Olio extravergine, la bocciatura di 4 italiani in Germania fa discutere

OLIO EXTRAVERGINE

A distanza di tre anni dall’ultimo test la rivista tedesca Oko Test ha portato in laboratorio l’olio extravergine: tra i 19 analizzati anche 4 nomi italiani con risultati tutt’altro che eccellenti

Moah, Mosh, Ipa e qualche pesticida. Il mensile tedesco Oko Test dopo tre anni ha portato nuovamente in laboratorio 19 bottiglie di olio extravergine (bio e convenzionale) tra cui 4 prodotti dai nomi noti nel nostro paese. In generale, dei 19 campioni, solo uno è promosso a pieni voti (Rapunzel Kreta, un olio che non è disponibile sul mercato italiano) e un altro supera la prova con un giudizio appena sufficiente (Mani Bläuel Natives, anche questo non in vendita nel nostro paese). Tutti gli altri, purtroppo, sono insoddisfacenti o insufficienti. E tra questi ricadono anche i “nostri” oli extravergine. I 17 bocciati non hanno convinto gli esperti tedeschi non tanto per il panel test, quanto per la presenza di Mosh, Moah, Ipa, plastificanti, e pesticidi.

Le tre aziende bocciate per troppi Mosh

Tre “italiani” su quattro sono stati penalizzati dalla quantità di Mosh rilevati (sopra 4 mg/kg), e in qualche caso anche per i più temibili Moah.

In particolare, il De Cecco Extra Classico è stato classificato come insoddisfacente per una quantità “considerevole” di Mosh (sopra i 4 mg/kg) e per la presenza di Moah. I laboratori tedeschi hanno segnalato anche tracce di Ipa e 1 pesticida.

Stesso giudizio – insoddisfacente– per il Primadonna Extra Original di Lidl. In questo olio non sono stati trovati pesticidi o Moha, ma ha pesato la quantità “considerevole” di Mosh, assieme ai Moah.

Altro insoddisfacente assegnato dai tedeschi al Filippo Berio Classico. Qui oltre ai Mosh sono stati misurati anche i Moah. In più il laboratorio ha trovato Ipa, plastificanti in tracce, 2 pesticidi in tracce (compresa la deltametrina).

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Lidl: “Olio non in vendita in Italia”

Come nostra abitudine, abbiamo contattato le 4 aziende italiane coinvolte nel test tedesco. Lidl ha precisato attraverso una nota del suo ufficio stampa che “il prodotto testato dalla rivista Öko-Test, ovvero l’olio extravergine di Oliva Primadonna “Original” 500 ml, attualmente non fa parte dell’assortimento dei punti vendita Lidl in Italia“.

De Cecco, invece, ha preferito non rispondere.

Berio replica punto per punto

Anche l’olio “Filippo Berio Classico” è commercializzato in Germania ma non sul mercato italiano ma l’azienda ci ha comunque tenuto a precisare che “si tratta di un prodotto sicuro e che rispetta pienamente le norme e le regolamentazioni dell’UE”. Poi ha risposto nel dettaglio ai punti citati da Oko Test. Riportiamo le considerazioni dell’azienda.

1) Pesticidi: il prodotto testato è pienamente conforme alla normativa UE sui residui di pesticidi -Regolamento (CE) 396/2005 e successive modifiche. 

In particolare:  -Deltametrina: valore rilevato 0,015 mg/kg rispetto a un LMR (livelli massimi di residui fissati dall’UE legge) di 0,6 mg/kg.

-Fosmet: valore rilevato 0,017 mg/kg rispetto a un LMR (livelli massimi di residui fissati dalla normativa UE) di 3 mg/kg 

2) Olio minerale (MOSH/MOAH): attualmente non esiste una normativa comunitaria che disciplini i limiti di MOSH/MOAH negli oli e nei grassi vegetali e il metodo analitico comunemente usato per quantificare contaminazioni MOSH/MOAH inferiori a 10 mg/kg è altamente inaffidabile. 

Oltre a questo, vogliamo sottolineare che tale test (basato sulla tecnica LC-GC/FID) non è selettivo e quindi non può distinguere tra MOAH “cattivo” (3-7 anelli IPA) e il MOAH innocui (la cui origine non è ancora stata ben identificata, non è da escludere che possano essere naturalmente presenti in molte cultivar di olio d’oliva). 

