Ritorno dalle vacanze, i trucchetti per guardare con la giusta attenzione frigo e cucina

Qualche sopresa e qulache dubbio, al ritorno dalle vacanze, sul frigo e sugli alimenti che abbiamo lasciato ad attenderci, è lecita. Vediamone di chiarire qualche perplessità con le risposte più corrette

Al ritorno dalle vacanze troverò pane come appena sfornato perché l’ho conservato in frigo…..

FALSO Contro ogni logica, il pane fresco se conservato in frigorifero tende a diventare raffermo molto prima di quello tenuto fuori dal frigo. In effetti, il pane invecchia e diventa “raffermo” perché assorbe troppa umidità e il frigorifero di certo non è sinonimo di posto secco. Il pane fresco contiene amido che con l’umidità tende a retrogradare ovvero a cristallizzare e a formare una mollica dura e friabile.

Il pane raffermo, grazie a questa trasformazione dell’amido, è più digeribile e il processo di raffermamento avviene più lentamente nei pani fatti con lievito madre, pasta acida, rispetto a quei pani preparati con il lievito di birra. Il pane raffermo è ottimo per le zuppe, perché resta comunque corposo anche se viene a contatto con il brodo caldo. Il pane già indurito è bene tagliarlo con buon coltello da pane la cui lama è dapprima inumidita così da avere delle fette di spessore di circa mezzo centimetro “da inzuppare”. Il migliore pane raffermo è quello casereccio, meglio se integrale e lievitato con pasta acida e ricco di fibre.

In conclusione, meglio non conservare il pane in frigo, piuttosto congelatelo. Il pane nel congelatore va posto in sacchetti ad hoc, senza lasciare troppa aria dentro e già porzionato, ma prima di usarlo  deve essere portato a temperatura ambiente con calma, almeno 4 ore prima del consumo. Un tostapane velocizza l’operazione mentre il microonde dà vita ad un pane caldo, ma che subito si indurisce con una consistenza “biscottata” e poco uniforme.

Appena torno dalle vacanze mi preparerò subito un caffè fresco con la mia moka, sarà buonissimo….

FALSO Certo dipende dal tempo che si è stati in vacanza, ma la caffettiera dopo un certo periodo in cui non è stata usata, va necessariamente pulita e igienizzata. Ci sono vari miti che descrivono quest’operazione alquanto delicata, il caffè è una bevanda che deve piacere principalmente dal punto di vista sensoriale per cui ogni difetto da questo punto di vista è considerato grave e non accettabile.

Dopo l’inattività forzata della caffettiera conviene, secondo alcuni, pulire con del bicarbonato che eliminerà il calcare e aiuterà a disincrostare filtro etc. e poi fare funzionare una o due volte la moka con acqua e bicarbonato per finire con del caffè da non bere e offrire neanche al peggiore nemico.

Una diversa corrente di pensiero considera ideale l’aceto bianco per questa fase di riavvio della moka dopo le vacanze, i due metodi sono alternativi, ma danno più o meno gli stessi risultati. Una rapida occhiata alla guarnizione permette anche di valutare se è ancora integra oppure il suo inutilizzo ha originato dei danni e quindi meglio sostituirla. La cosa certa è che questa fase è necessaria per ritrovare il piacere di un buon caffè, ma è anche certo che il materiale e lo scopo con cui si usa la moka ne impediscono il lavaggio con detergenti o addirittura in lavastoviglie.

Appena arrivati, ho aperto il frigo e ho visto nel cassetto della frutta e delle verdure un colore verde-grigio predominante poco gradevole. Bonificherò a fondo il tutto prima di fare di nuovo la spesa……

VERO Quello che accade nel frigo durante la nostra assenza per le vacanze, non è sempre narrabile anche a stomaci molto forti. Purtroppo la bassa temperatura del frigo non impedisce alle muffe di crescere, sia pure lentamente, e di colonizzare qualsiasi frutto, formaggio o ortaggio presente. La loro presenza si vede chiaramente dalle colorazioni verdi, grigie o biancastre che si ritrovano sulle pareti dei cassetti e anche del frigo stesso.

