C’è da fidarsi del bio dopo lo scandalo del sesamo al pesticida indiano?

SESAMO

“Caro Salvagente, nell’articolo “Il sesamo all’etilene spaventa l’Europa” del numero di dicembre 2020, ho letto con incredulità e sconcerto che un gran numero di prodotti BIO sono stati richiamati a causa della presenza nel loro contenuto di sesamo contaminato da ossido di etilene proveniente dall’India (es. Selex semi di sesamo biologici, Verdemio mix di semi biologici, Carrefour Miscela di semi biologici bio, PAM Panorama Mix di semi per insalata bio, solo per citarne alcuni).

Com’è possibile? Come ottengono la certificazione bio questi prodotti? Come essere sicuri della provenienza e della qualità degli alimenti acquistati come biologici? Soprattutto dopo la lettura del libro “Dacci oggi il nostro veleno quotidiano” ormai acquisto solamente prodotti biologici, ma questo articolo ha sollevato numerosi dubbi sulla validità di questa dicitura…”

I dubbi che ci ha voluto rivolgere la nostra lettrice Chiara Baio sono quelli di molti e per questo abbiamo chiesto a Roberto Pinton, un grande esperto del mercato biologico, di aiutarci a rispondere.

La ricostruzione, in parte già fatta dal nostro giornale, non può che partire da quanto accadeva prima di settembre, ossia prima che venisse scoperto lo scandalo dell’ossido di etilene nel sesamo.

La paura della salmonella nel sesamo indiano

Il sesamo di provenienza indiana ha negli anni scorsi presentato occasionalmente contaminazioni da salmonella, tant’è che la Commissione europea, con reg. n. 1793/2019 aveva disposto, tra l’altro, che non meno del 20% delle partite venisse sottoposta ad analisi nei punti d’ingresso nella Ue.

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Con tutta probabilità operatori indiani hanno individuato nell’utilizzo di questo pesticida lo strumento per azzerare il rischio salmonella, introducendo però così il rischio ossido di etilene, ammesso nella UE per molto usi (è ampiamente utilizzato per la sterilizzazione di dispositivi e strumenti sanitari), ma dal 1991 non ammesso come pesticida, anche se ne è tollerato un residuo non superiore a 0,05 ppm (da reg. n.396/2005).

Settembre, scatta la crisi europea ossido di etilene

Verificata la frequenza delle analisi positive all’ossido di etilene emerse a settembre 2020 ai punti d’ingresso e in autocontrollo, la Commissione ha  tempestivamente emanato il reg. n.1540/2020, secondo il quale tutte le partite di sesamo di origine indiana devono essere scortate da dichiarazione delle competenti autorità sanitarie che il prodotto è conforme ai LMR (i limiti massimi di residuo) tollerati dalla normativa Ue e da copia del certificato d’analisi ufficiale. Il 50% delle partite che hanno lasciato il Paese d’origine (o, se diverso, di spedizione) e presentate a una dogana europea dopo il 26 ottobre deve essere inoltre sottoposto a nuova analisi.
È lecito attendersi che le misure di controllo rinforzato (100% di lotti sottoposti ad analisi ufficiali alla partenza, 50% sottoposti a nuova analisi all’arrivo in un porto Ue) siano sufficienti a scongiurare il rischio di ulteriori infrazioni; la criticità dovrebbe esser limitata a partite consegnate tra i primi di settembre e la prima decade di novembre.

Appena emersa la criticità, le organizzazioni europee hanno sensibilizzato le imprese associate, dalle quali sono scattate verifiche in autocontrollo (mentre le autorità disponevano controlli ufficiali sul mercato);  nel periodo tra il 9 ottobre e il 18 dicembre da tali interventi congiunti sono stati disposti 368 allerta Rasff.
Di questi il 73,6% ha riguardato prodotto convenzionale e il 26,4% prodotto proposto come biologico.

Non sono note le quantità coinvolte (gli allerta Rasff non forniscono questa informazione).

Cosa ha fatto il biologico

Per i prodotti proposti come biologici, a livello europeo 1 partita è stata respinta alla dogana (in Slovenia, aveva lasciato l’India prima del 26 ottobre, sfuggendo così al controllo rinforzato alla partenza), 5 casi sono emersi da controlli ufficiali sul mercato (2 in Olanda, 2 in Lussemburgo, 1 in Spagna), tutti gli altri (il 94,8%) sono emersi da autocontrollo aziendale.

