Pfas in Veneto, caso Miteni: rinviati a giudizio 15 manager per inquinamento delle acque

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Il Gup di Vicenza, Roberto Venditti, ha rinviato a giudizio 15 persone coinvolte nell’inquinamento da Pfas di ampie aree del Veneto da parte della Miteni di Trissino, a Vicenza, nell’area in cui si è consumato uno dei maggiori disastri ecologici europei degli ultimi decenni. Come più volte raccontato dal Salvagente, che ai Pfas dedica anche uno speciale nel numero in edicola venerdì 30 aprile, l’enorme falda acquifera che serve un’area in cui vivono almeno 300mila persone, è stata contaminata pesantemente dalle sostanze perfluoro alchiliche, interferenti endocrini in grado di incidere sullo sviluppo del feto. A finire a processo sono i manager della ditta e di società ad essa legate che, a vario titolo, sono accusati di avvelenamento di acque, disastro innominato, inquinamento ambientale ex articolo 452 -bis e reati fallimentari.

 La decisione del giudice

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Nel numero in edicola dal 30 aprile, il Salvagente allega in omaggio lo speciale “Scandalo Pfas”, la prima parte del libro inchiesta di prossima uscita. Lo speciale racconta le storie di questo inquinante che riguardano l’Italia, dal caso Miteni a quello di Spinetta Marengo, in Piemonte

La decisione del giudice è arrivata al termine di tre ore di camera di consiglio. Il processo davanti alla Corte d’Assise di Vicenza inizierà il primo luglio. Gli imputati sono i manager giapponesi della Mitsubishi Corporation, della lussemburghese Miteni Icig e della Miteni stessa. Come riporta l’Ansa, davanti al giudice hanno parlato le difese sollevando varie eccezioni, tra cui quella di incompatibilità territoriale. Gli avvocati difensori hanno chiesto infatti di spostare il processo a Trento perché i magistrati coinvolti nell’indagine e i magistrati giudicanti, potrebbero essere influenzabili rispetto ai temi d’indagine in quanto tutti residenti nel Vicentino e alcuni nelle aree colpite da inquinamento. L’eccezione è stata respinta dal Gup.

La soddisfazione delle Mamme No Pfas

Esultano le oltre 200 parti civili che si sono costituite, tra cui il comitato Mamme No Pfas che da anni lottano per portare all’attenzione pubblica il dramma del loro territorio, e associazioni come Greenpeace e Legambiente. “Siamo molto soddisfatti che si sia arrivati a questo punto e che il processo sia stato fissato così presto – hanno detto i legali delle parti civili -, è il segnale che tutti hanno interesse a raggiungere la verità il prima possibile”.