In Italia oltre 18mila minori hanno il diabete di tipo 1, con un’incidenza in aumento sotto i 6 anni. I consigli dell’esperta su come gestirlo a scuola
In Italia oltre 18mila minori hanno il diabete di tipo 1, con un’incidenza in aumento sotto i 6 anni. Come riporta il Quotidiano Sanità, Francesca Franco, pediatra presso la Clinica Pediatrica dell’Ospedale “Santa Maria Della Misericordia” di Udine, dà alcuni consigli utili per gestire meglio la malattia quando si è a scuola. “In questo contesto, è fondamentale che coloro che condividono una parte della propria giornata con un ragazzo con diabete -compagni di classe, genitori e personale scolastico-, sappiano quali comportamenti adottare, senza pregiudizi o paure – spiega Franco a Qs – La conoscenza e il rispetto della sua routine sono cruciali per garantire una vita scolastica serena e senza ostacoli”, “I ragazzi passano un terzo della loro giornata a scuola e sono molte le ore che trascorrono in un ambiente diverso da quello conosciuto, ossia quello familiare. Il diabete può fare paura se non lo si conosce, ma ci sono consigli pratici che si possono dare tramite le famiglie per aiutare a creare un ambiente inclusivo e di supporto”. Vediamoli insieme,
Spiegare al bambino cos’è il diabete
“Aiuta il tuo bambino/a a capire che il diabete è una malattia in cui il corpo ha difficoltà a controllare i livelli di zucchero nel sangue (glucosio). Nel diabete di tipo 1 la causa di tutto questo è l’incapacità del corpo di produrre insulina. Gli alti livelli di zucchero nel sangue arrivano ai reni e passano nelle urine. È per questo motivo che all’esordio del diabete i bambini urinano più frequentemente e di conseguenza bevono di più. Succede inoltre che perdano peso e siano molto stanchi; è importante riconoscere presto questi sintomi che scompaiono quando viene iniziata la terapia necessaria. Fai attenzione a non raccontare notizie non verificate o leggende sul diabete (come ad esempio che il diabete viene a chi mangia tanti zuccheri, il diabete rende più deboli e non si possa fare sport)” scrive l’esperta.
Insegnargli che è possibile gestirlo
“Cerca di spiegare che se il corpo non riesce a produrre l’insulina, è necessario che venga assunta dall’esterno più volte al giorno. L’insulina non esiste in pastiglia ma deve essere assunta tramite piccole punture. Il/La compagno/a di classe con il diabete può mangiare tutto seguendo i principi di un’alimentazione sana. Deve fare però attenzione quando mangia i carboidrati e assumere l’adeguata dose di insulina. Non serve diventare esperti di diabete, ma è importante avere una conoscenza di base su cosa sia e come debba essere gestito per poterlo spiegare al tuo/a bambino/a” continua la pediatra.
Come può riconoscere i segnali di ipoglicemia
Bisogna educare il bambino a riconoscere i sintomi di un possibile episodio di ipoglicemia (calo di zuccheri), come, ad esempio, tremori, pallore, sudorazione, confusione o stanchezza. In questi momenti è importante avvisare un adulto (l’insegnante o il personale scolastico più vicino) e far sì che il compagno non rimanga da solo. Per correggere l’ipoglicemia sono necessari zuccheri semplici come lo zucchero, le caramelle o il succo di frutta che il bambino dovrà assumere secondo quanto deciso dal proprio medico e comunicato alla scuola.
Abituarlo alla normalità
“Spiegagli che la normalità è l’approccio migliore per farlo sentire a proprio agio. Il diabete non deve esser un limite né una fragilità. Il compagno con diabete deve poter partecipare a tutte le attività di gruppi, che siano giochi, gite e progetti scolastici” dichiara la dottoressa Francesca Franco.
Chiedere sì, ma con rispetto
“Invitalo a mostrare interesse verso l’amico che presenta questa patologia, senza che questo comporti invadere la sua privacy. Avere domande o dubbi, significa confrontarsi con il compagno con diabete in modo educato e rispettoso e interessarsi a lui/ lei. Se il proprio compagno se la sente capire che strumenti usa, come controlla la glicemia, come fa l’insulina può essere un buon modo per rendere il tutto più naturale possibile anche a scuola” conclude l’esperta.