Cannabis, il governo vuole chiudere l’unico centro di ricerca autorizzato in Italia

Il Cra di Rovigo è l’unico centro di ricerca autorizzato a studiare la cannabis in Italia, eppure rischia la chiusura. E questo a un anno dall’avvio della sperimentazione della produzione di farmaci a base di cannabinoidi in Italia, realizzato grazie anche alla consulenza di questo centro di eccellenza. Una chiusura che arriverebbe in una fase critica per i malati che hanno bisogno di questo tipo di cure, dato che il maggior fornitore europeo di prodotti medici derivati dalla marijuana, l’olandese Bedrocan, ha interrotto l’invio di uno dei prodotti più richiesti in Italia, il Bediol.

A rischio 31 centri per la spendig review

A lanciare l’allarme i deputati del MoVimento 5 stelle in Commissione Agricoltura, con un un’interrogazione a prima firma Silvia Benedetti rivolta ai Ministeri delle Salute e delle Politiche Agricole: “Con l’eventuale chiusura della sede di Rovigo del Crea, l’ente nazionale di ricerca sull’agroalimentare, paventata dal piano di razionalizzazione del Governo delle varie sedi locali, rischia di essere gravemente compromessa l’attività di ricerca sulla canapa industriale e della cannabis ad uso terapeutico in cui è specializzata, appunto, il centro di Rovigo”. A confermare il rischio di chiusura al Salvagente è Gianpaolo Grassi, direttore della sede di Rovigo. “La comunicazione è del direttore generale del Crea ed è stata inviata a tutte le sigle sindacali del comparto – dice Grassi – questa segnalava che imminentemente il direttore generale avrebbe fatto un sopralluogo per individuare 31 sedi, il 50% di quelle esistenti, da chiudere entro la fine del 2017. Ho avuto modo di parlare con alcuni colleghi che erano stati chiamati a Roma il 12 di maggio per un ragguaglio, e Rovigo è sicuramente tra i 31 papabili per questa chiusura”.

In gioco tutto il lavoro sulla cannabis medica italiana

Il ricercatore spiega con un certo sconforto: “Secondo me loro quasi non lo sanno a cosa lavoriamo. In Italia Rovigo è l’unico centro che si occupa da più di dieci anni del miglioramento genetico della cannabis medica, siamo solo noi a detenere i genotipi, varietà selezionate e ottimizzate per produrre i diversi cannabinoidi”. Un sapere che non si limita a rimanere ricerca pura, ma è stato alla base del primo esperimento di produzione di cannabis terapeutica in Italia, che ha portato alla distribuzione nelle farmacie dell’Fm2 a partire dallo scorso gennaio. Grassi spiega: “Quando è partito nel 2014 il programma avanzato dal ministero della Difesa insieme a quello della salute, i militari dell’istituto farmaceutico di Firenze non sapevano neanche come era fatta la pianta, per cui si sono rivolti al Mipaaf e a noi per avere i materiali, le competenze, le istruzioni, le indicazioni per realizzare gli ambienti, per ottimizzare la concimazione, per mettere a punto le tecniche”. Durante la prima messa a punto del processo di produzione, gli esperti del Cra di Rovigo si sono recati periodicamente a Firenze, fornendo piantine di circa 20 centimetri d’altezza pronte ad essere trapiantate nei vasetti definitivi. “Continuiamo periodicamente, in funzione delle loro esigenze, a produrre talee radicate e gliele diamo. Ma se interrompessero totalmente questo servizio, Firenze rimarrebbe senza piantine da coltivare, per cui si interromperebbe il progetto” avverte Grassi.

La crisi del rifornimento dall’Olanda

La notizia arriva in un momento molto delicato per i malati di sla, sclerosi, tumori e altre malattie che consentono l’utilizzo di farmaci a base di cannabinoidi, come fa notare la deputata 5stelle Silvia Benedetti: “Per quanto concerne la disponibilità di farmaci a base di cannabis, a seguito di una comunicazione ufficiale dall’azienda Bedrocan BV Olandese, è prevista una carenza Bediol fino ad ottobre 2017 a cui si aggiunge una mancanza di Bedrocan e Bedica che dura già da qualche settimana”. A causare la chiusura della fornitura in direzione del nostro paese sarebbe un accordo stipulato con la Germania, in grado di assicurare una richiesta di dimensione rilevante e costante nel tempo. “Il nostro sistema – spiega il direttore del Cra di Rovigo – non mi pare si sia mai preoccupato di garantire una disponibilità costante attraverso rapporti di contrattazione sulla fornitura. i burocrati, i funzionari del ministero della Salute, fanno dei ragionamenti molto discutibili, perché non partono, come sarebbe logico, dall’individuare le categorie di malati e di conseguenza il numero di pazienti che possono essere interessati dalla terapia a base di cannabis, partono dal pregresso, da quelli che in condizioni di difficoltà estrema per ottenere il farmaco lo utilizzavano”. Su questa base, una produzione di 100-150 chili per 2-300 malati era apparsa eccessiva, tanto da aver sospettato addirittura che le farmacie rivendessero sottobanco la cannabis medica. “Ma sono lontani anni luce rispetto alla realtà delle cose – sbotta Grassi – Se io ho 16-17 milioni di persone che soffrono di dolore cronico, posso considerare almeno una percentuale che la richiederà dell’1, del 5, del 10%, numeri molto diversi. Ma non fanno questi ragionamenti. Non so se è una volontà politica. Non hanno mai chiesto un nostro parere”.

“Risparmio? Il contrario!”

A spingere il ministero verso la chiusura di 31 Cra sparsi in tutto il territorio la legge del 2013 sulla spending review. Ma se il centro di ricerca di Rovigo chiudesse, le competenze, i laboratori e i 3-4 ettari di marijuana coltivati rischierebbero lo stallo. “Finora ci hanno prospettato un trasferimento presso altra sede. Ma se io ho delle serre, degli impianti, non è che li metto sulle ruote e posso spostarli in un altro luogo. Si interrompe l’attività in un posto, a meno che non aspettino che si realizzino gli impianti da una parte per poi trasferire il materiale. Ma se la ragione di questa razionalizzazione è il risparmio, fare una cosa del genere non avrebbe nessun senso, perché gli verrebbe a costare 10 volte tanto di quello che costa adesso“. Complessivamente un quadro desolante, che arriva in una fase delicata anche dal punto di vista politico: la legge sulla legalizzazione della cannabis, approdata alla Camera per la prima volta nella storia della Repubblica italiana lo scorso luglio, per poi essere rimandata in commissione, rischia di rimanere lettera morta se in autunno si tornerà alle urne, con voto anticipato.