Latte per neonati, l’allerta si allarga a Danone e Lactalis

LATTE PER NEONATI

Latte per neonati: l’allarme cereulide si allarga, coinvolti Danone e Lactalis dopo Nestlé (e in Italia Granarolo). Il responsabile potrebbe essere un ingrediente considerato sicuro su cui finora c’erano pochi controlli

Non si ferma l’ondata di richiami e blocchi cautelativi di latte in polvere e dei latti per l’infanzia collegati al rischio di contaminazione da cereulide, una tossina che può provocare nausea e vomito e che sta mettendo sotto pressione l’intero comparto del baby food.

Dopo il caso Nestlé, che nelle scorse settimane ha dovuto estendere l’allerta su scala internazionale, anche Danone e Lactalis finiscono nel mirino delle autorità sanitarie e dei consumatori: entrambe hanno infatti adottato misure preventive su alcuni lotti di latte per neonati, in un contesto dove la parola d’ordine è una sola: tracciabilità.

Danone e Lactalis: stop e richiami in più paesi

Secondo quanto riportato da FoodNavigator, due big del lattiero-caseario hanno reagito in modo diverso ma nella stessa direzione: ridurre il rischio e contenere l’emergenza.

Danone, a Singapore, ha bloccato un lotto di Dumex Dulac su richiesta delle autorità locali, pur dichiarando di non aver rilevato cereulide nei propri prodotti.

Lactalis, invece, ha avviato un richiamo vero e proprio: sei lotti di Picot sarebbero stati ritirati in diversi Paesi (tra cui Francia, Cina, Australia e Messico) a causa della presenza di cereulide in un ingrediente di un proprio fornitore.

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Il punto critico, in entrambi i casi, sarebbe lo stesso: un ingrediente usato in modo molto diffuso nelle formule per l’infanzia.

La “pista” dell’olio ARA (omega-6)

L’attenzione si concentra sull’olio ARA, un ingrediente (arachidonic acid, omega-6) utilizzato comunemente nei latti per l’infanzia per supportare lo sviluppo del neonato.

Il problema è che proprio in questo ingrediente sarebbe stata individuata la cereulide, una tossina associata al batterio Bacillus cereus e capace di provocare disturbi gastrointestinali.

Secondo le ricostruzioni disponibili, l’industria potrebbe essere costretta a rivedere le proprie procedure: l’olio ARA, infatti, finora rientrava spesso tra gli ingredienti considerati “a basso rischio” nel sistema HACCP e quindi soggetti a controlli meno stringenti rispetto ad altri componenti. Ma l’attuale crisi potrebbe cambiare tutto.

Il precedente Nestlé

È stato Nestlé ad aprire la crisi: un richiamo partito da controlli interni e poi esteso progressivamente, con un impatto enorme sulla fiducia di famiglie e consumatori.

Come abbiamo raccontato su il Salvagente, l’azienda ha allargato l’allerta su nuovi prodotti e lotti, mentre in parallelo in Italia è arrivato un segnale che segna un salto di qualità dell’emergenza: la contaminazione potenziale non riguarda più solo marchi esteri, ma arriva anche al mercato italiano, con il coinvolgimento di Granarolo.

Nei giorni precedenti, Nestlé aveva già comunicato un ritiro precauzionale in Italia e in diversi Paesi europei per una “possibile deviazione microbiologica” legata a un ingrediente, indicando anche una linea di assistenza dedicata.
E il 9 gennaio l’allerta è stata ulteriormente aggiornata con l’estensione del richiamo ad altri lotti di prodotto (tra cui Alfamino), sempre in un quadro di verifiche e accertamenti in corso.

Intanto, all’estero il fronte continua ad allargarsi: l’agenzia per la sicurezza alimentare di Singapore (SFA) ha disposto richiami su prodotti Nestlé e Dumex dopo aver rilevato la tossina in ulteriori lotti, segno che l’indagine sulla filiera è ancora aperta.