Abuso di posizione dominante, Tar Lazio respinge il ricorso di Enel

Il Tar del Lazio respinge il ricorso di Enel contro l’Antitrust confermando così la multa da 93 milioni di euro per abuso di posizione dominante. La stangata, comminata con provvedimento il 20 dicembre 2018, riguardava l’utilizzo delle banche dati personali, utilizzate per acquisire nuovi clienti nel mercato libero. Nelle prossime settimane saranno rese note le ragioni della sentenza. Intanto ricapitoliamo da dove è nata la sanzione.

Lo aveva anticipato in esclusiva il Salvagente nell’agosto 2018. Come avevamo scritto dopo aver consultato documenti riservati dell’istruttoria, l’ex azienda pubblica di energia elettrica ha utilizzato dati personali e consensi per la privacy raccolti nel settore di servizio pubblico di maggior tutela per acquisire clienti nel ramo mercato libero. Per legge, invece, i due rami sono stati separati come società indipendenti e non possono comportarsi nel passaggio delle informazioni strategiche, come i dati personali dei clienti, come se fossero rami della stessa società. Una misura necessaria a favorire la libera concorrenza in vista dell’eliminazione del servizio a maggior tutela per il 1 luglio 2020. La storia nel dettaglio è contenuta in questo articolo dello scorso gennaio, quando le motivazioni della multa erano state rese pubbliche.

Le precisazioni di Enel

La compagnia ha scritto al Salvagente per fare alcune precisazioni: “Il Tar ha accolto parzialmente i ricorsi presentati da parte di Enel Energia e Sen, invitando l’Autorità Antitrust a rideterminare l’importo della sanzione secondo quanto verrà reso noto nelle motivazioni della decisione. Lo stesso TAR ha invece confermato la responsabilità solidale di Enel SpA con le società controllate, respingendone il ricorso. Enel non commenta l’esito dei dispositivi emessi dal Tar, non conoscendo le motivazioni delle sentenze, e si riserva l’impugnativa alla lettura delle stesse. L’Azienda ribadisce di aver agito nel pieno rispetto delle regole di condotta commerciale e operato per una effettiva e leale libertà di concorrenza, segnalando, anche con ripetute denunce alle Autorità competenti, i veri fenomeni distorsivi del mercato e il diffuso traffico illecito di dati personali.