In Italia tutti i casi segnalati derivano da autocontrollo aziendale, segno che il sistema delle imprese ha reagito tempestivamente e responsabilmente.

Perché gli importatori non hanno individuato il problema subito alla ricezione del sesamo?

Anche se, guardando i telefilm polizieschi, un non addetto ai lavori può avere l’idea che sia tutto molto facile e che basti prendere un pizzico di una sostanza, infilarlo in un macchinario ultra-tecnologico per ottenere dopo pochi secondi una lista in ordine alfabetico di tutte le sostanze che lo compongono o lo contaminano, la realtà è del tutto diversa.

Intanto il numero delle sostanze chimiche attualmente in uso è ufficialmente sconosciuto.

Nel 1981 è stato compilato l’Inventario europeo delle sostanze chimiche esistenti (EINECS), che comprende oltre 100.000 voci; secondo le stime dell’Agenzia europea dell’Ambiente, ogni anno vengono sintetizzate alcune centinaia di nuove sostanze e quelle commercializzate attualmente sarebbero tra le 20.000 e le 70.000 (un intervallo di indeterminatezza davvero ampio).

Non esiste un macchinario ultra-tecnologico in grado di individuare 50.000 sostanze; per essere considerato affidabile, ciascun metodo di determinazione deve essere accreditato (per parecchie migliaia di sostanze un metodo accreditato nemmeno esiste); i laboratori di analisi non sono in grado di eseguire prove su “tutte” le sostanze.

Le analisi, quindi, vanno mirate, un po’ come quando ci si fa fare l’analisi del sangue: si indica quali componenti devono essere cercati, nessun laboratorio cerca “tutto”.

Negli alimenti si cercano tutti i principi attivi normalmente utilizzati sulla categoria di prodotto interessato (non avrebbe senso cercare sul grano residui di antibiotico usato nell’allevamento suino o un anticrittogamico che è usato e funziona solo sulla banana: di sicuro non se ne troverà traccia).

Gli importatori dall’India (generalmente olandesi e tedeschi), come di routine, hanno sottoposto ad analisi i carichi di sesamo, ma cercando i principi attivi di cui potevano sospettare l’utilizzo.

Nessuno ha cercato l’ossido di etilene, perché non è più in uso da trent’anni e nessuno lontanamente pensava che un gas normalmente (e legittimamente) utilizzato per disinfettare cateteri potesse venire usato per fumigare del sesamo.

I carichi analizzati si presentavano quindi del tutto regolari: niente salmonella, niente residui.

Perché si registrano allerta a novembre e dicembre?

Perché la normativa definisce il residuo di ossido di etilene come “ossido di etilene (somma di ossido di etilene e 2-cloroetanolo, espressa come ossido di etilene)” i laboratori con metodo accreditato che co-determini sia l’ossido di etilene che il 2-cloroetanolo non sono  molti e i tempi di analisi non sono immediati (in pratica c’è stata la fila di tutti gli operatori che trattano sesamo ai pochi laboratori attrezzati); la situazione è stata analoga negli altri paesi europei (anzi, da noi è andata meglio che in altri paesi, dove qualche operatore ha dovuto spedire i campioni all’estero, non trovando laboratori nazionali in grado di soddisfare la particolare richiesta).

C’è da fidarsi adesso?

Per quanto il mercato del sesamo abbia momentaneamente perso vivacità (è un eufemismo), si può ritenere che i carichi che hanno lasciato l’India dopo il 26 ottobre siano conformi (se positivo all’analisi non potrebbe lasciare il porto indiano, metà dei carichi è analizzato in dogana, gli altri sono analizzati dagli importatori); la criticità sembra riguardare consegne tra i primi di settembre (la prima scoperta è del 9 settembre) e la fine di ottobre.

Peraltro l’Indian Oilseeds and Produce Export Promotion Council (IOPEPC) ha bloccato le esportazioni di sesamo dall’India verso la UE fino a esatta definizione della questione, e il poco sesamo che arriva nel vecchio continente è di altre origini.

