Il consumo cronico di aspartame e acesulfame mette a rischio il cervello

Un’altra ricerca che mette l’accento sulla pericolosità di acesulfame e aspartame. Questa volta per il cervello.

Come non bastassero le evidenze prodotte dall’Istituto Ramazzini –  finora mai ritenuti sufficienti, per lo meno dall’Efsa, per prendere provvedimenti – arriva uno studio condotto da un pool di scienziati messicani, guidati da Anayelly Solis-Medina ad agitare le acque dei sostituti dello zucchero più consumati al mondo.

 

“In questo studio – spiegano gli autori – abbiamo analizzato se il consumo cronico di aspartame o acesulfame potassico in tenera età, produce alterazioni istologiche, astrogliosi e ridotta vitalità neuronale, nell’ippocampo, nella corteccia prefrontale, nell’amigdala e nell’ipotalamo dei ratti Wistar maschi”.

Un’analisi istologica è stata eseguita sui ratti che hanno consumato aspartame o acesulfame di potassio durante 90 giorni, iniziando il consumo di edulcoranti subito dopo lo svezzamento. E quello che hanno trovato i ricercatori è che il consumo di aspartame o di acesulfame di potassio ha favorito i cambiamenti morfologici dei neuroni incluso l’aumento dei nuclei picnotici e la vacuolizzazione in tutte le aree del cervello studiate. In sostanza, il consumo cronico di questi edulcoranti dai primi stadi di sviluppo e durante lunghi periodi, può promuovere modificazioni neurali, astrogliosi (aumento del numero di astrociti nel sistema nervoso ) e diminuire la vitalità neuronale.

Chissà che almeno in questo caso l’Autorità europea non decida di prendere nuovamente in considerazione i rischi legati all’assunzione di questi sostituti dello zucchero.

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