Covid, i misteri dietro lo stop and go della idrossiclorochina

idrossiclorochina

A forza di strappi, ripensamenti, stop, e ripartenze, la storia dell’idrossiclorochina, questo farmaco antimalarico dal nome di difficile pronuncia, utilizzato per curare il Covid-19, si è fatta molto intricata. L’ultimo passo in ordine cronologico, non da intendere come parola fine alla questione, è il disconoscimento da parte di tre autori su quattro dello studio pubblicato su Lancet che sosteneva gravi rischi collaterali per l’uso di idrossiclorochina contro il coronavirus: “Non possiamo più garantire la veridicità delle fonti”, è la ragione.

Cos’è e da quanto si usa

Ma facciamo un passo indietro, cos’è l’idrossiclorochina e perché è finita al centro del dibattito mondiale. Il farmaco è un antimalarico della categoria farmaci antireumatici modificanti la malattia e utilizzato anche per la terapia dell’artrite reumatoide e del lupus eritematoso sistemico. In questi settori viene utilizzato da oltre sessant’anni. Ma come è noto, da febbraio scoppia l’epidemia di coronavirus che in breve diventa pandemia. Gli scienziati di tutto il mondo si affrettano a sperimentare farmaci utili al contrasto dei pesantissimi effetti della malattia, soprattutto della polmonite bilaterale che colpisce i casi più gravi.

Trump mette l’idrossiclorochina al centro del dibattito

Tra questi farmaci c’è l’idrossiclorochina, che sembra promettere bene, tanto che Donald Trump, già a inizio aprile afferma che è questo il “game-changer”, il farmaco in grado di cambiare le carte in tavola nella lotta contro il virus, scatenando così una corsa all’approvvigionamento che ha come effetto collaterale la difficoltà di reperibilità nei paesi africani in cui la malaria è una malattia endemica. Alcuni giorni dopo è Anthony Fauci, immunologo italoamericano allora nella task force della Casa Bianca per la lotta alla Covid-19 a rallentare: “Il presidente parla di quei farmaci sulla base di ‘aneddoti’, come lui stesso li definisce. Io sono uno scienziato. Ad ora la sperimentazione clinica su clorochina e idrossiclorochina è avvenuta in maniera troppo casuale per avere certezze sulla sua efficacia”. E nonostante ciò, a metà maggio Trump rivela al mondo che sta prendendo una pasticca al giorno di idrossiclorichina da un paio di settimane senza effetti collaterali.

La ricerca su Lancet che riporta gravi effetti collaterali

A smentirlo arriva uno studio pubblicato pochi giorni dopo sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet e sul New England Journal of Medicine, secondo cui il ricorso alla clorochina e ai suoi derivati, come appunto la idrossiclorochina, nel trattamento del Covid-19 è inefficace quando non dannoso. I dati dello studio pubblicato su Lancet si riferiscono a 671 ospedali nel mondo su 15.000 persone trattate con gli antimalarici e con uno dei due antibiotici che a volte sono stati abbinati. La terapia in qualsiasi combinazione dei 4 farmaci è risultata associata a maggior rischio di morte rispetto a quello osservato in 81.000 pazienti a cui questi farmaci non sono stati somministrati. Il maggior rischio è stato osservato nel gruppo trattato con idrossiclorochina e un antibiotico, dove l’8% dei pazienti ha sviluppato aritmia cardiaca, rispetto allo 0,3% del gruppo di controllo. Ma da subito lo studio viene giudicato “confuso” dall’infettivologo francese Didier Raoult, tra i pionieri nell’uso della idrossiclorochina, che ha affermato di voler continuare con questo metodo nell’ospedale per le malattie infettive di Marsiglia dove lavora.

L’Oms e l’Aifa sospendono la sperimentazione

E nonostante ciò, le autorità sanitarie cominciano a tirare il freno a mano. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) annuncia la decisione di sospendere i test sull’uso della idrossiclorochina per il trattamento del Covid-19, manifestando preoccupazione per la sicurezza, seguita poco dopo dall’Agenzia per il farmaco italiana, che decide di sospendere l’autorizzazione all’utilizzo di idrossiclorochina per il trattamento dell’infezione da SARS-CoV-2, al di fuori degli studi clinici, sia in ambito ospedaliero che in ambito domiciliare. Tale utilizzo viene conseguentemente escluso dalla rimborsabilità.

L’ultimo colpo di scena: lo studio non è verificato

Passano meno di due settimane e arriva il nuovo colpo di scena: A parte Sapan Desai, gli altri autori dello studio ritirano la firma. I dati su cui si basa l’intera ricerca, raccolti dalla società americana Surgisphere, diretta da Sapan Desai, sarebbero poco credibili. Il professor Mandeep R. Mehra fa ammenda: “Non ho fatto abbastanza per assicurarmi che i dati raccolti fossero idonei ai fini dello studio”, “Sono sinceramente dispiaciuto”. Nelle stesse ore quasi 150 medici firmano una lettera per chiedere a Lancet di rendere pubblici i commenti, molti dei quali critici, fatti durante la fase di revisione tra pari che ha preceduto la pubblicazione della ricerca. Come se non bastasse, il quotidiano britannico Guardian pubblica un’inchiesta che scava all’interno della  Surgisphere, scoprendo che tra i pochissimi dipendenti figurano una modella porno e un autore di fantascienza.

L’Oms riparte con i test

Anche l’Oms torna sui suoi passi. Il direttore generale dell’agenzia dell’Onu, Tedros Adhanom Ghebreyesus annuncia alla stampa: “L’Oms ha ripreso i test con l’idrossiclorochina” per curare il coronavirus. Di nuovo semaforo verde. Fino a quando?