.

Invece ad oggi come vengono informati i medici?
Le note di Aifa arrivano via mail a tutti, vengono pubblicate sul sito, e anche Quotidiano sanità ne dà ampio rilievo. Non arrivano per posta.

Magari un dottore di una certa età o non pratico con le mail, potrebbe non leggerle. Così come qualcuno a cui la mail finisce nello spam.
Si, ma il medico ha il dovere di tenersi sempre aggiornato. E in ogni caso, se si verificano delle reazioni avverse, bisogna interrompere la terapia.

A tal proposito, quanto conta il dialogo tra medico e paziente?

È importantissimo. Prima di avviare una nuova terapia, il medico è tenuto a chiedere al paziente se ha mai preso quel farmaco, se ha mai avuto reazioni avverse.

Se il mio medico mi prescrive un fluorochinolone, ho diritto a manifestare i miei dubbi e le mie preoccupazioni?
Il dialogo è sempre una cosa positivia. Sarà il medico a spiegare perché ha scelto quel farmaco, in base al rapporto positivo tra rischi e benefici, e non un altro, tenendo conto del fatto che non esistono “rischi zero” per nessun farmaco. In ogni caso, il rapporto di fiducia è importantissimo.

Che consiglio dà ai pazienti che prendono fluorochinoloni?
Da medico che lo prescrive direi di attenersi sempre ai tempi giusti di somministrazione, alle dosi giuste e soprattutto, appena comincia la terapia, al primo effetto collaterale, interromperla subito e mettersi in contatto con il medico.

E ai medici?
In sintesi, l’importante è dare il farmaco giusto, al paziente giusto, per il tempo necessario