Dal token al braccialetto, la moneta dei concerti che fa felici gli organizzatori

Ormai a festival e concerti non è più possibile comprare una bevanda o un gadget del proprio cantante preferito con soldi contanti o bancomat, ma si fa tutto con i token o i braccialetti elettronici. Un sistema cashless che nasconde un vero business per gli organizzatori degli eventi. Anche perché recuperare il credito residuo non è facile

Chi frequenta i concerti lo sa bene: ormai per pagare una bevanda o comprare un gadget del proprio cantante preferito non bisogna essere muniti di contanti o bancomat perché le transazioni sono tutte attraverso altri strumenti. Nella maggior parte dei casi si tratta di token, ma ultimamente si stanno diffondendo i braccialetti elettronici che incorporano un chip e promettono pagamenti rapidi e senza contanti. Ma dietro questi strumenti si nasconde un vero business per gli organizzatori degli eventi. Anche perché spesso non si riesce a recuperare il credito residuo.

Il credito residuo? Va recuperato subito altrimenti è perso

Il sistema “cashless”, ormai diffusissimo nei festival musicali, negli stadi e perfino nei campeggi, è presentato come una soluzione moderna e pratica che permette a chi va a sentire un concerto di non dover “preoccuparsi” di avere con sé contanti o altri metodi di pagamento. Basta richiedere il braccialetto o token all’ingresso, si carica una somma di denaro che poi si utilizza durante l’evento per acquistare cibo, bevande o merchandising, senza dover fare lunghe file alle casse.

Ma intorno a questo fenomeno si stanno sollevando diverse criticità. La prima riguarda la difficoltà nel recuperare il credito residuo. Come racconta il mensile francese 60 Millions de consommateurs che ha raccolto diverse testimonianze, in molti casi per richiedere il rimborso c’è una scadenza a 15 giorni che spesso non è nota all’utente. Non è raro dunque che i soldi restino nelle casse degli organizzatori. E non parliamo di pochi spiccioli perché questi eventi sono frequentati da centinaia di migliaia di persone. Ad esempio, al festival francese Vieilles Charrues, ogni anno tra 50mila e 100mila euro di credito residuo non vengono reclamati. All’Hellfest, tra il 5 e il 10% degli spettatori rinuncia inconsapevolmente alle somme rimaste sul braccialetto. In altre parole, i crediti dimenticati diventano una voce di ricavo aggiuntiva.

Il problema non riguarda soltanto i crediti dimenticati. Alcuni organizzatori applicano una commissione per l’attivazione del braccialetto; altri non rimborsano importi inferiori a una certa soglia; altri ancora trattengono una parte della somma per coprire le spese di rimborso. Spesso, inoltre, per recuperare il denaro residuo è necessario registrarsi online e rispettare finestre temporali molto ristrette. Chi si dimentica o non viene adeguatamente informato perde definitivamente il proprio credito. Una situazione che ricorda da vicino quella dei vecchi gettoni: una volta acquistati, difficilmente venivano convertiti nuovamente in denaro contante. La differenza è che oggi il processo è molto più sofisticato e coinvolge decine di migliaia di persone.

La psicologia del denaro invisibile

I promotori del sistema cashless sostengono che questo metodo di pagamento possa incrementare il fatturato dal 20 al 30%. Una percentuale tutt’altro che trascurabile. Il motivo è noto agli esperti di marketing: quando il denaro perde la sua forma fisica e viene trasformato in credito virtuale, il consumatore tende a percepire meno la spesa e a spendere di più. È lo stesso meccanismo che sta dietro ai gettoni dei luna park, alle fiches dei casinò o alle valute virtuali dei videogiochi. Non è un caso che molte piattaforme digitali abbiano costruito enormi profitti proprio sulla trasformazione del denaro in “crediti”, “monete” o “punti”. Il braccialetto dei festival non fa che applicare lo stesso principio al mondo degli eventi dal vivo.

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La domanda sorge spontanea: se il denaro è stato caricato tramite carta di credito o bancomat, perché non restituire automaticamente il credito residuo alla fine dell’evento? Tecnicamente sarebbe semplicissimo. Eppure questa soluzione è raramente adottata e non fatichiamo a capire perché. Di sicuro la diffusione dei braccialetti elettronici rende necessario un maggiore livello di trasparenza. Tempi di rimborso più lunghi, informazioni chiare e visibili, divieto di commissioni e restituzione automatica delle somme non utilizzate potrebbero evitare che la comodità tecnologica si trasformi nell’ennesima trappola per i consumatori.