Indicazione di origine, Safe denuncia: “La Ue vuole cancellare l’obbligo”

ETICHETTA DIGITALE

Nessun obbligo di indicare l’origine della materia prima in etichetta, come avverrà in Italia tra pochi giorni su pasta e riso, ma “libertà per aziende di inserire o meno la provenienza sulle confezioni”. È quanto prevede la bozza del nuovo Regolamento europeo proposta dalla Commissione per l’indicazione di origine dell’ingrediente primario. Se venisse approvata la nuova normativa per l’Italia sarebbe un passo indietro su tutta una serie di prodotti dove già oggi è obbligatorio riportare il paese di origine della materia prima (tra gli altri latte, passata di pomodoro, olio extravergine, uova) e dal 12 febbraio lo diventerà anche per pasta e riso.

Safe: “Si autorizzano informazioni ingannevoli”

Molto critica è Safe, Safe food advocay Europe, la ong che si batte per assicurare che la legislazione europea sul cibo tuteli la salute dei cittadini europei. L’avvocato Floriana Cimmarusti è la presidente dell’organizzazione “Safe ritiene inaccettabile l’articolo 2(b) del Regolamento proposto dalla Commissione: lasciare ai produttori la possibilità di dichiarare che un ingrediente ‘non proviene dal Paese identificato come il Paese di Origine del prodotto’, senza specificare l’effettiva provenienza di tale ingrediente, può generare ulteriore confusione per i consumatori. Inoltre, il Regolamento proposto lascia agli operatori la decisione sul livello di precisione geografica dell’origine dell’ingrediente principale, dando loro facoltà di impedire la divulgazione di tale provenienza. Per questi motivi, l’articolo 2(b) autorizza informazioni parziali e ingannevoli per i consumatori europei”.

Difendiamo le “buone pratiche italiane”

L’associazione evidenza anche che avere un’indicazione di origine “volontaria” e non “obbligatoria”  “può essere un tentativo di ingannare i consumatori. Presentare un prodotto alimentare nello stesso paese in cui viene venduto, mentre il suo ingrediente principale non proviene da quel paese, induce in errore il consumatore che desidera acquistare prodotti locali per motivi ambientali, ovvero perché non vuole concorrere all’umento delle emissioni di CO2″. Imporre l’obbligo di indicare l’origine, conclude l’associazione, è l’unico modo per prevenire informazioni fuorvianti per il consumatore. “Dobbiamo – conclude l’associazione – difendere le buone pratiche di etichettatura in vigore in Italia”.