Pfas, l’iniziativa in Veneto: “Così insegniamo agli studenti che l’ambiente si salva lottando insieme”

pfas cillsa

Donata Albiero, portavoce dei Cittadini per il lavoro, la legalità, la salute e l’ambiente (Cillsa), ha lavorato nella scuola per 41 anni, di cui 31 come dirigente scolastica. Adesso gira le scuole venete per condividere con gli studenti conoscenza e spirito critico e invitarli alla cittadinanza attiva.

 

“Alla fine dell’incontro si è alzato un genitore, che ci ha ringraziato perché non sapeva che non dovevo bere l’acqua del rubinetto in quanto inquinata da Pfas. È stato il figlio a insegnarglielo grazie ai nostri incontri, ed è una bella soddisfazione”. Donata Albiero, portavoce dei Cittadini per il lavoro, la legalità, la salute e l’ambiente (Cillsa), ha lavorato nella scuola per 41 anni, di cui 31 come dirigente scolastica. Ad Arzignano, con Cillsa,  ha scoperto nel 2013, insieme alle altre associazioni del territorio, che nel triangolo tra Verona, Vicenza e Padova, era in atto da decenni il più ampio inquinamento delle falde acquifere nel territorio europeo mai registrato. Le sostanze perfluoroalchiliche, utilizzate dallo stabilimento dell’ex Miteni, a Trissino, per impermeabilizzare diversi prodotti commerciali, era stato scaricato nei corsi d’acqua circostanti, causando i pesantissimi problemi di salute più volte raccontati dal Salvagente.

“Rompere il muro di disinteresse”

“Nel 2018, ci confrontavamo sconcertati perché vedevamo che non riuscivamo a rompere il muro di disinteresse. La disinformazione, la minimizzazione del problema, ci ha fatto capire che dovevamo informare e formare le nuove generazioni, visto che sono più colpite” spiega Donata Albiero al Salvagente, che si è messa alla guida del Gruppo educativo zero, per entrare nelle scuole e parlare con i ragazzi. Da allora, il progetto, che vanta l’adesione di 12 sigle tra associazioni, comitati e gruppi aderenti, ha permesso l’incontro con 6mila studenti, 740 genitori, in 25 scuole secondarie in cinque province.

Un lungo percorso preparatorio

“Con le secondarie superiori – spiega la portavoce di Cillsa – partiamo dal bisogno di confrontarci e di creare delle coscienze critiche e di non fornire lezioni, adottiamo il principio della metodologia attiva. Prima di entrare nelle scuole forniamo un questionario di entrata da somministrare ai ragazzi, per capire la conoscenza che hanno dei Pfas, e quali sono i bisogni e le aspettative. Le risposte le passo ai miei gli esperti, che da lì devono tarare il loro intervento. Prima dell’incontro sia i docenti che i ragazzi ricevono delle schede tecniche, del materiale da studiare scritto con linguaggio semplice in cui si spiega, tra le altre cose, come è avvenuto il disastro ambientale, e quali effetti ha sull’ambiente e sulle persone”. In genere si dà circa un mese di tempo alla classe per studiare il materiale. All’incontro, oltre Cillsa manda sempre uno o più esperti, come i medici di Isde-Italia, che si battono da anni per contrastare i danni causati dall’inquinamento alla salute umana. 

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L’incontro

L’incontro è generalmente di tre ore, e si conclude con il percorso autonomo dei ragazzi su pratiche di cittadinanza attiva da loro adottate liberamente (tesine, interviste per la città, articolo nel giornalino della scuola) . Tutti strumenti che consentono agli studenti di condividere la conoscenza acquisita all’esterno. Alla fine dell’anno, in un incontro con gli esperti e attivisti del Movimento No Pfas  si rimettono in circolo preoccupazioni, informazioni e propositi.

La reazione dei giovani

Ma come reagiscono i ragazzi di fronte al disastro dell’inquinamento da Pfas? Albiero risponde: “I ragazzi nel momento stesso in cui acquisiscono consapevolezza sono chiari, schietti. Chiedono perché non la regione non interviene? Perché non si chiude la fabbrica? Perché si permette di produrre in questo modo? Dopo averti incontrato ti chiedono addirittura ‘ma allora noi cosa possiamo fare?'” .

Ripartire dal “noi”

La risposta, secondo la responsabile del Cillsa, passa per la parola “noi”: “È vero che prima noi siamo tante gocce d’acqua, ognuno di noi può modificare la situazione, è altrettanto vero che bisogna cambiare o modificare uno stile di vita. Però, diciamocelo chiaro se io cerco di fare uno stile di vita che non inquina, risparmiando acqua, e poi mi trovo con il più grande inquinamento di falda d’Europa a causa dei Pfas, non basta. E io ti dirò sempre ai ragazzi che l’unione fa la forza, che bisogna muoversi insieme. Il movimento No Pfas è riuscito la dove nessuno sperava. Ha bloccato una un’industria quale la Miteni e l’ha fatta andare a processo, è riuscito a portare l’Alto commissario dell’Onu a vedere di persona il disastro ambientale. Soprattutto – conclude Donata Albiero – parlo ai ragazzi di un cambio di paradigma culturale, perché questa è l’unica speranza. Capire che non ci deve essere dicotomia fra l’uomo e l’ambiente che l’uomo è l’ambiente e l’ambiente l’uomo”.