
Il Tribunale di Udine assolve Elena Tuniz dall’accusa di guida dopo assunzione di stupefacenti. Decisiva la sentenza della Corte costituzionale: la sola positività al THC non basta a dimostrare il reato. Il caso era finito anche sulle pagine del Salvagente
Si chiude con un’assoluzione piena una delle vicende che negli ultimi mesi hanno acceso il dibattito sulle nuove norme del Codice della strada in materia di sostanze stupefacenti. Il Tribunale di Udine ha assolto Elena Tuniz con la formula “perché il fatto non sussiste”, ponendo fine al procedimento penale nato dopo una dubbia positività al THC emersa in seguito a un incidente stradale provocato da un malore, poi accertato come conseguenza di una crisi epilettica.
Una storia di cui Il Salvagente si era occupato già nell’aprile 2025, con la videotestimonianza della Tuniz e che nel frattempo è diventata uno dei casi simbolo delle criticità introdotte dalla riforma dell’articolo 187 del Codice della strada.
Dall’incidente alla diagnosi di epilessia
La vicenda risale al 7 gennaio 2025. Elena Tuniz, insegnante friulana di 32 anni, è alla guida quando viene colta da un improvviso malore e perde il controllo dell’auto. Trasportata in ospedale, gli accertamenti evidenziano una positività al THC. È quel risultato a far scattare immediatamente il ritiro della patente e l’apertura sia del procedimento amministrativo sia di quello penale.
Solo successivamente, però, gli approfondimenti clinici chiariscono la reale causa dell’incidente: Elena aveva avuto il suo primo attacco epilettico.
«Non ne avevo mai avuti prima», aveva raccontato la stessa insegnante in un video diffuso da Meglio Legale, l’associazione che l’ha assistita nella vicenda. Secondo Tuniz, quella positività al THC era peraltro “dubbia” e aveva finito per spostare l’attenzione dalla vera origine dell’incidente, ritardando l’individuazione della patologia.
Il caso assunse subito un forte valore simbolico anche per un’altra circostanza: dopo la diagnosi, i farmaci prescritti per curare l’epilessia risultarono proprio a base di cannabinoidi, evidenziando una delle contraddizioni della normativa.
La svolta in tribunale
A chiedere l’assoluzione è stata la stessa pubblica ministera. Nel corso dell’udienza ha sostenuto che, alla luce della sentenza della Corte costituzionale dello scorso gennaio, mancavano elementi per dimostrare che Tuniz, al momento dell’incidente, fosse in stato di alterazione psicofisica, requisito indispensabile per configurare il reato previsto dall’articolo 187.
Una tesi condivisa dal giudice, che ha pronunciato l’assoluzione con la formula più ampia: “perché il fatto non sussiste”.
La decisione rappresenta uno dei primi effetti concreti dell’interpretazione fornita dalla Consulta, che ha mantenuto in vigore la riforma ma imponendo una lettura restrittiva della norma: non basta la semplice positività al test antidroga, ma occorre dimostrare un collegamento temporale tra l’assunzione della sostanza e la guida e la concreta capacità della sostanza di compromettere le condizioni psicofisiche del conducente.
Un anno da imputata
Per Elena Tuniz, tuttavia, le conseguenze sono arrivate molto prima della sentenza.
A causa del procedimento aperto nei suoi confronti ha perso il posto di insegnante a tempo indeterminato e ha dovuto affrontare per mesi il rischio di una condanna che, in caso di incidente, avrebbe potuto comportare fino a due anni di reclusione e una multa fino a 12mila euro. Senza patente, inoltre, non poteva più percorrere i circa 70 chilometri che separavano la sua abitazione dal luogo di lavoro.
Già nei mesi scorsi gli avvocati Raffaele Minieri e Vincenzo Marino avevano impugnato davanti al Giudice di pace di Udine il provvedimento di sospensione della patente, sollevando anche una questione di legittimità costituzionale sul nuovo articolo 187 del Codice della strada.
Meglio Legale: “Ora è la legge a dover essere processata”
Soddisfazione è stata espressa da Antonella Soldo, presidente di Meglio Legale, che ha seguito da vicino la vicenda.
«Questa sentenza restituisce giustizia a Elena, ma non cancella quello che ha dovuto subire in questi mesi. Ha perso il lavoro da insegnante a tempo indeterminato, è stata trascinata in un procedimento penale nel quale rischiava fino a due anni di carcere e una multa fino a 12 mila euro, pur non rappresentando alcun pericolo per la sicurezza stradale. Il Tribunale ha stabilito che il fatto non sussiste. È la conferma che il problema non era Elena: il problema è una legge che continua a colpire le persone sbagliate».
Per Soldo, l’assoluzione costituisce anche «un monito per il legislatore», affinché venga modificato il nuovo articolo 187 prima che altri cittadini paghino conseguenze analoghe.
Una riforma con troppi buchi
La vicenda di Elena Tuniz è diventata il simbolo delle contestazioni alla riforma del Codice della strada entrata in vigore il 14 dicembre 2024. Le modifiche all’articolo 187 prevedono infatti pesanti sanzioni per chi risulta positivo ai test antidroga, senza richiedere espressamente la prova dello stato di alterazione alla guida.
Una differenza sostanziale rispetto all’alcol, per il quale continua a essere previsto un limite quantitativo (0,5 g/l nella generalità dei casi). Per i cannabinoidi, invece, i metaboliti del THC possono restare rilevabili anche diversi giorni dopo il consumo, quando gli effetti psicotropi sono ormai cessati, e non sono esclusi casi di falsa positività dovuti ad alcuni farmaci o ad altri prodotti contenenti derivati della canapa.
Su questo punto è intervenuta la Corte costituzionale, che ha stabilito come la norma debba essere applicata soltanto accertando il nesso temporale tra l’assunzione della sostanza e la guida e verificando che la sostanza fosse ancora idonea a compromettere le capacità del conducente.
L’assoluzione pronunciata dal Tribunale di Udine rappresenta una delle prime applicazioni di questo principio e potrebbe costituire un precedente importante per gli altri procedimenti ancora aperti relativi al nuovo articolo 187 del Codice della strada.