Le organizzazioni di settore hanno invitato la Commissione europea a richiedere alle autorità indiane indagini per l’accertamento delle responsabilità di operatori, organismi di controllo e strutture di vigilanza.

Gli importatori olandesi e tedeschi sono stati responsabilizzati sulla necessità di accertare la conformità non solo documentale, ma anche analitica, includendo nei principi attivi da indagare l’ossido di etilene e altre sostanze che, ancorché non autorizzate né utilizzate nella Ue, potrebbero essere utilizzate allo scopo di fumigazione dei prodotti.

I responsabili indiani

I carichi di sesamo non conformi sono arrivati nella Ue dagli operatori indiani

  • M. LAKHAMSI AND CO, Plot No. 505, CHURCHGATE CHAMBERS, 5 NEW MARINE LINES, Mumbai, Maharashtra, 400020, India
    •    Dhairya International, NEW MARKET YARD 14, Unjha, Gujarat 384170. India
    •    Nature Bio Foods Ltd., 45 KM Stone, G.T. Road, Kamaspur, Sonepat, Haryana-131021, India
    •    ORCHID Exim (India) Pvt.Ltd., 608, Akshat Tower,  Opp. Rajpath Club,  Sarkhej-Gandhinagar Highway, Ahmedabad-380015. (Gujarat) India.
    •    Agri Food Products; SHRI Sacchidanand complex, Visnagar rd Unjha, Gujarat, India.
    •    GSV International, Bhavya Plaza 2nd fl, khar stationrd 203, Maharasht Mumbai, India.
    •    Fazlani Exports PVT Ltd., Nirmal 21st floor Nariman Port, Mumbai, India.
    •    M.R. Agro Industries, New Gunj Bazar, Unjha, Gujarat, India.
    •    Organic Products India; row house No. B-8 Himgiri Residency, Pune-411037, Maharashtra India.
    •    Accura Enterprices Pvt Ltd, Survey No150, Village Karai, Ahmedabad, Gujarat India.
    •    Shyam Industries, 402/403 Phase 4, GIDC, Naroda, Ahmedabad, Gujarat India.
    •    Shakumbhri Expo Impo Ltd.; 4.5 Km Stone, Bhopa Road Muzaffarnagar, U.P, India.
    •    Talakshi Lalji & Co.; 224 / 225, Gokul Arcade ‘A’, Subhash Road, Vile Parle (East), Mumbai – 400 057 India
    •    Amrutva Fine Foods LLP, 23 godavari chambers, junction of adukia road & s.v. road, kandival Mumbai.
    •    Keventer Agro Ltd, Plot NO 215 phase-2 gidc, Naroda Ahmedabad City.
    •    Dhaval Agri Exports B-9 Market yard, Rajkot.
    Non si tratta di produttori agricoli, ma di esportatori e trader; al momento non è determinato se sono responsabili del trattamento con l’ossido di etilene o se sono stati a loro volta acquirenti di sesamo trattato dal fornitore; lo sarà dopo la conclusione delle indagini da parte delle autorità indiane.

Abbiamo imparato qualcosa dallo scandalo del sesamo contaminato?

Da questa vicenda si possono trarre alcune conclusioni:

  1. non è uno “scandalo biologico”, è uno scandalo del sesamo che ha coinvolto anche qualche operatore biologico;
  2. gli importatori nord-europei hanno regolarmente analizzato tutte le partite acquistate, senza però cercare l’ossido di etilene, sostanza usata come disinfettante sanitario, ma da 30 anni non più usata nell’agricoltura europea;
  3. non appena sono emersi elementi di preoccupazione, le imprese biologiche hanno lanciato un piano straordinario di analisi, come testimoniato dal fatto che tutti gli allerta in Italia, nessuno escluso, sono emersi dalle analisi svolte in autocontrollo dagli operatori, non da controlli ufficiali delle strutture pubbliche;
  4. come sempre accade in un sistema di qualità codificato com’è quello biologico, l’apprendimento e il miglioramento sono continui: il sistema ha imparato che nelle analisi non deve cercare solo i principi attivi di cui il sospetto d’utilizzo sembra giustificato, ma anche altri, da individuare di volta in volta in collaborazione con tecnici ed esperti dei paesi d’origine delle materie prime che sia necessario importare.