Il principio di precauzione? Geneticamente modificato

Sugli organismi geneticamente modificati, arriva una sentenza pesante che ribalta completamente il principio di precauzione contenuto nel trattato sul funzionamento dell’Unione europea. La Corte di giustizia europea ha affermato infatti che qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa comportare un grave rischio per la salute umana, degli animali o per l’ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione. Finora, invece, in casi controversi, come appunti gli organismi transgenici, il diritto europeo tendeva a bloccare il prodotto per evitare rischi alla radice.

Zaia: “Consumatori come cavie”

“Sulla base di questa sentenza i consumatori saranno ridotti a vere e proprie cavie, sulla quali sperimentare se gli ogm fanno male o no”. Il duro commento riportato da Agricolae.eu, è del Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, acerrimo oppositore degli Ogm anche da ministro dell’Agricoltura. “Per contrastare tale pericolosa assurdità – continua Zaia mi auguro nasca un vasto movimento di popolo, composto da tutti coloro che hanno a cuore il valore della biodiversità e delle produzioni agricole tipiche”. Secondo il governatore veneto, siamo di fronte a “Un grave assist alle multinazionali in un quadro generale nel quale il mondo scientifico è spaccato in due, tra chi valuta non pericolosi i prodotti geneticamente modificati e chi invece ne asserisce la rischiosità. Gravissimo è il danno che ne riceveranno l’Italia e il Veneto, rispettivamente con quattromilacinquecento e 350 prodotti tipici di alta qualità, che rischiano di essere spazzati via”.

Tutto parte da una denuncia dall’Italia

Alla base della decisione c’è un caso che riguarda proprio l’Italia. Nel 1998, infatti, la Commissione Ue aveva autorizzato l’immissione in commercio di mais geneticamente modificato Mon 810, perché ritenuto sicuro per la salute umana e per l’ambiente dal comitato scientifico. Nel 2013, l’Italia ha chiesto alla Commissione di poter vietare la coltivazione dello stesso mais Ogm, basandosi su due nuovi studi scientifici, e nonostante il parere contrario della stessa, il nostro paese ha adottato decreto per vietare la coltivazione del MON 810 nel territorio italiano. L’anno successivo, per protestare contro la decisione dell’Italia, Giorgio Fidenato, attivista pro-Ogm, aveva piantato sementi Ogm nel territorio italiano, finendo sotto inchiesta. Il Tribunale di Udine, che segue la causa, si rivolge alla Corte di giustizia europea per capire se se sia possibile adottare, in materia alimentare, misure di emergenza sul fondamento del principio di precauzione. E oggi è arrivata la sentenza che rischia di aprire le porte in maniera irreversibile alle coltivazioni Ogm in Italia. Secondo la corte, però, fino a quando la Commissione non adotti una decisione precisa, gli stati nazionali possono mantenere in vigore misure di emergenza.

“Così schiavi delle multinazionali”

“Rischiamo di essere tutti schiavi delle multinazionali, ed è purtroppo reale – aggiunge il presidente del Veneto su Agricolae.eu – la prospettiva che, per coltivare uva senza semi non potremo più acquistare e coltivare il seme che la produce, ma dovremo comperare la piantina dalla multinazionale di turno. Questo è un lampante esempio di quell’Europa che non ci piace”.