In Europa ancora troppe vittime per le contaminazioni alimentari

L’Europa non è ancora la patria della sicurezza alimentare. Nonostante quello che i suoi cittadini pensano, il vecchio continente deve continuare a migliorare la sicurezza alimentare, dato che ogni anno 23 milioni di persone si ammalano e 4.700 muoiono a causa del consumo di alimenti contaminati, secondo i dati pubblicati dall’OMS nel 2015.

Nel 2019, l’Oms Europa ha avvertito che queste cifre erano solo la punta dell’iceberg e il numero reale di casi era sconosciuto. Le statistiche si traducono in 44 persone che si ammalano ogni minuto a causa di cibo contaminato.

Le cause più frequenti di malattie di origine alimentare sono agenti come il norovirus. Questi virus, data la loro persistenza nell’ambiente, che ne permette la replicazione e diffusione anche per due settimane dopo l’infezione iniziale, sono difficili da controllare ed è quindi necessario applicare rigorose misure sanitarie per prevenirli e contenerli. La trasmissione avviene direttamente da persona a persona, per via orofecale o via aerosol. Nella maggior parte dei casi documentati la trasmissione è avvenuta mediante il consumo di acqua o alimenti contaminati, anche se uno degli ultimi casi è stato quello delle ostriche francesi.

Molto frequenti, in Europa, anche il Campylobacter e la toxoplasmosi da malattia parassitaria. Il campylobacter è uno dei batteri più diffusi al mondo, che si trasmette tramite alimenti contaminati. In particolare, carni crude non trattate o poco cotte, soprattutto se di pollo.  Il batterio in genere si trova negli apparati gastroenterici di polli, anatre, oche, e conigli allevati e anche in quelli selvatici (piccioni, fagiani, gabbiani). La sua diffusione è molto rapida e facile: la Fsa britannica sconsiglia ad esempio di lavare il pollo o i petti sotto l’acqua perché  gli schizzi potrebbero diffondere il campylobacter.

La toxoplasmosi, invece, è una patologia parassitaria che si trasmette attraverso carni poco cotte e si manifesta con ingrossamento delle linfoghiandole, stanchezza, mal di testa, mal di gola, senso di “ossa rotte”, a volte febbre e ingrossamento di fegato e milza. Esistono casi di toxoplasmosi primaria complicati da sintomi gravi, quali l’infiammazione della zona visiva dell’occhio e dell’encefalo.

A causare il maggior numero di morti in Europa, però, è la salmonella non tifoidea. La trasmissione avviene in genere se si assumono alimenti contaminati; esempio classico ne sono uova crude e cibi che le contengano: maionese, zabaione, latte e latticini. La gravità dei sintomi varia dai semplici disturbi del tratto gastrointestinale (febbre, dolore addominale, nausea, vomito e diarrea) fino a forme cliniche più gravi (batteriemie o infezioni focali a carico per esempio di ossa e meningi) che si verificano soprattutto in soggetti fragili (anziani, bambini e soggetti con deficit a carico del sistema immunitario). I sintomi della malattia possono comparire tra le 6 e le 72 ore dall’ingestione di alimenti contaminati (ma più comunemente si manifestano dopo 12-36 ore) e si protraggono per 4-7 giorni. Nella maggior parte dei casi la malattia ha un decorso benigno e non richiede l’ospedalizzazione, ma talvolta l’infezione può aggravarsi al punto tale da rendere necessario il ricovero. Le salmonellosi nell’uomo possono anche causare lo stato di portatore asintomatico.