3 milioni di uova polacche timbrate come italiane: Coccodì nella bufera

Quasi tre milioni di uova “fraudolentemente commercializzate” perché timbrate come d’origine italiana e invece provenienti da Polonia e Spagna. A sostenerlo sono le indagini dei carabinieri coordinate dal pm Stefano Dambruoso, che hanno portato alla denuncia di tre persone, accusate (in concorso) di frode nell’esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali. Ad essere finiti sotto accusa sono i dirigenti della Nuova Coccodì srl, società cremonese che commercia appunto uova.

Coccodì: accordo alla luce del sole ma solo per il primo prezzo

A raccontare del sequestro Il Resto del Carlino, che scrive: “Il 14 maggio scorso i carabinieri del Nas sequestrano in un supermercato Carrefour di Valsamoggia (a Crespellano) 111 confezioni da 12 uova a guscio bianco ’San Faustino’. Dovrebbero essere italiane, invece risultano polacche. È proprio l’ufficio qualità Carrefour ad accorgersi dell’incongruenza tra origine indicata e marchiatura delle uova, e a chiedere spiegazioni al fornitore”. Nuova Coccodì spiega che data l’emergenza Covid e l’impennata di richieste di uova, stimata attorno al +35%, era stata costretta ad approvvigionarsi anche all’estero, ma solo per i prodotti di primo prezzo (cioè i più economici) dei propri marchi, per cui nell’accordo di fornitura la prescrizione dell’origine italiana della merce non sarebbe stata stringente.

Secondo i carabinieri c’era dell’altro

Ma secondo i carabinieri le cose non stanno così: “per loro, Nuova Coccodì avrebbe distribuito uova straniere anche a marchio privato – per i quali invece avrebbe dovuto garantire origine 100% italiana – per un totale di 2.904.669 uova. Tutte polacche e spagnole, vendute con marchio italiano o con riferimenti all’origine locale nella confezione, senza avvertire gli acquirenti della grande distribuzione e senza domandare una loro eventuale disponibilità ad accettarle data l’emergenza in corso” scrive il Resto del Carlino. Gli investigatori sostengono  che alcune uova polacche, giunte senza alcun timbro in Italia, siano state “artatamente” rimaneggiate e rimarchiate come italiane in seno alla società del Cremonese.