Aviaria, casi umani in aumento in Cina. Quali rischi per l’Europa?

L’incubo dell’influenza aviaria potrebbe riaffacciarsi in Europa, se i focolai riesplosi in Cina non incontreranno adeguate misure di controlli e prevenzione sulle carni avicole e volatili d’importazione dall’Oriente verso il vecchio continente. Per la prima volta da quando sono stati rilevati casi umani di virus H7N9, quattro anni fa, sono tornati ad essere rilevati in aumento dalle autorità sanitarie cinesi, a partire dallo scorso dicembre. A riportarlo è Cibariaweb, che aggiunge come a marzo si stima siano stati segnalati più casi umani d’influenza A (H7N9) rispetto a tutti quelli causati da altri tipi di virus d’influenza aviaria (H5N1, H5N6, ecc.) messi insieme. La maggior parte delle persone infettate era entrato in contatto con volatili infetti o si era recato in mercati di uccelli.

Alcune precauzioni

Matthew Stone, Vice Direttore Generale dell’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE), ha affermato: “Considerando la capacità di mutare del virus dell’influenza aviaria, è essenziale che i Servizi veterinari nazionali sorveglino costantemente i diversi ceppi circolanti negli animali dei rispettivi paesi, e questo per proteggere sia la salute umana che quella animale”. Questo ceppo dell’aviaria può causare in chi lo contrare polmonite o sindrome da stress respiratorio. Così come per il ceppo che si è diffuso qualche anno prima, il H5N1, la comunità scientifica ritiene sufficiente cucinare il pollame ad almeno 70 gradi per uccidere la carica batterica, così come è importante, all’atto di maneggiare del pollo crudo in cucina, di lavare con cura le mani e il ripiano di lavoro, prima e dopo la preparazione. Al momento, infatti, non è stata dimostrata una possibilità di contagio da umano ad umano. In Italia i primi casi di aviaria furono registrati nel 1997.

 

 

 

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