Campi come discariche per letame e fanghi: perché dovremmo preoccuparci

Se Minneapolis, capitale del Minnesota, sta bruciando per l’assassinio tragico di un uomo nero da parte della polizia locale, in tutto lo Stato – strana coincidenza delle notizie – si apre un caso clamoroso di inquinamento di fiumi, laghi, acqua potabile. Un caso che vale la pena ripercorrere perché può facilmente far prevedere cosa può accadere nelle campagne del nostro paese per lo spargimento sregolato di fanghi di deiezione e di depurazione a uso fertilizzante. Una possibilità – lo ricordiamo –  prevista dal decreto Genova di dicembre 2018 non ancora corretto dal ministero dell’Ambiente, nonostante le promesse del ministro Conte.

Il caso statunitense nasce da una ricerca dell’Ewg, Organizzazione non governativa ambientalista, che usando tecniche geospaziali innovative, ha mappato su quali campi finiscono come fertilizzanti le 49 milioni di tonnellate di letame prodotte ogni anno da bovini, maiali, tacchini e polli dello Stato. Costatando che spesso sulla stessa superficie viene utilizzato anche il fertilizzante commerciale.

Sovraccaricare la terra

“Per la prima volta, possiamo vedere chiaramente fino a che punto gli agricoltori stanno sovraccaricando la terra in uno dei paesi a vocazione agricola del Minnesota con letame e fertilizzanti animali – e dove il problema è il peggiore”, ha commentato Sarah Porter, senior analista EWG e coautore del rapporto. “Questo nuovo strumento illustra perché la qualità dell’acqua in tutto lo Stato sta peggiorando a un ritmo allarmante.”

Quando azoto e fosforo, presenti sia nel letame che nei fertilizzanti, vengono applicati in eccesso rispetto a ciò che le piante possono assorbire, i prodotti chimici penetrano nelle acque superficiali e nelle falde acquifere.

L’Agenzia per il controllo dell’inquinamento del Minnesota, o MPCA, stima che il 56 percento di tutti i corpi idrici superficiali dello Stato non soddisfino gli standard di qualità dell’acqua e che il cosiddetto inquinamento da fonti non puntuali, come il deflusso delle terre coltivate e le operazioni degli animali, è responsabile di circa l’85 percento dell’inquinamento idrico.
Il letame, spiegano gli esperti, può essere un fertilizzante efficace per le colture ma è costoso da trasportare, quindi di solito viene applicato ai campi vicini – portando a un eccesso in aree con concentrazioni più elevate di allevamenti medi e grandi.

Il carico eccessivo di fertilizzanti e letame

“La nostra simulazione mostra che, anche se il letame è l’unico fertilizzante utilizzato, alcune aree sono completamente sature. Questo lascia poco spazio per adattarsi alle variazioni naturali del tempo, alle esigenze delle colture o al contenuto chimico di diversi tipi di letame “, ha detto Porter. “Ma stiamo ancora assistendo a livelli elevati di vendite commerciali di fertilizzanti in queste stesse aree, quindi molti acri potrebbero ottenere fino a una doppia dose di nitrati e fosforo, che semplicemente non possono essere assorbiti”.
A gennaio, EWG ha pubblicato uno studio che rivela come circa 500.000 abitanti del Minnesota bevano acqua di rubinetto contaminata da elevati livelli di nitrati, un prodotto di decomposizione dell’azoto. Il nitrato nell’acqua potabile è associato ad un aumentato rischio di cancro del colon-retto, difetti alla nascita e altri gravi problemi di salute.
L’inquinamento da fosforo, poi, è tra le cause principali di focolai di alghe tossiche in laghi, fiumi e altri corsi d’acqua. La nuova analisi di EWG rivela un’altra preoccupante vulnerabilità: l’incessante crescita e concentrazione delle operazioni di allevamento sta travolgendo la capacità della terra di gestire i 49 milioni di tonnellate di letame che ogni anno circolano nei campi circostanti, minacciando l’acqua potabile, i laghi iconici del Minnesota.

A complicare questo quadro, il fatto che nello Stato, circa il 21% dei fanghi di depurazione nel Minnesota viene utilizzato come fertilizzante agricolo. Con un altro impatto sui campi che potrebbe portare oltre ad azoto e fosforo, altri inquinanti come diossine, Ipa e metalli pesanti.

Il peso dei fanghi tossici

Ed è questo quadro che preoccupa ulteriormente gli ambientalisti, negli Stati Uniti così come in Italia, dove sono stati elevati a dismisura i contenuti di sostanze tossiche nei fanghi sparsi in agricoltura e si è perfino tentato di far passare con l’emergenza Covid un emendamento per dare una licenza di sversamento sui terreni agricoli per le aziende lattiero casearie delle “acque reflue addizionate con siero, scotta, latticello e acque di processo delle paste filate, nonché l’utilizzo di siero puro o in miscela con gli effluenti di allevamento su tutti i tipi di terreno e in deroga” ai limiti vigenti imposti.

Insomma, il terreno coltivato come una sorta di discarica, senza preoccuparsi di quello che accadrà e in nome di una logica emergenziale, come aveva sintetizzato al Salvagente Franco Ferroni, responsabile agricoltura del Wwf. “La logica è sempre la stessa – aveva commentato amaro Ferroni – e in nome della cosa più economica e semplice si usano i terreni agricoli come fossero matrici in grado di assorbire tutto. Delle discariche a cielo aperto, in pratica. La realtà – prosegue Ferroni – è che si usa il pretesto dell’emergenza per far saltare qualsiasi protezione del suolo e delle acque di falda facendo un favore ad aziende che invece dovrebbero smaltire quelle sostanze correttamente. È il classico esempio di esternalità negativa: privatizzazione degli utili, socializzazione delle perdite”.