Quegli strani addebiti su cui Wind fa la vaga

Caro Salvagente, sulle fatture di Wind Infostrada di tanto in tanto mi trovo addebitate chiamate fatte a BT Italia. Sono chiamate che iniziano con 199. Io non so che cos’è BT Italia, né da casa mia si effettuano chiamate all’199. Il servizio clienti mi ha consigliato di chiedere spiegazioni alla Wind con raccomandata AR (perché voi lo sapete no? quando si fa un nuovo contratto è tutto semplice, tutto lesto e tutto per telefono, dopo non ci sentono più e sanno solo leggere le raccomandate). Bene.
Spedito raccomandata il 1° agosto, ricevuta tornata il 24, ma stavolta volta pare che non abbia funzionato nemmeno la raccomandata perché ad oggi che vi sto scrivendo, né mi hanno scritto, né telefonato. Che mi consigliate di fare? Aggiungo che dal 14 agosto ad oggi almeno al mio telefono non funziona più neanche il 155. Ho provato una diecina di volte, premi qua, premi là e il disco ricomincia da capo.
Giuseppe Gallo
Caro Giuseppe,
abbiamo chiesto a Valentina Masciari, responsabile utenze di Konsumer Italia, di indicarci cosa fare in casi come questi. Ecco la sua risposta.

Non avendo la specifica delle chiamate fatte, è difficile capire cosa sia stato fatturato al lettore. Potrebbe trattarsi di chiamate fatte ad un call center,  per servizi aggiuntivi di assistenza (per esempio della pay TV, per un elettrodomestico, etc.). Questo tipo di chiamate sono a pagamento e una voce registrata, fin dall’inizio della chiamata, dovrebbe informare l’utente sui costi che si sosterranno.

Potrebbe anche essere  l’attivazione, non richiesta, di servizi speciali, derivanti da collegamenti ad internet fatti da clienti senza la linea adsl, che quindi si connettono tramite la linea telefonica, tant’è che i gestori per sopperire al problema propongono di sottoscrivere un collegamento dati o di attivare un codice, a pagamento, da digitare prima di ogni chiamata.

C’è anche una terza ipotesi, in generale: le fatture di attività commerciali che utilizzano il pos, quindi si riferiscono alle transazioni fatte, il cui costo dipende poi dal contratto sottoscritto con la banca (ma non può essere questo il caso, trattandosi di un’abitazione privata).

Qualunque sia l’ipotesi che riguarda il sig. Giuseppe, è chiaro che ha fatto bene a richiedere chiarimenti al suo gestore: i tempi di risposta non sono però immediati.

Come regola stabilita dall’Autorità, si hanno 40 giorni di tempo per rispondere, poi in caso di mancata risposta, decorso tale termine, si potrà richiedere un indennizzo al gestore, per il ritardo, indennizzo che ammonta a 1 euro per ogni giorno di ritardo, fino a un massimo di 300 euro.

Relativamente poi all’aspetto delle difficoltà di comunicare tramite il 155, confermo  quanto esposto dal lettore, il quale si trova nel pieno diritto di scrivere all’Autorità per evidenziare tale problematica, in quanto viene leso, stante l’obiettiva difficoltà se non impossibilità di parlare con un operatore, un diritto del consumatore, che deve avere  a disposizione un numero dedicato per poter dialogare appunto con il suo fornitore relativamente alle problematiche del suo contratto.