Le prime crepe sul muro di bugie attorno al glifosato

Il 10 marzo 2015, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha classificato il glifosato come probabile cancerogeno per l’uomo. Due settimane dopo, in Francia cinque ministeri hanno fatto appello all’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, ambientale e della salute sul lavoro (Anses) sulla questione. La prima parte di questa perizia è stata pubblicata nel febbraio 2016. Secondo le informazioni raccolte da Le Monde, la seconda è stata insabbiata da Anses.

“Situazione senza precedenti”

“Una situazione del genere è senza precedenti. Normalmente la perizia, una volta avviata, non può essere interrotta per nessun motivo – dice al quotidiano francese un esperto conoscitore dell’agenzia – Questa è una garanzia dell’indipendenza del processo: una volta posta una domanda agli scienziati, l’agenzia non deve poter ignorare la risposta che forniscono”. Nella loro lettera di rinvio, invece, i supervisori dell’Anses hanno chiesto di chiarire le differenze tra la posizione della Iarc e la perizia preliminare europea, condotta dalla Germania. A differenza dell’Iarc, quest’ultima ha eliminato il glifosato da qualsiasi potenziale cancerogeno. In risposta, Anses ha riunito un gruppo di quattro ricercatori esterni all’agenzia – tre tossicologi e un epidemiologo – e ha chiesto due rapporti separati.

Le due perizie

Il primo sugli argomenti a favore o contro la classificazione del glifosato puro come probabile cancerogeno. Il secondo riguardo la robustezza dei test utilizzati nelle competenze europee per rilevare una possibile genotossicità (tossicità del Dna) degli erbicidi a base di glifosato, vale a dire non solo il principio attivo, ma prodotti come quelli che vengono commercializzati, tra cui il RoundUp della Bayer. Secondo Le Monde, “Questa domanda è cruciale per comprendere la divergenza tra le competenze condotte dalle agenzie di regolamentazione e dall’Iarc. I test presi in considerazione dal primo non rilevano proprietà genotossiche per il glifosato o gli erbicidi che lo contengono, mentre la stragrande maggioranza degli studi accademici considerati dallo Iarc suggerisce, al contrario, che questi prodotti siano effettivamente genotossici. E proprio questa seconda perizia è rimasta nei cassetti dell’Anses.

Anche gli Usa cominciano a fare marcia indietro

L’inchiesta di Le Monde non è l’unica crepa nel muro costruito dalle lobby a difesa del glifosato negli ultimi anni. Adesso arriva un semaforo rosso per il glifosato dagli Stati Uniti, paese che fino ad oggi è stato più clemente contro l’erbicida cancerogeno rispetto all’Unione europea. L’Agenzia per la protezione ambientale (Epa) ha infatti completato le sue valutazioni biologiche su glifosato, atrazina e simazina, trovando che tutti e tre gli erbicidi “possono influenzare negativamente” alcune specie a rischio e i loro “habitat critici designati”.

La nota dell’Epa

In un comunicato stampa, l’agenzia ha dichiarato: “Queste valutazioni comprendono tutti gli usi registrati e le etichette dei prodotti approvati per i prodotti antiparassitari contenenti questi tre erbicidi”. L’Epa ha spiegato che con l’espressione “probabile che influisca negativamente” intende dire che “si aspetta ragionevolmente” che “almeno un singolo animale o pianta, tra una varietà di specie elencate, possa essere esposto al pesticida a un livello sufficiente per avere un effetto, che sarà avverso”.

Non conosci il Salvagente? Scarica GRATIS un numero della nostra rivista cliccando sul pulsante qui in basso e scopri cosa significa avere accesso a un’informazione davvero libera e indipendente

Sì! Voglio ricevere GRATIS un numero del Salvagente

L’iter verso nuove restrizioni

Le tre sostanze sono le prime a subire un processo di valutazione richiesto dalla legge sulle specie minacciate di estinzione. Ora l’Epa invierà le sue valutazioni alle commissioni dedicate alla protezione della fauna e della flora, e se queste dovessero essere d’accordo sul rischio per una specie a rischio o un habitat critico, lavoreranno con l’Epa per “proporre ulteriori protezioni”, ha affermato l’agenzia, tra le quali ci potrebbero essere nuove restrizioni.

Le richieste degli ambientalisti e dei contadini

L’agenzia ha proposto per la prima volta una registrazione provvisoria sul glifosato nell’aprile 2019 e ha nuovamente approvato una registrazione provvisoria del glifosato nel gennaio 2020. The Rural Coalition, Organizacion an California de Lideres Campesinas, Farmworker Association of Florida, Beyond Pesticides e il Centro per la sicurezza alimentare hanno presentato una petizione per la revisione nel marzo 2020. Quei gruppi hanno chiesto a un tribunale federale di annullare la registrazione.