
La rete europea Food Fraud Network segnala l’aumento di frodi nel settore ittico: l’aggiunta non dichiarata di acqua e polifosfati. Con la conseguenza di far pagare a caro prezzo l’acqua invece del pesce
L’aggiunta di acqua ai prodotti ittici torna sotto osservazione in Europa. Nel rapporto ufficiale sulle sospette frodi agroalimentari pubblicato dalla Commissione europea per aprile 2026, il fenomeno compare tra le pratiche che stanno attirando l’attenzione delle autorità di controllo dei Paesi membri.
Il documento, elaborato nell’ambito dell’Agri-Food Fraud Network (FFN), raccoglie le segnalazioni transfrontaliere di possibili frodi alimentari condivise attraverso l’Alert and Cooperation Network, la rete europea che comprende anche il RASFF e il sistema di cooperazione amministrativa tra Stati membri.
Secondo le analisi effettuate da osservatori indipendenti che monitorano le notifiche europee, tra marzo e aprile 2026 è emersa una tendenza all’aumento dei casi relativi all’eccesso di acqua in prodotti ittici congelati e in altre categorie alimentari, spesso accompagnata da anomalie riconducibili all’impiego di polifosfati e ad altre sostanze capaci di trattenere acqua nei tessuti. L’obiettivo economico è semplice: aumentare il peso vendibile del prodotto e guadagnare di più, vendendo a caro prezzo l’acqua al posto del pesce.
L’aggiunta di acqua non è automaticamente illegale. La normativa europea consente infatti alcuni trattamenti tecnologici purché siano chiaramente dichiarati in etichetta e non inducano il consumatore in errore.
Il problema nasce quando l’acqua aggiunta non viene dichiarata correttamente oppure quando il peso effettivamente pagato dal consumatore non corrisponde alla reale quantità di pesce acquistata. In questi casi si configura una pratica ingannevole che può rientrare nelle frodi alimentari perseguite dalle autorità europee.
Nel settore ittico il rischio riguarda soprattutto filetti congelati e prodotti lavorati. L’impiego di soluzioni contenenti acqua, sale e polifosfati può infatti aumentare la capacità del muscolo di trattenere liquidi, incrementando artificialmente il peso finale.
Da anni organismi internazionali, laboratori pubblici e associazioni specializzate nella lotta alle frodi alimentari segnalano l’adulterazione del pesce attraverso pratiche che alterano il peso reale del prodotto. Le analisi condotte nel settore mostrano come l’aggiunta non dichiarata di acqua e l’uso improprio di polifosfati siano tra le irregolarità più frequentemente riscontrate nel commercio internazionale dei prodotti ittici.
La Commissione europea considera queste segnalazioni uno strumento utile per individuare rischi emergenti e orientare i controlli ufficiali lungo la filiera agroalimentare.
Le informazioni pubblicate per aprile 2026 non consentono però di identificare pubblicamente le aziende coinvolte.









