Ma Altroconsumo rappresenta i consumatori italiani o le multinazionali del food?

Ma insomma, con chi sta Altroconsumo e l’associazione che lo rappresenta, il Beuc?

La domanda non è retorica e il riferimento è all’etichetta a semaforo, una sorta di semplicistico messaggio di allerta che dovrebbe indirizzare il consumatore al momento di fare un acquisto. Su grassi, zuccheri, calorie tre colori dovrebbero dare immediatamente il senso dell’equilibrio nutrizionale di quello che si sta per mettere nel carrello: rosso per indicare un contenuto eccessivo, giallo per uno a cui fare attenzione, e il verde per il via libera.

Il Beuc, da tempo, propugna questa etichetta come soluzione di ogni male alimentare. Altroconsumo, fedele alla linea, si accoda, ignorando le tante proteste italiane di chi non sopporta di vedere bollati con il rosso i cibi simbolo della dieta mediterranea: olio extravergine, parmigiano e grana, prosciutto di Parma, ecc.

L’ultima mossa, però, suona davvero come una presa in giro dei consumatori italiani, quelli che Altroconsumo dovrebbe rappresentare. Con una lettera aperta a sollecitare i commissari europei a “non perdere tempo” e ad adottare urgentemente “i profili nutrizionali a livello europeo per le indicazioni nutrizionali e sulla salute” sono, tra gli altri, Unilever, Nestlé,  Coca Cola Company, Danone, Pepsico e… Beuc. Una bella coalizione, non c’è dubbio, tra i paladini dei consumatori europei (e italiani) e le più grandi multinazionali del settore alimentare.

E fa sorridere che il motivo sia la “lotta contro l’obesità” e “la gravità senza precedenti delle sfide della salute pubblica e della nutrizione che l’Europa affronta”. Anzi, farebbe sorridere se non fosse che appare chiarissima la ragione per la quale i big del food sostengono un’etichetta a semaforo che darebbe luce verde alle bevande edulcorate e stopperebbe gli alimenti italiani. Difficile, molto più difficile, invece, comprendere le ragioni che hanno spinto Altroconsumo a questa inedita alleanza. Certo, la casa madre del Beuc rappresenta storicamente esigenze e interessi dei consumatori del nord Europa (non propriamente in linea con quelle italiane), ma l’autolesionismo degli italiani sembra davvero clamoroso.

Ecco come l’etichetta a semaforo penalizza il made in Italy