Le analisi sul latte prima infanzia: zero pesticidi e pochi contaminanti

LATTE PRIMA INFANZIA

Un’ottima notizia. Di quelle che difficilmente si ottengono quando si mandano in analisi alimenti ma che ogni genitore vorrebbe leggere sul cibo per la prima infanzia che destina ai propri figli.

È, in estrema sintesi, quanto emerge dal test sui latti artificiali condotto da COVA Contro un’associazione che dal 2013 in Basilicata ha iniziato a dare concretezza alle campagne di sensibilizzazione ambientale che conduceva per realizzare analisi su cibi e ambiente grazie alle raccolte fondi che organizza.

“Grazie alle donazioni mirate di un ristrettissimo gruppo di genitori e nonni (G.A.S. gruppo analisi solidali), siamo riusciti a finanziare analisi focalizzate sul latte artificiale per neonati, liquido ed in polvere. Ci siamo rivolti a tre diversi laboratori, partendo dall’encomiabile indagine svolta dal Salvagente per ricercare oltre 500 pesticidi ed annessi metaboliti, metalli, diossine ed altri inquinanti persistenti, i risultati sono ottimi ma non perfetti, vista la delicatezza dell’alimento” spiega Giorgio Santoriello, uno dei membri più attivi di COVA Contro.

Latte prima infanzia pulito

I risultati sono decisamente rassicuranti: zero residui di pesticidi, dal Ddt al glifosato e relativi metaboliti, in tutte le marche/prodotti analizzati, bio e non: Nipiol, Mio Nestlè, Humana, Aptamil, Neolatte bio, non avevano residui, neanche misurabili, di pesticidi e relativi prodotti di degradazione.

Analisi pienamente conformi alle norme UE anche per la sommatoria di diossine e PCB: trovati 1,589 picogrammi su un limite di 6, meno di un terzo della soglia di legge. Afggiunge Santoriello: “Parliamo comunque di contaminanti estremamente tossici in più ambiti anche cancerogeni e mutageni in alcuni casi, persistenti, che si accumulano nel grasso animale e dopo in quello umano e visto che un neonato in alcuni fasi può consumare anche più di 1 litro di latte al giorno per diversi mesi, qualche preoccupazione resta su eventuali effetti tossici anche lievi o di media intensità a lungo termine”.

Perché i produttori non sono più trasparenti?

Forte dei risultati tranquillizzanti delle analisi, Santoriello lanciua una provocazione alle aziende: “Per il consumatore la scelta sarebbe più serena e consapevole se i produttori facessero come noi, ovvero pubblicassero i loro test on line, o i tenori medi degli inquinanti anche sull’etichetta in modo tale da garantire una vera trasparenza ed una cosciente libertà di scelta”.

Insiste Santoriello: “Perché i produttori non colgono al volo la carenza di pesticidi nei loro latti e non etichettano il loro prodotto “pesticide free” visti i risultati confortanti? Per chi volesse sostenere le nostre attività con donazioni, a questo link, tutti i riferimenti utili”.