Cosa fare se si scopre o si sospetta di essere celiaci?

Le notizie non sono di certo buone. La celiachia, infatti, dai 600mila casi stimati (tra quelli diagnosticati e quelli ancora non riconosciuti) sembra essersi attestata secondo un nuovo studio italiano a quasi un milione di casi. Dunque 2 italiani su 100 ne soffrono, specie nelle aree metropolitane, anche se non è detto che lo sappiano. Cosa fare se si scopre o si sospetta di esserlo? Ce ne occupiamo nei Miti Alimentari di questa settimana

Sono diventato allergico al glutine e quindi sono di conseguenza un celiaco

FALSO La confusione che esiste su questo argomento nasce dal fatto che il glutine, un complesso di proteine vegetali che conferiscono alcune importanti proprietà soprattutto tecnologiche, può dare intolleranza, allergia e una patologia autoimmune che è la celiachia vera e propria. La differenza non è da poco perché le possibili cure sono diverse e i risultati che si possono ottenere altrettanto diversi. La celiachia è una malattia autoimmune per cui una volta mangiato del glutine, i nostri amici anticorpi danno una risposta immunitaria contro il glutine e infiammano l’intestino in particolare il tratto del tenue. Questo fenomeno nel tempo provoca dei danni irreversibili alle nostre cellule intestinali e, riduce l’assorbimento di alcuni ingredienti. Questo fenomeno del malassorbimento si verifica perché l’intestino da quello che sembra un “tubo corrugato”, molto simile a quelli usati per installare le fibre per le strade, diventa un “tubo liscio” incapace di trattenere i principi utili. La sola cura al momento utile per i celiaci è adottare a vita una dieta senza glutine. Nel caso invece dell’intolleranza al glutine o ai suoi derivati, si può parlare di “un eccesso di glutine” nella propria alimentazione che il nostro corpo cessa di tollerare ed ecco che si osservano sintomi come mal di pancia, la diarrea oppure una perdita di peso. Per l’intolleranza è bene, come nelle coppie di lunga data, prendersi del tempo, in questo caso una pausa in cui non introduciamo il glutine per poi reinserirlo gradualmente nella dieta. Nel caso dell’allergia il nostro sistema immunitario con le immunoglobuline E provoca una reazione quasi immediata all’ingestione del glutine col rischio di avere gravi problemi per la nostra salute come in tutte le reazioni allergiche. A dire la verità esiste anche la “glutensensitivity” che provoca dei sintomi come diarrea, mal di testa, spossatezza, depressione, per l’ingestione del glutine, ma non sembra provocare uno stato infiammatorio all’intestino. Gli studi sono ancora molto recenti e anche in questo caso eliminare il glutine aiuta a migliorare i sintomi, a differenza della celiachia è qualcosa che sembra reversibile ma da tenere sotto controllo medico.

Non posso avere del glutine nell’ambiente in cui vivo, altrimenti rischio molto per la sua presenza

FALSO La celiachia, come è stato già detto, non è una forma di allergia dove può essere anche sufficiente inalare o in alcuni casi solo toccare l’allergene per avere la reazione violenta tipica delle forme allergiche. Nella celiachia occorre il contatto con le pareti intestinali da parte del glutine, in altre parole è necessario mangiare del glutine per avere un danno, questo fa sì che possiamo entrare in una panetteria senza problemi, ma è necessario che non ci sia una contaminazione anche piccola di glutine negli alimenti che un celiaco ingerisce. Forse i fornai o i panificatori sono a rischio ma perché involontariamente potrebbero ingerire della farina in polvere che contiene del glutine. Non è quindi un problema manipolare o sentire il profumo del pane di frumento appena sformato, ma purtroppo assaggiarlo per un celiaco non è possibile. Uno dei rischi da valutare per i celiaci è invece quello del glutine nascosto, ovvero la presenza di glutine laddove non c’è da aspettarselo, come negli insaccati. Non solo, anche alcuni prodotti usati dai bambini per giocare possono contenere glutine e i piccoli ammalati di celiachia potrebbero, ingerendoli involontariamente, esporsi a un rischio inatteso. Fortunatamente non solo esistono alimenti gluten free ma anche prodotti dove il glutine è assente per garantire la massima sicurezza ai più piccoli oppure ai distratti.

