Le 6 sorelle del cibo dicono sì al semaforo che promuove la Coca-Cola e boccia il Parmigiano

Non capita tutti di avere una dichiarazione congiunta di sei colossi dell’industria alimentare che si mettono d’accordo per stabilire, in barba alle istituzioni europee e alla concorrenza, quale sistema di etichettatura adottare nel prossimo futuro. Le sei sorelle del Big Food Coca-Cola, Mars, Mondelez, Nestlé, PepsiCo e Unilever stamane hanno annunciato che adotteranno il modello dell’etichetta a semaforo sullo stile inglese, molto criticato in Europa, ma i tre colori, rosso, giallo e verde saranno attribuiti a grassi, zuccheri, sale non riferiti a 100 grammi o ml di prodotto come avviene oggi in tutta Europa nella tabella nutrizionale bensì in base a quelli presenti per porzione.

Disco rosso per le calorie del formaggio, verde per gli edulcoranti

La decisione dei sei colossi alimentari è senza dubbio un intervento a gamba tesa sul mercato europeo e, per alcuni aspetti, sulla salute dei consumatori. Se è vero che poche settimane fa la Commissione europea ha dato il via libera al sistema di “traffic light” sulle confezioni, è pur vero che non esiste ancora uno standard. Ad esempio in Francia è in corso una sperimentazione di 4 tipi di etichettatura a semaforo in alcuni regioni e solo alla fine si capirà quel è quella più apprezzata dai consumatori. L’Italia invece è stata sempre contraria a questo tipo di indicazione nutrizionale – con l’eccezione di Altroconsumo che ha preferito accodarsi agli interessi Nord europei e non a quelli dei consumatori italiani – perchè, concentrandosi sul singolo ingrediente e non sulla dieta giornaliera, finisce per bocciare il Parmigiano Reggiano (giudicato troppo calorico) mentre promuove la Coca-Cola Light perchè ha poche calorie.

Peccato però che la diminuzione del carico calorico sia dovuto sì alla ridotta presenza di zuccheri che però sono stati sostituiti dagli edulcoranti, aspartame e acesulfame K, i cui effetti sulla salute, in primis l’aspartame, sono sicuramente più temibili di qualche caloria in eccesso. Per non parlare del colorante E150d presente in tutte le cole sul quale da tempo si addensano più di un dubbio.

Martina: “Ci opporremo in sede Ue”

In prima linea nella battaglia contro il semaforo alimentare è il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina che annuncia una lettera a Bruxelles: “Ribadiremo con forza il nostro no a questo sistema. Nelle prossime ore invieremo una lettera alla Commissione Ue chiedendole di impedire la diffusione di un elemento così distorsivo del mercato”. Come ha ricordato Martina, il nostro paese è contro il semaforo insieme ad altri 15 stati membri (Croazia, Belgio, Cipro, Spagna, Grecia, Slovenia, Portogallo, Lussemburgo, Bulgaria, Polonia, Irlanda, Romania, Germania, Slovacchia, Lettonia, ma non la Francia, che invece sta sperimentando un sistema simile a quello inglese), perché “provoca danni economici e d’immagine ai nostri prodotti, non porta alcun beneficio per i consumatori e non promuove uno stile alimentare equilibrato o una dieta sana, classificando i cibi con parametri discutibili e approssimativi”.

Manfredini, Coldiretti: “Contrari perchè va valutato l’alimento nel suo complesso”

Contrari al semaforo sono le associazioni dei consumatori ma anche Federalimentare e la Coldiretti. Rolando Manfredini, responsabile Sicurezza alimentare di Coldiretti, ha spiegato recentemente al Salvagente : “Questo tipo di etichette hanno l’intento di contrastare l’obesità ma tendono a semplificare la scelta nutrizionale che non può basarsi solo sugli elementi principali di un alimento, come proteine e grassi, ma deve tener conto anche degli apporti qualitativi di altri nutrienti importanti, ad esempio le vitamine e i sali minerali, e del concetto di variazione della dieta. È un errore, inoltre, non considerare l’apporto specifico dell’alimento nel suo complesso. Ad esempio, il nostro olio d’oliva viene contrassegnato con il colore rosso perché ha 9 calorie per 100 grammi ma, oltre al fatto che non si consumano mai 100 grammi di olio in una volta sola, non viene preso in considerazione il contenuto di antiossidanti che contrastano le malattie cardiovascolari”.