3) PVC/ PVDC/ composti clorurati sull’imballaggio:  tutti i materiali utilizzati per i nostri imballaggi sono perfettamente idonei per l’utilizzo in prodotti alimentari. Inoltre, nell’Oko Test, il PVC/PVDC/clorato sarebbe stato rinvenuto “nel coperchio esterno di rivestimento”, quindi in una zona non a contatto con il prodotto alimentare. 

Il caso Farchioni

Particolare il caso del Casolare Bio Natives Farchioni, quarto prodotto tra i nomi italiani a essere valutato da Oko-Test come insoddisfacente. Le analisi tedesche hanno trovato tracce di Mosh tra i 2 e i 4 mg/kg e l’azienda ha fornito al Salvagente le controanalisi condotte da Tuv che sostanzialmente confermano il dato (2,28 mg/Kg è quanto rilevato in laboratorio). Una quantità che giustifica la bocciatura di un olio?

Mancando limiti di legge per questi contaminanti, il Salvagente ha preso come riferimento quelli indicati nell’aprile 2019, dalla BLL, che è la principale associazione dell’industria alimentare tedesca, in accordo con le associazioni dei consumatori e le autorità di controllo degli Stati federali: queste linee guida prevedono “livelli di riferimento” per i Mosh compresi tra 9 e 13 mg/kg, rispettivamente per gli oli commestibili, esclusi quelli di origine tropicale, e per i prodotti del cacao. I valori rilevati da Oko-Test sono dunque in quel range che queste linee guida definiscono al momento tranquillizzanti.

Pur considerando che i laboratori tedeschi hanno trovato tracce di Ipa (che risultano anche nelle controanalisi di Farchioni quantificate in 0,64 mcg/kg, cento volte sotto il limite di legge che è 10 mcg/kg per la sommatoria di Benzo[a]pirene, Benzo[a]antracene, Benzo[b]fluorantene, Crisene), il giudizio insoddisfacente sembrerebbe ingeneroso.

Certamente così è apparso agli occhi della Farchioni che ci scrive: “Ci preme puntualizzare che il prodotto Olio extravergine d’oliva biologico Casolare bio Demeter è perfettamente conforme alle normative di legge e anche alle particolari analisi effettuate dalla rivista tedesca”. L’azienda poi sottolinea come oltre alla certificazione bio, l’olio abbia anche quella Demeter sul metodo biodinamico.

Cosa sono gli oli minerali e perché li troviamo nell’olio

Mosh e Moah sono oli minerali di origine fossile dannosi per la salute. I Moah sono addirittura potenzialmente cancerogeni. Possibili fonti di ingresso per i componenti dell’olio minerale sono i materiali di imballaggio (soprattutto l’inchiostro usato per la scrittura sulle confezioni) e i grassi lubrificanti sulle macchine in produzione. La contaminazione da olio minerale può avvenire in qualsiasi fase della filiera. Le potenziali fonti di contaminazione per gli oli vegetali sono numerose e ciò è dovuto all’esteso impiego di olio minerale, presente, per esempio, in oli lubrificanti utilizzati nelle macchine per la movimentazione meccanica, in agenti di controllo delle polveri (in particolare nella lavorazione della colza e della soia), nei sacchi di iuta usati per il trasporto di semi e olive, che possono contenere fino al 25% di composti poliaromatici, in additivi usati nella fabbricazione delle plastiche,  in oli lubrificanti presenti nelle latte di alluminio utilizzate come contenitori, così come in inchiostri da stampa per la carta e il cartone, veicolanti di pesticidi o altri componenti attivi.

Cosa sono gli Ipa e perché li troviamo nell’olio extravergine

Gli idrocarburi policiclici benzenoidi, detti anche aromatici poiché alcuni di essi emanano un caratteristico odore, sono composti derivati dal benzene. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha classificato alcuni Ipa, come il benzo[a]pirene come cancerogeni per l’uomo. Gli Ipa vengono prodotti soprattutto durante i trattamenti termici ad alta temperatura, e quindi anche nelle combustioni in genere ed è per questo motivo che li possiamo trovare nelle miscele di olive.