Soffro di celiachia di basso grado per cui posso mangiare senza problemi di tutto

FALSO Non esiste una classificazione di celiachia secondo dei gradi tali da permettere di mangiare del glutine o meno mentre esiste una diversa soglia di risposta al glutine da parte di ognuno. Chi ha una diagnosi di celiachia deve eliminare il glutine dalla propria dieta senza se e senza ma, possono tranquillamente esistere delle persone asintomatiche ovvero dei celiaci che mostrano dei sintomi subito dopo ingerito del glutine, oppure non avere dei sintomi come mal di pancia ad esempio, ma il fatto certo è che se il glutine entra in contatto con l’intestino di un celiaco provoca comunque l’infiammazione che non vogliamo anche senza sintomi chiari e lampanti. Questo aspetto induce le persone celiache asintomatiche a sottovalutare la presenza del glutine e concedersi delle personali “indulgenze” che subdolamente provocano i danni infiammatori irreversibili nel lungo tempo. Purtroppo, non è il caso di essere benevoli verso il glutine e non è accettabile ingerirlo volontariamente pensando che non vedendo sintomi nel breve termine non ne abbiamo un danno nel medio-lungo termine. La celiachia è per questo e altri motivi inserita fra le malattie croniche da cui non si può guarire e dove la cura della dieta senza glutine rappresenta la migliore soluzione terapeutica.

La mia forma di celiachia non dipende solo dai miei genitori o dai miei nonni…

VERO La celiachia è una patologia dove i fattori genetici sono espressi in presenza di fattori ambientali come nell’ingestione del glutine. Se paradossalmente tutti avessimo dei geni che predispongono alla celiachia, ma nessuno mangiasse glutine, non avendo il fattore necessario per esprimere questa patologia, non avremmo dei celiaci. In poche parole, è il caso in cui un aspetto genetico per esprimersi richiede ci sia un fattore ambientale, in questo caso il cibo. I fattori di rischio per sviluppare la celiachia sono la qualità e la quantità di glutine ingerita, le possibili infezioni intestinali, cosa abbiamo mangiato nel primo anno di vita e altri fattori ancora in studio. La dieta senza glutine al momento è l’unica terapia per chi è celiaco e il limite massimo di glutine consentito al giorno è di 10 mg. Oggi si contano circa 200.000 celiaci diagnosticati, ma è comune pensiero che altri quattrocentomila non sanno ancora di esserlo senza calcolare gli adulti che possono diventare celiaci, perché non vi è un limite di età oltre il quale possiamo ritenerci al sicuro da questa patologia che può scatenarsi in qualsiasi momento della nostra vita.

Pur non essendo celiaco tendo a non mangiare glutine, così riesco a dimagrire e stare meglio

FALSO Una dieta senza glutine non è necessariamente la migliore; ricordiamo che la parola dieta significa letteralmente “abitudine” e che prescrivere una dieta è un atto medico. Eliminare del tutto il glutine dalla tavola non è necessario, se non si è celiaci, ma introdurre dei surrogati per avere le stesse proprietà sensoriali e tecnologiche del glutine significa accettare degli alimenti meno semplici, con più ingredienti che nel loro insieme devono sostituire al meglio il glutine e di cui sarebbe bene farne a meno. In altre parole, se a una squadra di calcio viene squalificato l’unico fuoriclasse, l’allenatore compenserà in parte l’assenza, ma la qualità del fuoriclasse non potrà mai esserci altrimenti tale non era. Il glutine possiede delle caratteristiche che rendono possibili certi comportamenti e certe proprietà sensoriali ai prodotti, specie quelli da forno, che si possono riproporre con delle alternative ma con lo svantaggio di avere maggiori calorie, oppure più additivi etc. Mangiare senza glutine per un non celiaco può dare più svantaggi che vantaggi oltre a dovere sostenere dei costi necessariamente più alti per compensare gli studi e le ricerca necessarie per riprodurre il glutine laddove non è presente naturalmente.

In casa da quando hanno diagnosticato la mia celiachia abbiamo eliminato il glutine dalla dieta di tutta la famiglia, credo sia giusto

FALSO/VERO Per quanto detto prima, chi non è celiaco non ha vantaggi ad adottare una dieta gluten free. D’altra parte la famiglia è il nucleo sociale più piccolo e dove la solidarietà, la partecipazione e l’affetto sono di casa. È vero che sia sufficiente lavare bene stoviglie, arnesi e utensili di cucina, taglieri, etc. e oggi usare la lavastoviglie facilita ancora di più questo processo di eliminazione delle contaminazioni da glutine che si possono avere a tavola. È vero anche che partecipare alla tavola è da sempre una delle attività che l’uomo ama fare e che se già a livello familiare applichiamo delle separazioni di piatti, posate etc. creiamo anche una frammentazione del gruppo familiare. Questo aspetto non è secondario quando parliamo dei più piccoli, la loro capacità di essere ligi alla dieta gluten free è spesso superiore a chi da adulto si ritrova calato nel mondo del senza glutine, ma è anche vero che risulta meno digeribile il dovere mangiare in modo del tutto diverso o in tempi differenti dai genitori ad esempio. Questo può spiegare perché poi l’intera famiglia assuma una dieta gluten free pur se solo un componente è celiaco. Ben diverso è il discorso dell’alimentazione ad esempio alle feste dove occorre vigilare perché non si “sgarri” e soprattutto osservare gli amici perché non applichino la classica frase “ma cosa può farti un boccone” che invece può diventare nel lungo tempo un boccone amaro per chi è celiaco.