
Dal 2 luglio Comuni, Asl e tutti gli altri uffici pubblici non dovrebbero più chiedere una serie di certificati al cittadino (da quelli anagrafici a quelli elettorali) perché possono recuperarli direttamente dall’Anagrafe nazionale della popolazione residente
Quante volte un Comune, una Asl o un altro ufficio pubblico hanno chiesto un certificato di residenza o di stato di famiglia che era già in possesso di un’altra amministrazione? Dal 2 luglio, in teoria, non dovrebbe più accadere perché tutte le pubbliche amministrazioni e i gestori di servizi pubblici possono accedere direttamente ai dati dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr), la banca dati che raccoglie le informazioni anagrafiche di tutti i cittadini italiani.
I certificati che il cittadino può già scaricare
L’accesso al sito dell’Anpr avviene attraverso la Piattaforma digitale nazionale dati, il sistema che permette alle amministrazioni di scambiarsi informazioni in modo sicuro e automatico. L’obiettivo è applicare concretamente il principio europeo del “once only”: il cittadino comunica un’informazione una sola volta alla Pubblica amministrazione e non deve più ripresentarla ogni volta che cambia sportello.
Per i cittadini non cambia la possibilità, già attiva da diversi mesi, di ottenere gratuitamente online molti certificati anagrafici attraverso il portale dell’Anpr, accedendo con SPID, CIE o CNS.
Tra i documenti disponibili ci sono:
- certificato di residenza;
- certificato di stato di famiglia;
- certificato di stato civile;
- certificato di cittadinanza;
- certificato di esistenza in vita;
- certificato di nascita;
- certificato di matrimonio;
- certificato di residenza in convivenza;
- certificato di stato di famiglia e stato civile;
- certificato elettorale e di godimento dei diritti politici, reso disponibile negli ultimi mesi.
Tutti questi documenti possono essere scaricati gratuitamente in formato digitale e hanno pieno valore legale con la stessa validità giuridica di quelli emessi allo sportello. I documenti sono prodotti in formato non modificabile, riportano il logo del Ministero dell’Interno e includono QR code e sigillo elettronico qualificato, che ne garantiscono autenticità, integrità e piena validità. Gli estratti sono inoltre corredati dalla firma elettronica qualificata dell’ufficiale dello stato civile.
I certificati e gli estratti formati in digitale possono essere richiesti per sé stessi e per i figli minorenni appartenenti alla medesima famiglia anagrafica. Basta entrare nel portale dell’Anpr ed accedere alla propria Area riservata – tramite CIE, SPID o CNS – per effettuare il download dei certificati dello stato civile e richiedere gli estratti degli atti dello stato civile. Per questi ultimi sarà possibile monitorarne lo stato di avanzamento e successivamente scaricare l’estratto stesso, una volta verificato e sottoscritto dall’ufficiale dello stato civile.
Meno burocrazia, ma quanti Comuni lo faranno?
La novità introdotta da 2 luglio riguarda soprattutto gli uffici pubblici. Se un Comune, un ente previdenziale, una Asl o un altro soggetto autorizzato ha bisogno di verificare la residenza, la composizione del nucleo familiare o altri dati anagrafici, potrà consultarli direttamente nell’Anpr senza chiedere al cittadino di procurarsi un certificato o un’autocertificazione. In pratica, il cittadino non dovrebbe più trovarsi nella situazione, purtroppo ancora frequente, di dover scaricare un certificato soltanto per consegnarlo a un’altra amministrazione che potrebbe recuperare autonomamente quegli stessi dati.
La misura vale anche per i Comuni: pur essendo loro ad alimentare quotidianamente la banca dati nazionale, quando devono acquisire informazioni anagrafiche relative a cittadini residenti in altri enti potranno utilizzare il nuovo sistema di interoperabilità anziché richiedere documenti agli interessati. Ad aprile scorso oltre il 95% dei Comuni aveva già aderito all’Archivio informatizzato, coprendo circa il 90% della popolazione, con oltre 700.000 atti dello stato civile formati in digitale.
Secondo il Ministero dell’Interno, il nuovo sistema consentirà di eliminare molte richieste di documentazione ridondanti, ridurre gli errori dovuti alla duplicazione delle banche dati e velocizzare le pratiche amministrative. Naturalmente resta una condizione fondamentale: le amministrazioni dovranno utilizzare realmente questo canale, evitando di continuare a chiedere ai cittadini certificati o autocertificazioni di dati già disponibili nelle banche dati pubbliche. Il ministero dell’Interno continuerà inoltre a monitorare gli accessi all’Anpr per verificare che i dati vengano consultati solo quando previsto dalla legge e nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali.









