Glifosato, la denuncia: “Inaffidabili 9 studi su 11 presentati da Bayer a Efsa”

GLIFOSATO BAYER

Armen Nersesyan and Siegfried Knasmuelle due ricercatori dell’Istituto di ricerca sul cancro dell’Università di medicina di Vienna guidati hanno revisionati gli 11 studi presentati a Efsa e Echa nella consultazione pubblica sulla riautorizzazione del glifosato da Bayer AG e una coalizione di altre aziende chimiche e hanno concluso che solo 2 sono “affidabili” mentre gli altri 9 “non soddisfano gli attuali standard internazionali di validità scientifica“.

Come riporta il quotidiano britannico The Guardiandue degli studi aziendali sono stati considerati affidabili, sei sono stati considerati parzialmente affidabili e tre non affidabili”. Nello specifico “gli studi ‘affidabili’ erano del 2016 e del 2020 ed entrambi sono stati sponsorizzati da Monsanto, il detentore del brevetto originale sul glifosato e produttore di Roundup. Quelli considerati non affidabili sono stati fatti più di un decennio fa: due sono stati sponsorizzati dalla ex DuPont Co e uno dalla società di biotecnologie vegetali Verdia Inc“.

Tutte le ombre sul via libera

Sulla consultazione avviata per richiedere una proroga dopo il dicembre 2022 dell’uso del glifosato in Europa – voluta da un gruppo di paesi capeggiati dalla Francia – si addensano nuove nubi. La Ong francese Générations Futures la scorsa settimana ha denunciato che solo il 10% degli studi presentati dai diversi portatori di interessi sono stati ammessi alla consultazione da parte di Efsa ed Echa e gran parte sono a favore dell’erbicida classificato dalla Iarc-Oms come probabile cancerogeno.

Pochi giorni dopo è il quotidiano francese Le Monde a gettare altre ombre sul precedente processo di ri-autorizzazione: “Il 10 marzo 2015, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha classificato il glifosato come probabile cancerogeno per l’uomo. Due settimane dopo, in Francia cinque ministeri hanno fatto appello all’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, ambientale e della salute sul lavoro (Anses) sulla questione. La prima parte di questa perizia è stata pubblicata nel febbraio 2016. Secondo le informazioni raccolte da Le Monde, la seconda è stata insabbiata da Anses: a differenza della Iarc, Anses ha eliminato qualsiasi potenziale cancerogeno del glifosato”.

Bayer: “Non è genotossico” ma…

Torniamo alla revisione svolta dall’Istituto di ricerca sul cancro di Vienna. Gli studi presentati dalla aziende che sono stati analizzati nel rapporto riguardano le proprietà genotossiche del glifosato. Le aziende sostengono che il glifosato non è genotossico, il che significa che non provoca danni al DNA, fattore ben noto nello sviluppo del cancro. Ma Siegfried Knasmueller, l’autore principale del rapporto, ha detto al Guardian “che non solo la maggior parte degli studi mancano di qualità, ma che la ricerca del settore non include test nuovi” e “probabilmente migliori per il rilevamento di agenti cancerogeni genotossici“. Il professor Knasmueller ha detto al quotidiano che “ci sono prove in ricerche pubblicate che il glifosato può causare danni al DNA nelle cellule epatiche di derivazione umana”.

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La revisione di Knasmueller, richiesta dal gruppo di advocacy SumOfUs, è stata presentata nell’ambito di tale consultazione pubblica sul glifosato.

Bayer, ricordiamo, ha acquistato il produttore di Roundup Monsanto nel 2018, e nega che ci siano prove valide che gli erbicidi causino il cancro. Tuttavia la società ha accettato di pagare circa 14 miliardi di dollari per risolvere il contenzioso statunitense promosso da oltre 100.000 utenti di Roundup, secondo cui l’esposizione al diserbante ha causato loro lo sviluppo di un linfoma non Hodgkin. Bayer ha anche accettato di interrompere la vendita di glifosato ai consumatori statunitensi entro il 2023.