Acciaio giapponese farlocco, tutti sapevano e nessuno ha parlato?

“La cosa che più lascia perplessi in questa storia è che nessuno degli attori della filiera, e le assicuro che sono parecchi, si sia accorto che quell’acciaio non era così resistente come dichiarava la documentazione”. Elisabetta Ruffino è la proprietaria di MotivexLab, AutoMotive Test Express, il laboratorio prove distruttive sui materiali metallici per il settore automotive, e sullo scandalo che ha coinvolto uno dei colossi nipponici della metallurgia, la Kobe Steel non ha dubbi: “Ci sono indubbiamente forti interessi economici ma non è possibile che tutti si siano fidati delle certificazioni che produceva l’azienda giapponese”.

Difetti annunciati

Il big dell’acciaio, lo ricordiamo, ha ammesso di aver spedito almeno per un anno  prodotti che non soddisfano effettivamente le specifiche di resistenza e durata concordate con i propri clienti. Una rivelazione choc che ha seguito un caso analogo emerso lo scorso anno  presso una sua controllata. Da quel momento è stato impossibile nascondere come decine di migliaia di tonnellate di prodotti in alluminio e rame, spediti tra il 1° settembre 2016 e il 31 agosto 2017, “non rispettassero” i contratti di consumo.

E non si trattava di difetti sconosciuti alla Kobe. I lavoratori dell’azienda sapevano che alcuni dei metalli non erano in linea con le specifiche ma falsificavano i dati.

E i controlli?

Nelle stanze di MotivexLab, in 24 ore – e dunque senza rischiare di fermare troppo la produzione con il rischio di far andare in fumo migliaia di euro – si mette alla prova la resistenza dell’acciaio utilizzato per la costruzione della autovetture. Tra l’altro sono gli stessi standard qualitativi, uno su tutti la nuovissima IATF 16949, a richiedere controlli accurati sulle materie prime. Possibile che nessuno abbia fatto questi test in un prodotto così diffuso? E che, nel caso queste verifiche siano state effettuate, nessuno si sia accorto di nulla?

Sicurezza a rischio anche in Italia?

Altro capito aperto è quello delle conseguenze di un materiale che non è in grado di rispondere alla sicurezza richiesta dai costruttori. Al momento nessuna casa ha disposto richiami sulle proprie produzioni e non si capisce quali mercati siano interessati. L’Italia è tra questi? “Difficile saperlo – spiega la Ruffino – quel che è certo è che tra i clienti della Kobe Steel figurano grandi nomi dell’automotive mondiale e non si può escludere che qualche auto di quella produzione sia in circolazione anche nel nostro paese”.

La proprietaria di MotivexLab aggiunge: “In ogni caso è in ballo la sicurezza delle autovetture, ad esempio, della tenuta delle saldature o della resistenza. Tuttavia essere precisi sull’entità del rischio non è possibile  – sottolinea la proprietaria di MotivexLab – perché ad oggi non ci sono notizie sulla destinazione di questo acciaio”. In altre parole, non sapendo per  quali parti dell’auto è stata utilizzata questa lega non si possono fare previsioni sui pericoli che può comportare per gli automobilisti.