“Batteri pericolosi nei cubetti di ghiaccio”: un rischio incontrollato

Certo, l’estate è finita. E anche questa lunga primavera fuori stagione si concluderà presto. Ma questo non significa che le macchine che producono ghiaccio nei bar faranno una pausa. Dai long drink agli aperitivi, infatti, i cubetti restano inseparabili compagni dei nostri Moscow Mule o degli Spritz. E continueranno a rimanere un rischio igienico poco controllato e di certo poco conosciuto.

Molti cubetti di ghiaccio, infatti, sono contaminati da batteri patogeni che possono causare diarrea o intossicazioni anche serie.
A rilanciare l’allarme un’inchiesta di Ktip, nata dal rapporto di un insider della ristorazione, un ingegnere di Zurigo, che ha presentato al giornale le immagini poco appetibili dello stato interno di alcune macchine per il ghiaccio che aveva ispezionato.
L’installatore, che ovviamente ha chiesto di rimanere anonimo, ha raccontato che “Condizioni inaccettabili le incontro ogni giorno – dai semplici pub agli hotel a cinque stelle”.

Chi risparmia sulla sanificazione

Eppure molte società di catering – spiega lui – ignorano qualunque norma igienica di base in questo uso. “Ci sono aziende che non cambiano nemmeno l’acqua dopo le vacanze. I cubetti di ghiaccio vengono quindi prodotti dall’acqua stantia”, denuncia.

Per pulire l’interno delle macchine per il ghiaccio, sono necessari tecnici specializzati. Molte aziende di catering e bar risparmiano i soldi per questo lavoro e “Il risultato sono macchine sporche, filtri per l’acqua intasati dai fanghi e altro sporco poco appetibile”, ha raccontato l’ingegnere a Ktip

Una situazione che, in Svizzera, non appare così nuova. L’Associazione dei chimici cantonali, intervistata da Ktip, cita uno studio nazionale del 2015 che aveva dimostrato come fossero stati rilevati gravi problemi igienici in più di un quarto dei 705 campioni di cubetti di ghiaccio analizzati.

In Italia 1 cubetto su 4 contaminato

Se la Svizzera piange, non è che l’Italia possa però ridere e dormire sonni tranquilli. Non dopo che la scorsa estate una ricerca aveva testimoniato come un locale pubblico su quattro sia a rischio contaminazione del ghiaccio usato per le bevande. A lanciare l’allarme era stato l’Istituto nazionale per il ghiaccio alimentare (Inga), l’associazione che raccoglie le più importanti aziende nazionali produttrici di ghiaccio alimentare. Le ragioni, ancora una volta “scarsa igiene, mancanza di sanificazione dei macchinari, manipolazione impropria. Un operatore su quattro non lo produce correttamente”.

Da una ricerca condotta dall’Associazione, in collaborazione con l’assessorato alla Salute della Regione Sicilia e le Asp della Regione, è infatti emerso “che circa 1 locale su 4 produce e utilizza ghiaccio non conforme alle normative, risultando contaminato per una mancanza di attenzione igienica nella fase della produzione, della conservazione e della manipolazione”.  Una nota dell’Inga aggiungeva: “A partire dalla Sicilia, territorio tradizionalmente legato alla produzione di ghiaccio, che al momento è l’unica regione ad essersi occupata della questione, elaborando un piano regionale estremamente utile per intervenire sulla problematica, più diffusa di quanto si pensi”. Chissà se in questi mesi qualcosa è cambiato davvero…