Riso, per la Commissione Ue lo sfruttamento non è un parametro per bloccare l’import

Un’alleanza di produttori di riso dell’UE ha chiesto il ripristino dei dazi sulle importazioni di riso dal Myanmar e dalla Cambogia, in parte a causa delle preoccupazioni dei diritti umani, ma le fonti della Commissione hanno chiarito che l’inchiesta di salvaguardia dell’esecutivo dell’UE è legata a considerazioni puramente economiche. A scriverlo è il portale Euractiv, che riporta la richiesta di diverse associazioni europee di produttori di riso, provenienti da Spagna, Italia, Portogallo, Grecia e Francia, destinata agli Stati membri, di appoggiare la proposta della Commissione che mira a ripristinare per tre anni i dazi sulle importazioni di riso dalla Cambogia e dal Myanmar.

L’Italia chiede dazi contro lo sfruttamento

La posizione dei rappresentanti delle organizzazioni agricole si è basata sia sui danni economici subiti dai principali paesi produttori europei, sia sulle violazioni dei diritti umani in corso nei due paesi asiatici. Secondo le organizzazioni dei produttori, le significative violazioni dei diritti umani in relazione allo sfruttamento della manodopera e al land grabbing in Cambogia, così come la crisi dei rifugiati Rohingya in Myanmar potrebbero giustificare l’attivazione della clausola di salvaguardia e l’arresto delle importazioni sovvenzionate. Secondo il ministro dell’Agricoltura italiano Gian Marco Centinaio, in una conferenza stampa tenuta dai produttori di riso organizzazioni a Bruxelles, un’Europa che ha vinto il premio Nobel per la pace non può tollerare violazioni dei diritti umani in tutto il mondo. Secondo l’eurodeputato Paolo De Castro, che ha anche partecipato alla conferenza stampa, questo potrebbe costituire un precedente molto importante, a conferma che il Parlamento europeo sostiene questo processo.

Per la Commissione i diritti non pesano sulla questione

Tuttavia, fonti della Commissione hanno dichiarato a Euractiv che, “sebbene l’UE si impegni con la Cambogia e il Myanmar, tra gli altri beneficiari, ad affrontare questioni gravi e sistematiche in materia di lavoro e diritti umani, l’inchiesta sulla salvaguardia del riso avviata dall’esecutivo dell’UE a marzo è il risultato di considerazioni puramente economiche”. Il sospetto che la posizione a difesa dei lavoratori asiatici, da parte dei governi e dei produttori europei di riso sia solo strumentale a difendere il fatturato e le aziende del vecchio continente è alto, ciò nonostante nella sostanza colpisce la risposta della Commissione, che ancora una volta ribadisce come le libero mercato l’unica legge che conti è quella del business.

Com’è partita la procedura

A seguito di una richiesta presentata dal governo italiano e sostenuta da altri sette Stati membri, il 16 marzo la Commissione ha avviato un’indagine formale, valutando la possibilità di attivare la clausola di salvaguardia sulle importazioni di riso dalla Cambogia e dal Myanmar. I risultati di questa indagine hanno confermato un aumento significativo delle importazioni di riso che ha causato danni economici al settore del riso in Europa, hanno riferito fonti della Commissione. L’Ue, pertanto, ha proposto di applicare alle importazioni di riso il normale dazio doganale comune pari a 175 euro per tonnellata per un anno, per poi ridurlo gradualmente a 150 e 125, rispettivamente, per il secondo e il terzo anno. La procedura è ancora in corso. Sulla base delle osservazioni ricevute, la Commissione consulterà quindi gli Stati membri al fine di adottare una decisione definitiva sulle misure da adottare. La Commissione ha espresso l’intenzione di concludere l’intera indagine entro l’inizio del 2019. Una fonte diplomatica ha confermato a Euractiv che esiste già una maggioranza tra gli Stati membri che sostengono la fine dell’accesso senza tasse al mercato dell’UE per le importazioni di riso, ed è molto probabile che i dazi saranno ripristinate al termine dell’indagine.