Addebito di Tim ogni 4 settimane: ecco perché l’Agcom ha le mani legate

Caro Salvagente,
con l’ultima fattura Telecom (TIMfisso) ho potuto constatare che l’addebito, una volta mensile è stato fatto adesso su 8 settimane. Avendo letto su organi d’informazione che per la telefonia fissa non era prevista questa nuova forma di fatturazione con evidente celato aumento, gradirei sapere se questo cambiamento è legale. Ho disdetto SKY (preventivamente informato) , ma per la telefonia non ho ricevuto nessun preavviso né calcolo di aumento previsto nell’anno.

Armando TERRAMOCCIA

 

Caro Armando,

purtroppo, anche per la telefonia fissa, c’è stata la famigerata variazione nella fatturazione: in pratica da aprile 2017, anche le fatture Tim per la telefonia fissa, non sono più mensili ma sono passate a 8 settimane, quindi il corrispettivo di offerte e servizi, viene calcolato su 28 giorni. Abbiamo chiesto a Valentina Masciari, responsabile Utenze di Konsumer Italia, un parere sulla sua situazione. Ecco cosa ci ha risposto:

Con queste modifiche, concretamente, si ha un incremento del costo pari a circa l’8,6% all’anno: un vero abuso sul consumatore. Si tratta  di una modifica unilaterale delle condizioni contrattuali che dovrebbe essere stata comunicata al lettore da Tim, probabilmente nella fattura emessa per il periodo di marzo 2017 e comunque,  è sempre possibile rifiutare le modifiche proposte, ai sensi dell’art. 70, comma 4 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche (Diritto di Recesso) recedendo, appunto, dal contratto o passando ad altro operatore senza costi, entro 30 giorni dalla comunicazione stessa.

L’Agcom è intervenuta su tale questione, in quanto, correttamente, ritiene tale aumento ingiusto per il consumatore, sostenendo l’abolizione delle tariffe a 4 settimane per le offerte che riguardano la rete fissa, sia su nuovi clienti, sia su contratti già attivi.

Sempre l’Agcom ha dato 90 giorni di tempo agli operatori per adeguarsi alle nuove norme stabilite, ma gli operatori, non ritengono questo accettabile perché secondo loro questa decisione non avrebbe un adeguato fondamento giuridico, visto che il cliente è già tutelato dal diritto di recesso entro 30 giorni.

Indubbiamente la questione è molto particolare tant’è che sta generando polemiche sia da parte dei clienti che degli operatori che contestano all’Agcom il potere stesso di disciplinare il contenuto dei rapporti contrattuali fra operatori telefonici e clienti e il loro diritto al libero esercizio dell’attività di impresa.

Ma anche i clienti, come il Sig. Armando, hanno i loro diritti da tutelare. Consiglio di verificare nella fattura ricevuta, ripeto, per il periodo di marzo 2017, nella quale doveva essere comunicata tale variazione e la possibilità di recesso nei tempi stabiliti.

Se così non fosse, può contestare la modifica in questione perché, appunto, non comunicata e quindi recedere senza costi e richiedere il rimborso di quanto pagato in più.

Se invece avesse ricevuto la comunicazione della variazione unilaterale ma non se ne fosse reso conto, allora la procedura sarebbe purtroppo regolare e nel caso di recesso, decorsi i 30 giorni in cui poteva essere esercitato, causa tale variazione,  potrebbe vedersi applicati eventuali costi di recesso per promozioni in corso.