La tassa sullo zucchero piega le industrie. Ma solo in Inghilterra

Più preoccupati della quantità di zucchero che ingeriscono piuttosto che delle frodi alimentari o dell’igiene di quanto trovano in bar, ristoranti e supermercati.

Nel suo ultimo report, l’Agenzia alimentare britannica (la Food and standard agency) fotografa l’aumento della paura nei confronti dello zucchero degli inglesi. Se nel 2010 il 39% dei consumatori esprimeva preoccupazione, gli ultimi dati mostrano che il 55% dei sudditi di sua maestà è allarmato dagli effetti che un tale abuso può avere sul proprio organismo.

La tassa sullo zucchero? Ha funzionato

Non è irragionevole pensare che un peso non indifferente nella percezione dei consumatori  lo abbia avuto la tassazione delle bevande zuccherate che nel Regno Unito è scattata ad aprile.

Un aggravio che sembra aver cambiato le abitudini alimentari solo del 38% della popolazione ma che ha certamente modificato le formulazioni di molte bevande vendute nel paese.

Industrie preoccupate (ma solo in Gran Bretagna)

Che la tassa abbia convinto i big dei soft drink a diminuire la quantità di zucchero nelle loro bevande l’aveva anche dimostrato il confronto del contenuto nelle bevande europee che aveva fatto il 1° maggio scorso il Salvagente. Dati alla mano, infatti, il Regno Unito è diventato il paese dove le industrie sono più avare di dolcificanti, al contrario di quanto accade in Italia, rimasto uno degli ultimi paradisi delle bevande dolci.

Un effetto, dunque, a Londra e dintorni c’è stato e sarà per questo che il 69% degli intervistati è convinto che la tassa dovrebbe essere estesa anche ai prodotti per la prima colazione.

Sarà anche deteinato, ma siamo sicuri che è adatto ai bambini?