Commissariati i certificatori di salumi e prosciutti Dop

PROSCIUTTO DI PARMA

Diversi i destinatari, quasi identici i provvedimenti. “Sono sospese – si legge nel primo – per un periodo di sei mesi a decorrere dall’1 maggio 2018, le autorizzazioni ad espletare le funzioni di controllo per le seguenti produzioni a Dop e Igp: Prosciutto di San Daniele Dop; Prosciutto Veneto Berico Euganeo Dop; Cinta Senese Dop; Stelvio Dop; Fiore Sardo Dop; Speck Alto Adige Igp; Agnello di Sardegna Igp; Kiwi Latina Igp; Pecorino Romano Dop; Pecorino sardo Dop; Valle d’Aosta Jambon de Bosses Dop; Valle d’Aosta Lard D’Arnard Dop; Prosciutto Toscano Dop. Prosciutto di Carpegna Dop; Salamini italiani alla cacciatora Dop; Salame Brianza Dop; Prosciutto di Sauris Igp; Mortadella Bologna Igp; Cotechino Modena Igp; Zampone Modena Igp; Salame Cremona Igp; Finocchiona Igp; Pitina (PNT)”.  Identica la sanzione, sospensione di sei mesi, anche per il secondo decreto che riguarda invece il controllo sulle produzioni Dop “Prosciutto di Parma, Prosciutto di Modena, Culatello di Zibello e Salame di Varzi”. Destinatari dei provvedimenti emessi il 12 aprile del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari – Icqrf – del ministero delle Politiche Agricole sono l’Istituto Parma Qualità, che si occupa fra l’altro del controllo e della certificazione per la filiera del Prosciutto di Parma, e la Ifcq Certificazioni”che svolge lo stesso ruolo anche per il Prosciutto San Daniele.

L’inchiesta di Torino

La sospensione, che è di fatto un commissariamento visto che per i sei mesi necessari a mettersi in regola secondo le prescrizioni ministeriali l’attività dei due organi di certificazione proseguirà sotto il costante monitoraggio dai tecnici dell’antifrode, arriva al termine di una lunga istruttoria avviata al ministero dopo la notizia dell’inchiesta della procura di Torino che nello scorso gennaio portò al sequestro di migliaia di cosce di maiale destinate a diventare prosciutto nel circuito Parma-San Daniele.

Secondo l’accusa della procura di Torino, ma analoga inchiesta è stata poi aperta anche a Pordenone, i maiali “incriminati” erano frutto dell’inseminazione di interi allevamenti con il seme del suino di razza duroc danese, estremamente vantaggioso per gli allevatori perché genera animali più prestanti, che crescono rapidamente e con meno mangime, e rendono decisamente meglio sul mercato. Un procedimento che però, secondo i magistrati, violerebbe le stringenti previsioni del disciplinare del prosciutto di Parma e di quello del San Daniele. Associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio, falso, contraffazione dei marchi e truffa ai danni dell’Unione europea le accuse ipotizzate dai pubblici ministeri, centinaia gli allevatori indagati in tutta Italia.

Il blitz della procura

Stando a quanto contenuto nei decreti l’Icqrf del ministero avrebbe collaborato con la magistratura piemontese all’inchiesta che ha portato ai sequestri e ad inizio gennaio, una settimana prima del blitz ordinato dalla procura del capoluogo piemontese, ha comunicato alla Direzione generale per il riconoscimento degli organismi di controllo e certificazione e tutela del consumatore “gli esiti dell’attività di vigilanza effettuata nel corso dell’anno 2017” sui due enti di certificazione dando di fatto avvio al procedimento di revoca delle autorizzazioni. Nel corso dell’istruttoria i vertici di “Ipq”, il cui direttore generale è stato ascoltato il 5 aprile 2018, si sono impegnati con l’antifrode ministeriale a “rimuovere le cause che hanno dato luogo all’avvio del procedimento di revoca, di ripristinare un corretto funzionamento di ruoli e responsabilità nell’ambito dell’organigramma, di espletare le funzioni di controllo autorizzate in modo efficace, corretto e affidabile”.

Impegnati a rimuovere le cause

Diversa invece la questione relativa alla “Ifcq”, che nel gennaio scorso ha rilevato il ramo di azienda che si occupa di certificazioni dall’Istituto Nord Est qualità, originariamente destinatario dell’attività di vigilanza. Sul parere dei tecnici del ministero, infatti, ha pesato il cambio del management deciso dai nuovi vertici dell’organo con sede a San Daniele del Friuli spiegando che “che parte delle carenze e non conformità evidenziate erano espressione di un modus operandi da parte degli organi e degli amministratori dell’Organismo di controllo Istituto Nord Est Qualità – INEQ”. In ogni caso anche “Ifcq” si è impegnata a “rimuovere le cause che hanno dato luogo all’avvio del procedimento di revoca, di modificare condotte e attività non conformi ai principi di imparzialità e assenza di conflitto di interessi, di ripristinare un corretto funzionamento di ruoli e responsabilità nell’ambito dell’organigramma, di espletare le funzioni di controllo autorizzate in modo efficace, corretto e affidabile”. E che la decisione presa dal ministero sia conseguenza dell’inchiesta aperta dalla procura di Torino lo dimostra anche il comma 1 del punto D delle misure correttive imposte dall’Antifrode laddove ai due organi è imposta “la verifica del tipo genetico dei verri attraverso verifica dell’auricolare, con ispezione per visione diretta dei box ove sono detenuti gli animali ed incrocio della relativa documentazione”.

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La soluzione: modificare il disciplinare?

Il problema però, stando alle carte dell’inchiesta di Torino, è che le differenze genetiche fra la razza duroc danese e i verri nostrani ora sarebbero quasi annullate al punto che la distinzione in molti casi sarebbe complicata anche attraverso l’uso di esami specifici. “Qualcuno azzarda addirittura l’ipotesi che non esista una vera differenza. Non più almeno. È solo un a questione di royalties”, spiegava nelle scorse settimane l’avvocato Tom Servetto che dal 2017 segue gran parte degli allevatori indagati che dopo i sequestri hanno più o meno tutti ammesso la pratica di inseminazione per far dissequestrare le decine di migliaia di cosce di maiale che altrimenti sarebbero rapidamente scadute. L’unica soluzione, a questo punto, potrebbe essere quella “burocratica” di una modifica del disciplinare dei consorzi San Daniele e Parma.