La rivincita delle bionde: il test del Salvagente su 18 birre alla ricerca di Pfas e pesticidi

birre birra

Insieme al vino, la birra è la bevanda alcolica più apprezzata dagli italiani. Ma cosa c’è dentro? Nel numero in edicola, il nostro test su 18 bottiglie alla ricerca di Pfas e pesticidi  mostra prodotti puliti. Ma il sapore è il vero punto debole

Il test del Salvagente su 18 marche diverse di birra alla ricerca di Pfas e pesticidi è nel numero di luglio. Per leggerlo clicca qui

Gli italiani bevono in media 36 litri di birra a testa l’anno, per un consumo complessivo di oltre 21 milioni di ettolitri. E se negli ultimi anni si è registrata una leggera flessione, è probabile che le temperature torride di quest’estate, con l’arrivo del fenomeno climatico “super el Niño”, spingano a stappare più bionde per rinfrescare la gola. Ma proprio perché, superata di poco dal vino, la birra è il secondo alcolico più apprezzato dagli italiani, è importante ogni tanto fermarsi e chiedersi cosa ci sia dentro, oltre ai tre ingredienti storici codificati per la prima volta nel 1516 da Guglielmo IV, duca di Baviera: acqua, orzo e luppolo. E quando si fa riferimento al reale contenuto, intendiamo, com’è abitudine per il Salvagente, non solo e non tanto gli ingredienti in etichetta, ma soprattutto le contaminazioni da sostanze sgradite o addirittura pericolose.

Le 18 birre testate in laboratorio

Con questo obiettivo, nel numero di luglio del Salvagente, abbiamo mandato in laboratorio 18 birre bionde delle marche più popolari nel nostro paese: Forst, Moretti, Ceres, Peroni, Dreher, Heineken, Bud, Tuborg, Menabrea, Beck’s, Best Bräu (Eurospin), Nastro Azzurro, Raffo, Corona, Ichnusa, Messina, Poretti 4 Luppoli, Finkbräu (Lidl). All’interno dei nostri campioni abbiamo cercato tracce di pesticidi e Pfas.

Pesticidi: tracce minime, ma due sostanze tossiche presenti

Possiamo dire che, al contrario di altre bevande testate in passato dal Salvagente (vino, acqua minerale, succhi di frutta, soft drink), questa volta i risultati sono incoraggianti. Se è vero che in un solo campione (Ichnusa) non abbiamo rintracciato residui di pesticidi, è altrettanto vero che le quantità rilevate negli altri 17 campioni sono tutte in tracce minime, molto distanti dalle soglie di sicurezza stabilite per legge. Anche se, va detto, in alcuni campioni i residui in questione, seppure in traccia, riguardavano Boscalid e Spirotetramat, due pesticidi considerati tossici per l’essere umano.

Pfas: presente il Tfa, ma in quantità molto basse

L’altra buona notizia è che le sostanze perfluoroalchiliche, ormai onnipresenti in ambiente e in diversi casi dannose per lo sviluppo e cancerogene, nelle birre da noi testate erano presenti in maniera molto marginale. Nello specifico, solo l’acido trifluoroacetico (Tfa), considerato tossico per la riproduzione dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa), ha fatto capolino in laboratorio, in tutti i campioni, ma in quantità decine di volte inferiore al limite di riferimento per le acque potabili, in vigore dal 2027.

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Sul gusto: la produzione industriale livella verso il basso

Se andiamo invece sul versante gusto, le note positive si assottigliano e aumentano quelle negative. Oltre ai test di laboratorio, abbiamo deciso di affidare a un panel di sommelier esperti di birra l’assaggio “blind” (con campioni resi anonimi) delle 18 birre.

E qui i limiti della produzione industriale rivolta a un target di consumatori molto ampio emergono con chiarezza. Rispetto alle artigianali, il gusto pensato dai birrai dei grossi gruppi industriali tende a essere livellato verso il basso, con un range di profondità di sapori e di variazione di gusto molto ristretto. E ciò nonostante, i nostri assaggiatori hanno trovato differenze a nostro avviso molto utili per il consumatore che voglia orientarsi con più consapevolezza nell’acquisto della bionda preferita al supermercato.

Assaggi e residui per i nostri giudizi

Per confrontare 18 marchi di bionde tra le più popolari, abbiamo mandato i campioni in laboratorio alla ricerca di residui di pesticidi e Pfas. A questo abbiamo aggiunto un panel test fatto da assaggiatori professionisti che ne hanno valutato il gusto. Vediamo nel dettaglio com’è andata.

Pesticidi

Le birre da noi analizzate, se comparate con altri prodotti alimentari e soprattutto con altre bevande testate dal Salvagente, si sono presentate sorprendentemente più “pulite” della media. Nessuno dei pesticidi trovati è andato oltre 0,01 milligrammi/chilogrammo: soglia al di sotto della quale è corretto parlare di tracce, di fatto molto lontane dai limiti di legge previsti. E i campioni analizzati non sono mai andati oltre la presenza di due tracce. Una di queste è il Boscalid, ritrovato nella birra Messina, sospettato di essere tossico per l’uomo. L’altra è lo Spirotetramat trovato nella Tuborg: è un insetticida che l’Unione europea ha vietato nell’autunno del 2025 perché sospettato di nuocere alla fertilità e allo sviluppo fetale. Tuttavia, l’Italia ne ha concesso l’uso in deroga per alcune colture (come i pomodori) fino al 29 luglio 2026.

Pfas

Anche la presenza di sostanze perfluoroalchiliche è molto limitata. Tra i circa sessanta Pfas cercati, all’interno dei nostri campioni, sono stati trovati solo residui di acido trifluoroacetico (Tfa). Si tratta di una molecola su cui negli ultimi anni sta crescendo l’attenzione tra ricercatori e autorità sanitarie: difficile da degradare, ormai diffusa nell’ambiente, presente nelle acque superficiali, sotterranee e potabili. Si tratta di un metabolita, ovvero una sostanza che si forma durante la degradazione delle sostanze perfluoroalchiliche ampiamente utilizzate in particolare negli insetticidi, nei fungicidi e negli erbicidi.

L’Echa, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, a giugno, l’ha inserita tra le sostanze tossiche per la riproduzione. In Italia è stato fissato per le acque potabili un limite di 10mila ng/l, la cui applicazione è prevista dal 12 gennaio 2027. Il Tfa è stato trovato in tutti i campioni di birra da noi analizzati ma sempre in quantità nell’ordine delle centinaia di ng/l. 

Prova organolettica

Per valutare dal punto di vista del gusto le 18 birre del nostro test, ci siamo rivolti a un panel di esperti dell’Unione degustatori birre, costituito da Mauro Pellegrini, Francesco Cassone e Alessio Lisotti, sommelier certificati a livello nazionale.

I campioni sono stati anonimizzati prima dell’assaggio in maniera da non condizionare il giudizio degli assaggiatori e serviti a distanza di 2-3 minuti dall’estrazione dal frigorifero. Le categorie su cui si sono espressi gli esperti sono: olfattiva, riferita all’odore percepito avvicinando il bicchiere alla bocca; visiva, con particolare attenzione al colore della birra e alla presenza di bollicine oltreché alla quantità e composizione della schiuma; gustativa, relativa alla percezione degli aromi e delle sfumature di sapore, all’equilibrio tra dolce e amaro; “Mouthfeel” – letteralmente “sensazione in bocca” – che fa riferimento alla sensazione tattile che rimane in bocca durante e dopo l’assaggio. In base a queste singole votazioni è scaturito il giudizio generale sulla base del quale abbiamo formulato quello presente in tabella.