Il miele europeo e quello italiano rischiano di scomparire

MIELE

Un grido di allarme che, purtroppo, si ripete da troppo tempo ma che quest’anno suona come disperato. È quello che viene dai produttori europei di miele, colpiti dal “peggior raccolto degli ultimi decenni”. Queste le previsioni dell’organizzazione agricola europea Copa e Cogeca la scorsa settimana di fronte al calo del 40% dei raccolti di miele quest’anno.

“Il cambiamento climatico è solo uno dei parametri, ma diventa ogni anno sempre più importante. Si crede sempre di essere di fronte agli anni peggiori e l’anno successivo ci si ritrova di fronte a uno scenario ancora peggiore. In Italia, ad esempio, sono passati tre anni consecutivi che i raccolti sono diminuiti ”, ha detto a FoodNavigator il presidente del gruppo di lavoro sul miele di Copa Cogeca, Ettiene Bruneau.

Forti piogge e inondazioni nell’Europa centrale e orientale e la forte siccità di luglio hanno provocato questa crisi sopratyutto nell’Europa orientale e meridionale.

L’organizzazione agricola prevede la “quasi assenza” sul mercato di alcuni mieli di queste regioni, con varietà sotto pressione come il miele di acacia. Nella sola Ungheria, uno dei maggiori produttori europei, il raccolto di acacia si attesta drammaticamente al 10% di quanto registrato normalmente. Cali di produzione si sono registrati in Portogallo (-80%) e nel sud Italia (-70% a -80%).

Già lo scorso agosto, la Confederazione agricoltori umbra aveva segnalato come per il quarto anno consecutivo, i circa 2.000 apicoltori dell’Umbria dovessero fare i conti con una produzione che segna ovunque -50%, con punte del -70% in alcune zone del territorio regionale, soprattutto per l’apicoltura stanziale, vale a dire con alveari stabili sul territorio, a differenza del nomadismo dove l’apicoltore trasporta gli sciami anche in regioni limitrofe per fare incetta di nettare.

Clima e pesticidi, il cocktail avvelenato per le api

A concorrere al calo drammatico delle popolazioni apistiche, come è oramai innegabile, c’è anche l’uso indiscriminato di pesticidi. Un fenomeno che anche in Italia è tutt’altro che irrilevante. Basti ricordare le denunce presentate alla Procura della Repubblica di Brescia e Cremona da parte dell’Unione nazionale associazioni produttori e apicoltori lombardi (Unaapi), che ipotizza le ipotesi di reato di inquinamento ambientale e danneggiamento per la strage di circa 9 milioni di api (oltre 200 alveari coinvolti) avvenuta ad agosto nei territori a cavallo del fiume Oglio in Lombardia e legata all’uso indiscriminato di insetticidi.

Le analisi condotte dai veterinari delle Agenzie di Tutela della Salute (ATS) delle zone coinvolte e i Carabinieri Forestali, che hanno prelevato campioni per effettuare le analisi di rito e avviare le indagini, hanno evidenziano la presenza costante di due principi attivi: indoxacarb e chlorantraniliprole. “Sono sostanze – precisa in una nota Greenpeace – che vengono usate per diverse formulazioni commerciali di insetticidi, comunemente usati su mais e altre colture. L’Ats bresciana ha comunicato che dagli esami si evidenzia “la presenza in quantitativi significativi nelle api morte e in minor quantità in polline e miele dei principi attivi di un fitosanitario specifico utilizzato sul mais”.

Il sospetto degli inquirenti è che a causare la moria degli insetti sia stato l’uso di insetticidi direttamente su colture in fioritura, dove appunto volano le api per raccogliere il polline, o la deriva tramite il vento dell’insetticida su una coltura limitrofa in fioritura a quella oggetto del trattamento.

L’invasione del miele straniero (e di quello adulterato)

Di fronte a questa crisi europea senza precedenti, continua a crescere la quota di miele importato da fuori Ue. E, secondo la denuncia dei produttori a FoodNavigator, cresce la quota di “miele adulterato che inonda il mercato dell’UE a un prezzo molto basso”.

Per questo Copa e la Cogeca chiedono “strumenti adeguati” per salvaguardare l’industria europea del miele.

Le autorità di regolamentazione dovrebbero esaminare le questioni relative all’etichettatura di origine e all’adulterazione del miele importato: “due grandi minacce a cui i legislatori europei devono adottare misure serie”.

Tra queste un controllo di qualità più rigoroso sul miele importato in Europa da terzi. “Un controllo più ampio e di migliore qualità del miele importato, per evitare che i prodotti adulterati raggiungano i consumatori finali, aiuterebbe davvero gli apicoltori dell’UE e il settore del miele”, ha insistito Ettiene Bruneau.

Secondo il Centro comune di ricerca (CCR) della Commissione europea, “almeno” il 14% dei campioni di miele testati sul mercato è risultato adulterato, l’adulterazione più comune l’aggiunta di zuccheri o sciroppi.