Covid, la giungla delle mascherine, tra sequestri e promesse tradite

MASCHERINE

L’ultimo sequestro, di pochi giorni fa, riguarda un carico di 550mila mascherine anti-Covid, importante dalla Cina e rivelatesi del tutto inadeguate. Nonostante i certificati di conformità fossero in regola. “I prodotti sono adeguati allo standard En 149:2001+A1:2009, relativo alla direttiva Ce 425/2016 sui dispositivi di protezione individuale” spiegano le carte, ma e prove di filtrazione commissionate dall’importatore italiano raccontano altro: “Quelle Ffp2 hanno una capacità filtrante di appena il 36%, contro il 95% richiesto dalla norma” racconta il truffato a Repubblica, “Inoltre, neanche le Ffp3 sono regolari, hanno una capacità di filtraggio leggermente inferiore e non superano il test per la traspirazione”.

Il caso U-mask

Appena pochi giorni prima era arrivato lo stop da parte del ministero della Salute alla vendita delle popolari U-mask, dopo che i Nas di Trento avevano segnalato al ministero che le mascherine risultavano come dispositivi medici in base alla certificazione di un laboratorio “privo di autorizzazione e sottoscritta da un soggetto privo dei prescritti titoli abilitativi (non in possesso di laurea)”, cosa che per il ministero porterebbe a ipotizzare “potenziali rilevanti rischi per la salute” derivati “dall’assenza di un regolare processo valutativo”. Proprio ai dispositivi U-mask, il Salvagente aveva dedicato diversi servizi, da quello che rivelava come sul sito fosse presente un riferimento alle Ffp3 poco chiaro (poi rimosso), che ha portato l’Antitrust ad aprire un’istruttoria, fino all’intervista a Daniele Barbone, ceo del laboratorio di analisi che ha testato quelle mascherine e i dispositivi di Fca, trovandovi irregolarità rispetto ai requisiti di filtrazione minimi previsti dalla legge.

Il biossido di titano

Non solo promesse tradite dai produttori: le mascherine nel corso del tempo hanno presentato anche altri tipi di problemi. Lo scorso ottobre, per esempio, Adiconsum Veneto ha infatti analizzato diversi lotti sequestrati dalla Guardia di Finanzia scoprendo che un gran numero contiene biossido di titanio, additivo molto utilizzato in cosmesi e dall’industria alimentare come sbiancante. Nel 2006 la Iarc ha definito il biossido di titanio “possibile cancerogeno per l’uomo” quando inalato.

Insomma, nonostante sia passato un anno da quando le mascherine anti-Covid sono entrate nella nostra vita, grande è ancora la confusione sotto il cielo. Facciamo un po’ di chiarezza. Le mascherine sono “dispositivi di protezione individuale” e in quanto tali devono rispettare quanto stabilito nel regolamento UE 425/2016. La norma stabilisce che le maschere filtranti come le FFP2 e FFP3 sono DPI appartenenti alla categoria III di rischio: ciò significa che per essere messe in commercio, i produttori devono prima passare il vaglio di un organismo notificato specializzato nella certificazione dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie. L’organismo notificato certificherà l’aderenza del prodotto ai requisiti della norma tecnica EN 149:2001+A1:2009 e il produttore, potendo così dimostrare la conformità del prodotto, può apporre il marchio CE.

Entrando nello specifico:

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Le mascherine chirurgiche, secondo la norma UNI EN 14683, sono distinte in tre categorie in base all’efficienza della filtrazione batterica (BFE):

TYPE I (efficienza di filtrazione batterica ⊇95%)

o TYPE II (efficienza di filtrazione batterica ⊇98%)

TYPE IIR (efficienza di filtrazione batterica ⊇98% con resistenza meccanica agli spruzzi)

MASCHERE FACCIALI FILTRANTI FFP rientrano nella classificazione di “Dispositivi di Protezione Individuale” e presentano la marcatura CE. Tali maschere sono classificate in relazione alla loro efficienza filtrante in:

o FFP1: è dotata di un’efficienza filtrante dell’80%, non è raccomandata per agenti patogeni che si trasmettono per via aerea e hanno quindi un grado di protezione Insufficiente nei confronti del virus COVID-19.

FFP2: è dotata di un’efficienza filtrante del 95%, deve essere utilizzata da operatori sanitari che assistono individui infetti o potenzialmente infetti.

o FFP3: è dotata di un’efficienza filtrante del 98%, deve essere utilizzata da operatori sanitari che assistono individui infetti o potenzialmente infetti soprattutto durante manovre che generano aerosol.  (Fonte prosalute.net)