Guerra del grano, i pastai italiani contro Coldiretti: “Per pochi spiccioli uccidono il made in Italy”

“Tredici controlli? Guardi che non sono altro che la punta dell’Everest che il grano subisce: dalle autorità straniere, da quelle italiane, dai molini, dai pastifici e via dicendo…”

Riccardo Felicetti è presidente dei pastai italiani di Aidepi e al Salvagente spiega la posizione delle industrie in quella che non vorrebbe definire la “guerra del grano” ma che oramai è inevitabilmente diventata tale. Ma non usa mezzi toni, di fronte al dubbio sullo stato del grano che l’Italia e le sue industrie importano dall’estero.

“Grano contaminato? Ma ci facciano il piacere di tirare fuori le prove dei sospetti che insinuano nei consumatori. Al di là degli show a uso e consumo dei media”.

Felicetti, ce l’ha con Coldiretti?

Secondo lei se io chiamo la Forestale per venire con me a fere dei controlli come mi risponde? Coldiretti invece, va con i suoi trattori a Bari, coadiuvata dalla Forestale per fare analisi sulle partite che arrivano al porto. Non trovano niente ma continuano a urlare alla contaminazione. Noi pastai siamo pragmatici, non ci servono le ribalte né ci interessa il razzismo agricolo che metta all’indice il grano che arriva da fuori confini…

Però la ribalta questa volta l’avete cercata voi, esibendo 13 controlli pubblici. Un po’ pochi per assolvere il grano importato.

Guardi che avremmo potuto esibire gli scaffali delle aziende italiane che sono stracolmi di analisi sulle micotossine, tutte in grado di testimoniare la bontà del grano che usiamo. E invece abbiamo preferito aspettare che ci fosse una voce terza, pubblica, a spiegare agli italiani che il grano con cui facciamo la pasta è buono, sano e pulito.

In Canada tra il 2013 e il 2015 le autorità hanno analizzato 2.235 campioni. Il 59,7% dei campioni è risultato positivo per micotossine e il Don è presente nel 46,7% dei casi. Una fotografia un po’ più ampia di quella che abbiamo trovato nel piano dei controlli italiani, non crede?

Noi siamo parte in causa, acquistiamo il grano e saremmo ben felici di protestare, anche senza trattori, se i controlli pubblici non funzionassero. Ma non è così. Sappiamo benissimo che quello che acquistiamo è grano pulito ma questo non basta per levare quell’alone di sospetto che fa male a tutto il settore.

Colomba Mongiello, nell’intervista che ha dato al Salvagente, vi domanda perché siate tanto contrari a dichiarare l’origine del grano se siete tanto certi della sua pulizia…

Non siamo contrari. Tante aziende in autonomia già lo fanno.

Non mi dica che avete cambiato idea…

Non glielo dico. Le dico, invece, che non ci piace una soluzione “all’italiana” che crea disuguaglianza, confusione, falsi miti che deviano il mercato. Si è costruito un mito per dire che l’italiano è bello e buono. E dunque vale di più.

Dunque, tutto sommato, è solo una questione di “vil denaro”, di quanto si vende e quanto si paga il grano.

E cos’altro è? Già oggi si usa tutto il grano italiano. Tranne quando non conviene a qualcuno esportarlo. Allora la convenienza diventa più importante dell’amore per la pasta italiana. Sarebbe più logico per tutti aumentare qualità, quantità e capacità di stoccaggio per arrivare davvero a una pasta con solo grano duro italiano. E invece è più facile imboccare scorciatoie. Non c’è tempo di aspettare che un processo di questo genere arrivi a cambiare il mercato. Meglio fare terrorismo per incassare subito. Questo però è autolesionismo.

Perché? Ci spieghi

Parliamoci chiaro, noi già oggi paghiamo di più il grano italiano rispetto alla miscela di grani stranieri. Ma questo mito artificiale della superiorità tricolore cosa ha prodotto?

Ce lo dica lei.

Negli ultimi sei mesi, dopo secoli, il nostro fatturato all’estero è calato del 4%. E non è un caso. I nostri colleghi turchi girano mostrando i comunicati stampa di Coldiretti. Se la ridono e incassano. Nel breve periodo quest’operazione ha funzionato, Coldiretti può dirsi soddisfatta e i suoi funzionari potranno farsi eleggere ancora. Ma tra 10 anni avremo ancora il predominio del mercato della pasta? E quando non dovesse essere così che faremo? Pianteremo in Italia cicerchia e lupini?

Vogliamo parlare anche del glifosato? Qui neppure possiamo contare su 13 controlli pubblici…

E sulle analisi delle aziende italiane che questa questione l’hanno presa davvero a cuore. Ce ne sono alcune che rifiutano partite anche al minimo accenno e, come hanno testimoniato anche le vostre analisi, siamo sempre sotto al di sotto dei limiti europei. Si voglio discutere i limiti? Noi ci adegueremo. Ma non ci stiamo a subire accuse da chi, come Coldiretti, usa due pesi e due misure. Non parlando delle colture in cui lo usa e andando a Bruxelles con la richiesta di riautorizzarne l’uso.

Guerra del grano: i numeri del ministero che promuovono lo straniero? Basati solo su 13 campioni…

 

Guerra del grano, Colomba Mongiello chiede più controlli sull’import