Grano Cappelli, il Crea sapeva (ed era contraria) alla filiera chiusa

PASTA SPECULAZIONE

Il Crea sapeva che Sis, la Società italiana sementi che ha ricevuto dallo stesso Consiglio per la ricerca in agricolturanel 2016 l’esclusiva per riprodurre la semente Cappelli, imponeva agli agricoltori la riconsegna del raccolto a un prezzo minimo e, anche recentemente, aveva espresso alla società la sua contrarietà.

Emerge anche questa verità dalle carte dell’istruttoria Antitrust con la quale l‘Authority ha sanzionato per 150mila euro la Sis accertando tre distinte pratiche commerciali scorrette: vendita in esclusiva del seme con obbligo da parte delle aziende agricole di riconsegnare tutto il raccolto. Ritardi, se non veri e propri rifiuti, nel fornire le sementi agli agricoltori non iscritti alla Coldiretti. Aumenti ingiustificati del prezzo fino al 60%.

Proprietà pubblica, interessi privati

La “proprietà” del seme del grano sentatore Cappelli è custodita dal Crea, il principale ente di ricerca italiano dedicato alle filiere agroalimentari vigilato finora dal ministero delle Politiche agricole, che è per legge il “costitutore e responsabile. Dal 2007 il Consiglio per la ricerca in agricoltura ha concesso una licenza di 9 anni per la riproduzione della semente a due piccole imprese sementiere, la Scaraia e la Selet, perché entrambe coinvolte nella riscoperta del Cappelli negli anni passati.
Nel 2016 alla scadenza della licenza però le cose cambiano: Crea indice un bando per aggiudicare una nuova licenza che sarà “unica ed esclusiva”, di durata più lunga, 15 anni, e valida “per l’intero territorio dell’Unione europea”.

Secondo le carte dell’istruttoria Antitrust, Sis oltre a vendere in esclusiva le sementi aveva imposto, mediante contratti di coltivazione, il vincolo della riconsegna del raccolto, una circostanza non prevista dal contratto di licenza stipulato con il Crea.

Sis oltre a vendere in esclusiva le sementi aveva imposto, mediante contratti di coltivazione, il vincolto della riconsegna del raccolto

L’ente pubblico custode del “seme” era a conoscenza da tempo delle condizioni commerciali praticate da Sis, come si legge nel provvedimento dell’Antitrust: “I rappresentanti di Crea confermano di aver ricevuto alcune lamentele rispetto alle attività dell’impresa, in particolare per quanto riguarda possibili richieste di consegna a un prezzo predefinito del grano Cappelli prodotto a partire dalle sementi di Sis, e di avere per questo richiesto chiarimenti”.

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I chiarimenti che non chiariscono

A tale richiesta di chiarimenti, si legge sempre nell’istruttoria, “sempre secondo Crea l’impresa licenziataria ha risposto dichiarando ‘di aver sottoscritto pochissimi contratti che prevedano una riconsegna del grano prodotto dall’agricoltore (cosiddetti contratti di filiera). Nello specifico, a fronte di oltre 450 acquisti di sementi avvenuti dal 2017 da parte di agricoltori, solo 10 sarebbero stati conclusi con stipula di contratti di filiera, mentre tutti gli altri non avrebbero comportato limitazioni di sorta in capo agli agricoltori circa la disponibilità dei semi'”. Ma come accerterà poi l’Antitrust “tali i numeri differiscono in maniera sostanziale da quelli accertati in corso d’istruttori”.

Anche più recentemente il Crea è tornato a chiedere chiarimenti a Sis sulla propria condotta commerciale nella rivendita delle sementi: “In una lettera inviata a Sis – scrive ancora l’Agcm – il 1° aprile 2019, a fronte delle frequenti notizie di ‘condizioni di vendita della semente R2 da parte di SIS che prevedrebbero l’obbligo da parte dell’agricoltore che lo acquista a rivendere la granella derivata a un prezzo minimo, pena l’impossibilità di ottenere la semente di partenza’ il Crea ha anche rappresentato in maniera esplicita all’impresa licenziataria (Sis, ndr) la contrarietà di una simile imposizione”.

il Crea ha anche rappresentato in maniera esplicita all’impresa licenziataria (Sis, ndr) la contrarietà di una simile imposizione

“La ministra revochi la licenza a Sis”

Sulla base della multa Antitrust Cia, Confederazione italiana agricoltori, “ritiene vi siano tutte le condizioni affinché la ministra Bellanova revochi la concessione di esclusività a Sis e che la pregiata varietà del grano Cappelli torni a essere patrimonio comune, contro monopoli e pratiche sleali non rispettosi delle regole europee”.

Duro anche il senatore Saverio De Bonis: “Purtroppo l’esiguità della multa, che pure è un segnale importante, non servirà certo a scoraggiare queste pratiche sleali. Sono necessarie ben altre misure da parte del Mipaaf nei confronti di Sis e di tutte quelle organizzazioni che tradiscono il loro mandato per imporre monopoli sul mercato”.