Sarebbe bene al ritorno fare una buona e profonda pulizia di questi scomparti del frigo. Acqua e olio di gomito non sono sufficienti, quello che osserveremo sarà solo un’apparente pulizia, ma le spore delle muffe attendono che vi allontaniate per ripartire con la loro crescita. Allora non c’è soluzione a questa iattura?

Non è così, occorre dapprima fare un inventario dei prodotti chiaramente rovinati che vanno subito eliminati, poi i cassetti vanno puliti molto bene utilizzando candeggina diluita che riesce a eliminare quasi del tutto le muffe indesiderate. Il frigo, dopo averlo ben lavato ed asciugato, va riempito con criterio evitando scorte da “Day after” perché l’eccesso comporta uno spreco economico e un maggiore rischio di riammuffimento dei prodotti. Frigo pulito e bonificato è sinonimo di frigo sicuro e ben utilizzato.   

Ho lasciato in funzione il frigo, al ritorno devo solo controllare che non si sia mai scongelato così userò i prodotti conservati senza timore.

VERO Le lunghe assenze da casa comportano un maggiore rischio di black-out che di fatto interrompono la catena del freddo e per prodotti come gelati, pesce congelato etc. questo può essere un rischio proporzionale al tempo di durata del black-out. Non potendoci armare d’impianti elettrici tampone né essere in genere avvisati digitalmente dell’interruzione dell’energia elettrica (pensate allo stress di ricevere questo messaggio magari a 2.000 km di distanza, le vacanze sarebbero rovinate senza poter rimediare) occorre trovare delle alternative.

Il vecchio trucco della moneta sul bicchiere d’acqua congelata o la bottiglia congelata orizzontalmente e poi rimessa in verticale possono informarci di uno scongelamento del comparto freezer. Il vantaggio è di evitare di consumare prodotti che si saranno magari deteriorati microbiologicamente o sensorialmente con dei rischi per la nostra salute. Il consiglio è di verificare la posizione della monetina, l’integrità dei prodotti e decidere, sia pure a malincuore, di selezionare solo i prodotti sicuri che hanno retto alla nostra vacanza e non si sono lasciati andare a “pianti” di solitudine per la mancanza di energia elettrica.

Si avvicina il rientro al lavoro, ma quest’anno sono pronto ad affrontare la sindrome da ritorno anche con l’aiuto dell’alimentazione…

VERO I sintomi più evidenti della sindrome da rientro sono ansia, insonnia, nervosismo e una minima depressione per cui sarà difficile concentrarsi, essere di buon umore e senza  sbalzi d’umore repentini. Il migliore consiglio è di graduare il “ritorno al passato” come ad esempio ridurre il tempo dedicato al sonno, riabituarsi al traffico di città e fare dell’attività fisica che, oltre a farci riposare, farà ripartire il nostro metabolismo un po’ addormentatosi durante le vacanze.

Gli alimenti possono fare la loro parte con il consumo di giuste quantità di pane, frutta e pasta per dare al sistema nervoso centrale del carburante zuccherino di qualità. Il rientro in città significa anche fare delle pause, pranzare con tempi giusti e possibilmente all’aperto così da dedicare più tempo a noi stessi; ricordiamoci che la luce solare è sinonimo di serenità e di buon umore perché attiva la sintesi di alcune sostanze da parte del nostro organismo.

Un buon rientro al lavoro vuol dire anche mangiare più pesce fresco, verdure e ortaggi oltre che frutta per caricarci di vitamine e antiossidanti per la stagione invernale che si avvicina. È da sempre una promessa da marinaio quella di iniziare col piede giusto un nuovo anno, ma perché non farlo veramente al rientro così da apprezzare subito i vantaggi che si ottengono da uno stile di vita salutistico rispetto a quello adottato durante le vacanze?